Altritaliani
Altritaliani a Venezia 71

Venezia 71: In pieno concorso per il Leone

lunedì 1 settembre 2014 di Andrea Curcione

L’interessante italiano Hungry Hearts di Saverio Costanza e la numerosa coproduzione di The Cut di Fatih Akin sono in lotta per il Leone, in una mostra che è al suo giro di boa ed entra nel vivo della competizione con tutte le rassegne che sono nel vivo.

HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo (Italia, 109’, v.o. inglese s/t italiano)
con Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell

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Secondo film italiano in concorso a Venezia.71 è “Hungry Hearts” del 39enne regista e sceneggiatore romano Saverio Costanzo (“Private”, “In memoria di me”, “La solitudine dei numeri primi”, presentato sempre a Venezia in concorso nel 2010 oltre alla serie televisiva italiana “In Treatment”). Costanzo predilige i drammi psicologici, e questo film lo conferma. La storia, basata sul romanzo "Il bambino indaco" di Marco Franzoso (ed. Einaudi), e ambientata a New York, vede protagonisti l’italiana Mina (Alba Rohrwacher, già interprete ne “La solitudine dei numeri primi”) addetta culturale all’ambasciata italiana, e l’americano Jude (Adam Driver) che, dopo essersi incontrati per caso a New York nella toilette bloccata di un ristorante cinese, si innamorano e si sposano.

Mina rimane incinta e, convinta da una veggente che il suo bambino sarà speciale (il colore indaco è sinonimo di purezza) una volta partorito farà di tutto per proteggere il neonato dall’inquinamento del mondo esterno anche seguendo l’alimentazione vegana e le medicine alternative.

L’uomo, innamorato, asseconderà la moglie fino a quando non si accorgerà che suo figlio ha seri problemi di crescita. Il dottore in ospedale informerà il marito che se il bambino non avrà la corretta alimentazione, importante nei primi mesi di vita, rischierà conseguenze serie. Inizierà così, all’interno della coppia uno forte scontro per ciò che è bene o no per la salute del figlio. Uno scontro che si tramuterà in crisi, nella quale verrà coinvolta anche la nonna paterna, che si renderà conto della malnutrizione del nipote. La situazione precipiterà qundi fino al dramma.

Saverio Costanzo, folgorato dal romanzo di Franzoso, ha deciso di ambientarlo nella Grande Mela e di girare il film in inglese. I due protagonisti, giovani e innamorati, sono ben interpretati dalla coppia Rohrwacher-Driver: soprattutto lei che è specializzata in ruoli complessi e venati di fragilità emotiva.

Mina e Jude vengono ripresi dalla macchina da presa in un piccolo appartamento in città che risulta a volte claustrofobico, come lo stato d’animo della coppia; in una sequenza vengono addirittura deformati dalla lente in grandangolo ravvicinata quasi a rappresentarli con un aspetto straniante e distorto nel loro divergente modo di pensare e di essere. Costanzo quindi rende un tema attuale e delicato come quello della condotta di vita alimentare e della salubrità, tali da diventare ossessivi o maniacali, in una storia drammatica e toccante, a tratti coinvolgente come un thriller. Curato nella fotografia e con una musica delicata e mai invadente, “Hungry Hearts” risulta un film interessante e che farà sicuramente discutere.

THE CUT di Fatih Akin (Germania, Francia, Italia, Russia, Canada, Polonia, Turchia, 138’, v.o. inglese/arabo/turco/spagnolo s/t inglese/italiano)
con Tahar Rahim, Akin Gazi, Simon Abkarian, George Georgiou

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Fatih Akin

Il popolo armeno e il cinema. A quasi un secolo di distanza dal genocidio perpetrato dai Turchi nel 1915, viene presentato in concorso per Venezia.71 il film “The Cut” del 41enne regista turco Fatih Akin. Già in passato altri suoi illustri colleghi e scrittori si erano interessati all’argomento (come Elia Kazan, Atom Egoyan, Robert Guéduiguian, Rouben Mamoulian, Serjei Paradzianov, Henri Verneuil, e per ultimi i fratelli Taviani con “La masseria delle allodole”) che è ancora considerato “tabu’” in Turchia. La storia raccontata nel film prende inizio allo scoppio della Prima Guerra Mondiale in territorio caucasico.

Nella cittadina armena di Mardin vive il giovane fabbro Nazareth Manoogian (l’attore Tahar Rahim) con sua moglie e le due figlie adolescenti gemelle Lucinée e Arsinée. Una notte la situazione precipita: i soldati turchi per ordine dell’Imperatore Ottomano rastrellano i giovani armeni abili alla guerra. Il fabbro viene separato dalla famiglia e costretto a spaccare pietre in zone arida per realizzare alcune vie di comunicazione. Sarà testimone diretto di violenze e soprusi e finirà per essere giustiziato insieme ai suoi sfortunati confratelli.

La mano però del suo carnefice intenzionalmente non lo sgozzerà, ma la ferita al collo provocata dalla lama del coltello gli lesionerà le corde vocali: Nazareth non potrà più parlare. Sopravvissuto al genocidio, in fuga per i deserti della Mesopotamia, alcuni anni dopo il giovane scoprirà che le sue figlie gemelle sono ancora vive e deciderà di mettersi sulle loro tracce. Compirà così un viaggio avventuroso, facendo mille mestieri, ricco di incontri positivi e negativi. che lo porterà fino a Cuba, dove le giovani erano state promesse in sposa a benestanti armeni esiliati, e poi negli Stati Uniti, nel Nord Dakota, dove poi esse erano finite a lavorare. Ritrovare le ragazze sarà la sua missione di vita, quasi come ritrovare le proprie radici.

Girato con uno sforzo produttivo notevole, un’accurata ricostruzione di luoghi e allestimenti scenici oltre a una brillante fotografia, “The Cut” è un film drammatico molto intenso, toccante, sebbene il suo difetto maggiore sia nella lunghezza e nella trama poco originale. E il taglio del titolo (“The Cut”) può ben definirsi, oltre a quello subito al collo del protagonista, tale da fargli perdere la voce, anche quello della lacerazione di un popolo che è stato privato per quasi un secolo della propria voce e del suo passato. E quel violento taglio ha comportato una diaspora per il mondo di questa dignitosa gente che ha cercato ovunque di mantenere la propria identità.

Da Venezia Andrea Curcione


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