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Reggio Calabria, la città di Ibico.

venerdì 8 agosto 2014 di Gaetanina Sicari Ruffo

Nell’antica Magna Grecia, Reggio Calabria era infatti la città di Ibico, poeta corale e itinerante del VI sec. a.C., di famiglia aristocratica, vissuto a lungo a Samo, alla corte di Policrate, cantore dell’amore erotico, del simposio e della bellezza.

Di lui resta sul Lungomare, il luogo più ameno e panoramico della città, un monumento, all’ombra di una palma, che lo ricorda intento a suonare la cetra. I suoi canti però non si odono; di essi restano solo frammenti, ma si racconta che figuravano conservati in ben sette volumi nella grande Biblioteca d’Alessandria che andò poi distrutta da un incendio.

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Stele dedicata al poeta greco Ibico di Reggio di Calabria (opera di Michele Guerrisi)

Le notizie che lo riguardano sono scarse, ma c’è una leggenda che racconta del suo appello ad un gruppo di gru che passavano in volo, perché vendicassero la sua morte inflittagli da misteriosi ladri assalitori.

Poco tempo dopo, durante uno spettacolo, sembra che questi ridessero alla vista di altre gru e dicessero: ecco le vendicatrici di Ibico. Qualcuno ascoltò, capì il nesso e li fece arrestare e punire.

D’allora in poi valse il detto: Le gru di Ibico per indicare gli uccelli che compiono due volte l’anno spettacolari migrazioni, volando con forti strida in formazione a Y, a grande altezza. Molti autori greci hanno pure parlato della “danza delle gru”, una danza rituale, legata al mito di Teseo e dallo stesso introdotta a Delo, in onore di Apollo per ringraziarlo della salvezza. Ma questa è un’altra storia.

Percorrendo ancora il Lungomare, un vera e propria passeggiata di tre km. sullo Stretto, di fronte all’Etna, con sulla destra per chi viene dal nord un orto botanico di palme rare, s’incontrano altri reperti greci. Nella parte sottostante al Museo, costruito da Piacentini dopo il terremoto del 1908, da poco ristrutturato che conserva i due Bronzi di Riace, c’era una necropoli greco-romana di cui restano solo poche rovine, rinvenuta alla fine del XIX sec.

Alla distanza poi di soli 80 metri, un’area sacra, i cui primi scavi risalgono al 1886 sembra fosse occupata da un tempio monumentale forse dedicato ad Artemide Fascelide. Oggi c’è solo qualche blocco squadrato in calcare.

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Un altro tempio, detto Athenaion, perché dedicato alla dea Atena, sorgeva poco distante. Di esso sono visibili due colonne sotto un bar del Lungomare. Scavi archeologici importanti, un po’ più sopra il Lungomare, nella centrale piazza Italia, visitabili, conservati in una grande teca di plexiglas, mostrano quello che resta dell’Agorà del VII sec. a.C. ed una sezione di undici strati edificatori accertati fino al XIX sec.

Percorrendo ancora la passeggiata del mare sono offerti alla vista, debitamente recintati, un tratto di mura greche dell’età di Anassilao, tiranno del V sec. a.C. e le terme romane dei primi secoli d.C. Per chi vuole completare l’itinerario archeologico ci sono inoltre da vedere l’Acropoli, collocata naturalmente nella parte alta della città, in via Trabocchetto che discendeva fortificata fino all’attuale Castello aragonese, ora circondato da un ameno giardino.

Una seconda area sacra, detta Griso-LaBoccetta, dal nome dei proprietari del terreno, comprendeva un santuario del IV sec. a.C. dedicato a Demetra, madre di Persefone o Core. Sul posto sono state rinvenute molte statuette fittili e figure femminili di danzatrici, ora conservate al Museo, collegate forse alla “danza delle gru”.

Ad un centinaio di metri da quest’area il grande archeologo Paolo Orsi aveva rinvenuto, già fin dal 1922 l’Odeon ,ma oggi, alla luce di successivi studi, si propende ad identificarlo invece col Bouleuterion, l’edificio che ospitava l’assemblea popolare cittadina che deve aver visto in azione Timoleonte e gli strateghi reggini nel 344 a. C. _ Il Theatron di Reggio era invece sotto l’attuale Santuario di San Paolo alla Rotonda, zona panoramica della parte alta della città,nella linea dell’Acropoli, vicina si pensa ad un Santuario dedicato ad Apollo della prima metà del v sec. a.C.

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Insomma non c’è angolo della città che non richiami echi dell’antichità greca e romana . Del periodo infatti in cui Reggio fu un municipio romano dal I sec. d.C. restano molteplici iscrizioni che attestano l’attività politica. A Reggio è stata relegata, alla fine della via detta proprio Giulia, in una torre, ora diruta, che s’affacciava sul Lungomare, proprio Julia la figlia molto chiacchierata di Ottaviano Augusto, di cui si è da poco celebrato solennemente a Roma il bimillenario della morte con una mostra ed una serie di incontri culturali. Julia aveva dato scandalo violando le regole della decenza volute dal padre e compromesso con il suo comportamento l’onorabilità di tutta la gens Iulia. Morì in esilio, senza riuscire però a farsi dimenticare.

La sua disperata lotta per la vita è presente più che mai anche nell’attualità che si dibatte tra profano e sacro, tra rifiuto delle regole e coercizione, senza riuscire a trovare una stabilità onorevole.

Gaetanina Sicari Ruffo

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