Altritaliani

A Lisbona in compagnia di Pessoa e di Tabucchi

giovedì 20 luglio 2017 di Giovanni Capecchi

Di Giovanni Capecchi, che insegna Letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia, un percorso letterario attraverso la capitale portoghese, in compagnia di Pessoa e, soprattutto, di Tabucchi.

Non è stato difficile scegliere i miei compagni di viaggio per venire a Lisbona. Secondo un’abitudine che mi accompagna da anni, in una tasca della giacca ho messo la guida turistica, nell’altra alcuni testi letterari: Requiem e Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi e il Livro do desassossego (Il libro dell’inquietudine) di Fernando Pessoa, nella traduzione di Maria José de Lancastre e dello stesso Tabucchi.

Per me, fino ad oggi, Lisbona è stata soprattutto una città letteraria. È stata certamente la città di Pessoa e del suo eteronimo Bernardo Soares, impiegato contabile che ha racchiuso la sua vita (tanto povera di avvenimenti esteriori quanto ricca e tormentata interiormente) in una strada del centralissimo Baixia, Rua Dos Douradores: “Se l’ufficio di Rua dos Douradores per me rappresenta la Vita, questo secondo piano dove alloggio, nella stessa Rua Dos Douradores, rappresenta per me l’Arte. Sì, l’Arte che alloggia nella stessa strada della Vita, però in un luogo diverso; l’Arte che allevia dalla Vita senza alleviare dal vivere”.

È quasi inevitabile, per chi ama i libri, percorrere Lisbona con il pensiero rivolto a Pessoa, passando dal caffè che frequentava su quella terrazza sul Tago che è Praça do Comércio (il Café restaurante Martinho de Arcada) all’altro caffè che deve a lui la sua fama, “A Brasileira” del Chiado (di fronte alla quale, tra i tavolini, siede un giovane Pessoa in bronzo), dal Miradouro di San Pedro d’Alcântara (dal quale si gode una vista indicibile sulla città, che fa comprendere come mai, di fronte alla commozione per questo panorama, Bernardo Soares annotasse un’invocazione agli Dei: “Che gli Dei mi conservino, fino all’ora in cui finirà questa mia immagine, la nozione chiara e solare della realtà esterna”

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Vista di Lisbona dal Miradouro di San Pedro d’Alcântara

fino alla casa dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, in Rua Coelho Rocha, a Campo de Ourique, oggi divenuta un museo.

Ma Lisbona, per me, è stata soprattutto la città incontrata, anche da lontano, attraverso le pagine di Tabucchi. È per questo che, appena arrivato, avendo di fronte la possibilità di visitare decine di zone bellissime della città, non ho potuto fare a meno di andare a Rua do Monte Olivete, la strada dove l’autore di Requiem ha vissuto a lungo e dove è morto, ripida discesa verso le acque del Tago, a due passi dal vivacissimo giardino Principe Real.

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Rua do Monte Olivete

Ricercare la casa di uno scrittore che mi ha accompagnato da tempo, individuarla grazie ad alcune foto rintracciabili su internet (lui che si affaccia sul balcone, con il sorriso sornione e con lo sguardo di chi sembra sorpreso di esserci), vedere il terrazzo deserto e la vita, tutto intorno, che continua a scorrere allegra e frenetica, è stato un modo per rendere omaggio ad un amico (nell’accezione che Tabucchi attribuiva a questa parola ricordando Pasolini: “Io non mi posso dire amico di Pasolini perché non l’ho conosciuto, ma sono amico della sua opera”) e un viatico per percorrere Lisbona in compagnia dei suoi libri.
Sostiene Pereira (inscindibilmente legato al film di Roberto Faenza, con Marcello Mastroianni nelle vesti del giornalista della pagina cultura del “Lisboa”: un film che si conclude con una inquadratura della Rua Augusta, con l’arco sullo sfondo, che manca invece nel finale del libro)

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Rua Augusta

è il romanzo sul ruolo dell’intellettuale e della cultura nei momenti in cui la libertà viene negata. La storia – ambientata nel 1938, sotto la dittatura di Salazar – è nota e non occorre ripercorrerla. Ma può essere interessante, per chi ama gli itinerari letterari, seguire i movimenti di Pereira, dalla zone di città in cui vive (in Rua da Sautade, tra il Castelo S. Jorge e la cattedrale della Sé)

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Quartiere dove Tabucchi colloca l’abitazione di Pereira

alla strada in cui lavora: Rua Rodrigo da Fonseca, dove si trova il suo ufficio, al numero civico 66, come specifica Tabucchi con estrema precisione, immaginando forse di scherzare con i lettori troppo curiosi che, arrivati in questa strada, si accorgono che il numero 66 non esiste e che le case passano – quasi per miracolo – dal civico 62 al civico 70. Pereira, per tornare a casa dall’ufficio, usava due tram, ma spesso scendeva nella vicina Avenida do Liberdade, oppure dava appuntamento al giovane Monteiro Rossi in Praça da Alegria, nel caffè del Rossio che un tempo era stato ritrovo di letterati (il Café Nicola) o nell’irrintracciabile Café Orquìdea.

Ma è Requiem la guida ideale per Lisbona, quel romanzo-allucinazione che Tabucchi scrisse in portoghese e che pubblicò in Portogallo nel 1990, per farlo poi tradurre in italiano da Sergio Vecchio e stamparlo nel suo paese d’origine l’anno successivo. Il romanzo in cui vengono annullati i confini tra realtà e sogno, tra mondo dei vivi e fantasmi del passato, il testo narrativo – quindi – che fa della indeterminatezza, del mistero, dell’inquietudine i suoi ingredienti fondamentali, è anche estremamente dettagliato nell’individuare i luoghi in cui si muove il protagonista in un’ultima e torrida domenica di luglio, dal mezzogiorno alla mezzanotte. Requiem si apre e si chiude sul Molo di Alcântara, luogo di un appuntamento con un poeta che, si capisce, corrisponde a Pessoa: un poeta che non si manifesta a mezzogiorno, ma che appare, finalmente, nella notte, per poi scomparire nel niente, proprio sulla parte estrema del molo che si protende nel Tago.

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Molo di Alcântara

Ma i luoghi degli incontri sono anche molti altri: la statua di Dom José I, in Praça do Comércio, ai piedi della quale avviene l’incontro con il Venditore di Sogni; il Museo di Arte Antica, tra il giardino (“il giardino è una delizia”) e la sala dove è esposto Le tentazioni di Sant’Antonio di Hieronymus Bosch, pittore fiammingo vissuto tra ‘4 e ‘500, capace di rappresentare le parti più nascoste e oscure dell’uomo; la Casa do Alentejo, dove sta per arrivare la misteriosa Isabel (una presenza che aleggia in molte pagine di Tabucchi e che si manifesta solo nel suo romanzo postumo, Per Isabel), ma che va visitata per capire cosa significano le parole che la introducono: “Era un luogo di una bellezza assurda, e solo allora capii perché avevo preso appuntamento con Isabel proprio lì”.

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Interno della Casa do Alentejo

E, tra i luoghi di Requiem, c’è anche il Cimitério dos Prazeres, di fronte al quale il protagonista incontra una zingara che gli legge la mano (“Figlio, disse la vecchia, ascolta, così non può andare, non puoi vivere da due parti, dalla parte della realtà e dalla parte del sogno, così ti vengono le allucinazioni”) e dentro al quale compare il fantasma di Tadeus, l’amico di un tempo, andatosene lasciando i conti in sospeso, con il quale parlare – in questo requiem dei chiarimenti e dei congedi definitivi – per l’ultima volta.

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La tomba di Tabucchi al Cimitério dos Prazeres

Un percorso attraverso Lisbona pensando a Tabucchi non può non concludersi proprio al Cimitério dos Prazeres, dove riposa questo scrittore dalle molte patrie (l’Italia, la Francia, il Portogallo) e, alla fine, senza una vera patria e cittadino del mondo. Nella tomba che, accanto alle parole “Escritores portugueses II”, riporta il suo nome e cognome, con le date di nascita e di morte, resta qualche cosa di lui. Poco, per la verità. Il resto è altrove e vola, per dirla con Aldo Palazzeschi che considerava i poeti incapaci di farsi racchiudere all’interno di un confine, “come un palpito libero nell’aria”.
Il resto, soprattutto, è nei suoi libri, che continuano a vivere quando sono letti e quando vengono scelti come compagni di viaggio.

Giovanni Capecchi

- Le foto dell’articolo sono inedite © Giovanni Capecchi

- Dello stesso autore, per chi ama gli itinerari letterari:

LETTURE DALL’EGITTO
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Un saluto "altro" ad Antonio Tabucchi, di Elena Antici
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