Altritaliani

Perugia, laboratorio di mondializzazione.

martedì 28 luglio 2009 di Veleno

Conoscete Perugia ? Bene ! Non la conoscete ? Male ! Mi rivolgo a tutti e, in particolare, agli amici francesi. Stanchi di visitare Firenze e Venezia ? Siate originali. Andate a vedere una città che è alla loro altezza : Perugia. Io ci sono venuto per un corso d’aggiornamento per insegnare italiano agli stranieri. “L’allievo Veleno" è attualmente all’Università per Stranieri di Perugia, a fare un corso (bellissimo, istruttivo, interessante e divertente) in questa eccelsa Istituzione, insieme ad altri italiani (risparmiatemi facili ironie con il titolo del sito) e a tanti stranieri di tutti i continenti. Oltre a tanto studio, visite, iniziative, peraltro nella lieta concomitanza con la brillante “Umbria Jazz”, gloriosa manifestazione musicale. Tante occasioni di conoscenza, confronto ed amicizia.

Una prova tecnica di mondializzazione, che, alla prova dei fatti, rende sempre più miserabili le ignoranti politiche “protezioniste”, vanamente nazionaliste, degli una volta secessionisti, della Lega Nord. Eppure, dobbiamo ancora fare molto. Personalmente, a nome di tutti quelli che credono nel nostro progetto, sto cercando di coinvolgere tutti i presenti, perché “Altritaliani” possa sembrare sempre più, all’idea iniziale che volevamo intitolare: “Les Others Italianos” così, con il francese, inglese e spagnolo, ma, aggiungo idealmente, anche con il russo, il greco, l’armeno, il marocchino, il cinese, il brasiliano, e immaginate tutte le lingue nazionali che preferite. Un social-network aperto sulle culture, sull’evoluzione delle lingue e delle società e sulle loro contaminazioni. Un luogo dove si raccontano e si confrontano, a volte si mescolano, le diverse lingue di questa felice Babele del 2000.

Orbene, coinvolti li ho coinvolti, ora si dovrà vedere se sono rose che fioriranno, ma dicevo, c’è ancora qualcosa che non và.

Alla mensa sto con argentini, armeni, brasiliani, bielorussi, statunitensi, a volte spagnoli, ungheresi, polacchi, ma mi accorgo che siamo, forse, solo un’avanguardia. Infatti, se vedo i giovani studenti che frequentano tutto l’anno la mensa universitaria, noto che fanno gruppo per etnie, religione, finanche per razze. Spesso vedo tavoli dove ci sono tutti neri, in altri ragazze velate islamiche, ad un tavolo ragazzi britannici, altre volte cinesi. Qualche volta, è vero, c’è l’eccezione, speriamo che prenda piede e che divenga regola. Anche perché sempre più mi accorgo che dal confronto con gli altri capisco e conosco di più. I preconcetti vanno via. I timori, frutto d’ignoranza, si dissolvono. Capisco meglio anche i miei limiti culturali e i difetti di noi italiani, riesco anche a valorizzare aspetti, di questa bella e dannata Italia, su cui avevo riflettuto poco, grazie a loro, quelli che sono chiamati “stranieri” e che a me sembrano amici.

E’ accaduto però, che una russa (un po’ nazionalista, niente di grave) mi ha leggermente turbato. Si teneva la lezione sul giovane teatro italiano, nel corso del quale alcuni bravi attori presentavano, guidati dal docente Sergio Ragni (interessantissima la sua lezione) alcuni brani di testi nuovi tra cui uno del giovane autore Stefano Martini, tra i più interessanti nuovi autori di teatro italiani, ma direi europei, dedicato alla Cecenia e alla povera giornalista Anna Politkovskaja (nella foto in basso), uccisa a Mosca, in un oscuro delitto che in Italia sarebbe degno dei migliori misteri, dal significativo titolo di: "Donna non rieducabile. In realtà il testo, prendeva spunto da questo tragico episodio per porre domande sull’umanità e l’ingiustizia. Ebbene la nostra collega ha contestato la lezione ed è andata via, disertando il corso.

Capisco che la ferita è “fresca”, che il fatto è “caldo”, ma bisognerebbe pensare, a mio avviso, che di genocidi, di massacri, di oscure trame la storia, anche recente n’è pena. Pratiche orribili quanto frequenti e che in questa “barbara arte”, tutti siamo stati a turno vittime e carnefici. Che dovrebbero dire gli sloveni di noi? e, noi di loro? e gli abissini? e i libici che ebbero 750.000 morti su una popolazione di tremilioni di abitanti? Noi che abbiamo subito le Fosse Ardeatine, conosciuto diversi massacri di donne e bambini, uccisi dai tedeschi in ritirata? Eppure oggi questi popoli si parlano, fanno l’Europa insieme, spesso tra sloveni, italiani e tedeschi nascono storie di amore e di amicizia.

Certo una sentenza storica deve esserci e ci sarà. Il Tempo e la Storia sono giudici giustamente severi. Chi ha offeso l’umanità dovrà essere punito, se non da tribunali, almeno dalla Storia, guai se non lo fosse; ma guai a punire i popoli in genere, e non i responsabili politici e materiali di queste efferatezze. Allora, cara amica russa, tu che appartieni ad un popolo che tante sofferenze ha sofferto, che vieni da un Paese dalla cultura così ricca e fertile, perché ti arrabbi e non capisci il valore di una operazione che parla delle sofferenze della Storia e non solo di quelle dei ceceni o dei russi?

Veleno


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