Altritaliani

Le risorse Italiane e la svendita dei beni culturali.

giovedì 28 agosto 2014 di Gaetanina Sicari Ruffo

In controtendenza la vendita a privati del patrimonio artistico-culturale. Il petrolio italiano (la cultura) da sempre sottostimato in patria rischia ora di essere svenduto alla ricerca di fondi da destinare all’economia. Una politica miope e che ancora una volta penalizza il sud. Ecco quando avviene a Reggio Calabria.

Nella vexata quaestio dei beni culturali che dovrebbero meglio essere utilizzati in Italia, il recente decreto del ministro Franceschini, intitolato artbonus che concede un credito d’imposta del 75% per le donazioni di privati a favore dei Beni culturali, forse è l’occasione giusta che si aspettava per ridestare l’interesse dei cittadini per la salvezza del ricco patrimonio che l’Italia possiede e che finora ha trascurato. Sembra che ci sia già un lungo elenco di opere che possono essere valorizzate ed offerte all’ammirazione dei visitatori, ma ancora non tanto lungo è l’elenco dei promotori generosi che si offrono di partecipare al recupero . Si spera che possa al più presto incrementarsi.

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Il villino appartenuto al pittore Benassai

Intanto voglio segnalare un caso limite in controtendenza che si verifica a Reggio Calabria dove il comune, come si sa, è commissariato per via del fallimento delle sue adempienze e per il buco che ha creato nelle sue finanze, oltre a tutte le altre implicazioni che hanno dato seguito per i responsabili a prosecuzioni di carattere penale. Qualcuno potrebbe subito obiettare :-Ma cosa c’entra questo con quanto detto sopra? - C’entra eccome! -

L’ultima trovata per saldare i debiti contratti che ammontano a 500 mln di euro è sorta l’idea ai commissari delegati di mettere in vendita ,addirittura su eBay, due gioielli architettonici dello stile Liberty d’inizio secolo della città, un villino ai piedi della collina di Pentimele,a nord del centro urbano, risalente al 1942, appartenuto al pittore Benassai, propagandandolo come villa unifamiliare, quasi pronta per essere abitata ,quando è in abbandono fin dall’epoca della sua cessione al Comune ed Il Miramare, sulla via marina, stabile anch’esso di stile Liberty, in posizione panoramica, in pieno centro, monumento storico del passato, fino a poco tempo addietro utilizzato come Hotel per eventi speciali e cerimonie, con marmi e stucchi pregevoli.

Entrambi sono testimonianze di un’epoca tramontata, ma di considerevole valore culturale, nonché artistico, oltre a richiamare in sé quella memoria del passato che è come la carta d’identità in cui la collettività si riconosce e per cui va fiera . Lo stile Liberty è lo stile floreale, caratterizzato da forme tratte dal mondo vegetale in modo originale che suscitano effetti di grazia ed armonia, derivato dall’arte deco’ tra fine Ottocento e Novecento. Interessò soprattutto l’architettura e fu meglio noto in Francia come artNouveau.

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Miramare oggi.

Il suo nome derivò dai magazzini londinesi di Arthur Liberty che vi esponeva oggetti d’arte e tessuti con disegni ispirati all’estremo oriente. Il punto più importante per la diffusione di quest’arte fu l’Esposizione Universale, svoltasi a Parigi nel 1900 e poi quella Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino nel 1902. Si diffuse in Germania, Paesi Bassi, Polonia, Svizzera, Russia, Spagna con altri nomi.

Capolavori riconosciuti dall’Unesco sono le opere di Antoni Gaudì(1852-1926) a Barcellona e nella pittura di Gustav Klimt (1862-1918).

Benassai fu un noto artista conosciuto anche fuori (note sono le sue esposizioni al Museo dell’Accademia di Firenze). Oltre aver dato il nome ad una via, grandi sue tele a sfondo agreste adornano ancora alcune sale dei palazzi del potere della città. Il Miramare, una grande costruzione che s’affaccia sul corso Vittorio Emanuele III, richiama alla mente un altro frammento di storia cittadina, la venuta del sovrano omonimo ,proveniente da una crociera sul Mediterraneo in occasione della sua nomina a Re il 2 agosto del 1900,a distanza di qualche giorno dal regicidio di Umberto I.

Composto da 96 stanze, 101 bagni, 8 saloni, 22 cantinati e 150 mq di terreno libero, avrebbe dovuto essere il volano di sviluppo turistico della città ed invece è passato ad essere oggetto di una vergognosa svendita illecita, perché è sottoposto a vincolo di tutela dalla Sovrintendenza dei Beni archeologici della Calabria in quanto sede di reperti archeologici di età romana. Vi furono rinvenuti infatti, durante le ristrutturazioni, monete ,vasi ed una pavimentazione policroma musiva.

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Subito a tutti i cittadini è parsa chiara l’incongruenza della soluzione che è molto lontana dalla proposta del Ministro dei Beni culturali Franceschini e dal suo intendimento che muove dalla necessità di restituire alla collettività, con un’offerta generosa, quanto appartiene a tutti come testimonianza preziosa della storia dell’arte e del costume e non di alienare i beni sulla base di una qualunque vendita privata.

La proposta di compravendita ha determinato una polemica infinita da parte di sindacati, di appassionati di arte, di associazioni, di comuni cittadini. Sono giunte proteste e diffide perché i due beni architettonici siano tolti dall’elenco dell’asta di eBay ed inseriti, come sembra giusto, nell’altro registro dei beni pubblici da restaurare e conservare .Oltre al decreto del Ministro, è la ragionevolezza che insegna la via giusta ,anche se molti esecutori giudiziari vorrebbero annullarla, obbedendo solo a ragioni fiscali.

Questo succede nell’anno 2014 in cui veramente sembra che il corso della storia civile sia sul punto d’interrompersi se non interverrà il ripristino della legalità.

Gaetanina Sicari Ruffo


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