Altritaliani

Giuseppe Averardi e la Socialdemocrazia

lunedì 12 maggio 2014 di Raffaele Bussi

La Datanews Editrice ha mandato di recente in libreria l’ultimo lavoro - a più mani - di Giuseppe Averardi «Socialdemocrazia l’altra voce dell’Europa – Un’uscita di sicurezza per l’Italia» con la prefazione-intervista all’opera del sociologo Franco Ferrarotti.

Il volume ha l’ambizione di raccontare una storia europea, in Italia pressoché sconosciuta, quella delle grandi socialdemocrazie, di un movimento politico che ha segnato di sé tutto il ventesimo secolo, soffermandosi sulla genesi, sulle fondamenta, sulle costanti e sull’evoluzione del socialismo democratico, della sua cultura umanistica e scientifica che hanno portato in Europa all’ascesa di immense masse umane del movimento operaio e sindacale, contadino e dei ceti medi urbani. Un momento storico che in Italia è stato possibile, c’informa l’autore, anche attraverso la lotta per il superamento delle ideologie dogmatiche (che dall’alto del suo magistero Norberto Bobbio definiva rigide) e dell’egemonia culturale della sinistra leninista e stalinista.

Lungo l’arco di sei sezioni (Lo Stato sociale in Europa, La Germania-Revisionismo e Riformismo, L’Inghilterra-Il Laburismo britannico, La Svezia-Socialdemocrazia scandinava, L’Austria-L’austromarxismo e l’ultima sezione dedicata alle battaglie di oggi della nuova generazione) l’autore evidenzia come l’entrata della sinistra italiana maggioritaria, il Partito Democratico, nell’Internazionale Socialdemocratica, è il segnale più evidente che l’Italia ha ormai superato il ritardo storico di decenni che la separava culturalmente dai paesi del nord Europa.

Occasione che mette il nostro Paese nelle condizioni, sull’esempio dei socialdemocratici tedeschi, inglesi e scandinavi, di fondare una nuova economia basata su una rivoluzione ambientale per ristrutturare l’industria europea, per incrementare in tal modo i livelli occupazionali e nel contempo preservare le risorse del pianeta e ridurre al minimo l’inquinamento. Occorre una nuova etica, a parere di Averardi, in grado di ribaltare le vecchie e superate concezioni della politica fin qui prodotta.

Uno spettro minaccia oggi la sinistra italiana, riflette Giuseppe Averardi, quello della socialdemocrazia. La nostra intenzione, nel pubblicare questo libro, era di comprendere ciò che si nascondeva dietro questa reazione emotiva della sinistra post-comunista nei riguardi della socialdemocrazia. Kautsky e Rosa Luxemburg, come Engels prima di loro, erano socialdemocratici e fieri di esserlo. In che modo e perché la socialdemocrazia è finita, dunque, per diventare di nuovo un vero spauracchio per la sinistra italiana?

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Giorgio Napolitano

Nelle battaglie odierne che devono informare le nuove generazioni, l’autore si chiede se nell’attuale momento storico Giorgio Napolitano possa rappresentare questo momento magico nell’Italia del XXI secolo. Il parere è che ogni intervento politico, ogni scritto e ogni libro del Presidente risente oggi fortemente della sua visione d’insieme della vita sociale, culturale, politica dell’Italia inserita nell’Europa di impronta socialdemocratica. Se qualche timidezza rimane nel definirsi e affermarsi Egli stesso socialdemocratico, continua Averardi, questo è dovuto certamente alla consapevolezza dei limiti derivantigli dalla sua carica istituzionale. La storia del Presidente, conclude l’autore che fuoruscì dal PCI proprio in seguito ai fatti d’Ungheria, tutta giocata in prima linea, gli parla dei dogmatismi e schematismi tuttora presenti e prevalenti nella mentalità dei militanti provenienti dall’ex PCI, legati acriticamente ai miti della loro storia e della loro ideologia.

Un contributo importante questo di Giuseppe Averardi sulla storia della socialdemocrazia in Europa e sulle cause del ritardo con cui ha attecchito in Italia, una pagina della storia della Sinistra italiana che l’Autore affronta con piglio storico di grande acume critico e che pare sottendere un importante interrogativo. E se fosse passata nel momento giusto la linea amendoliana all’interno del PCi, quale sarebbe stato il corso della Sinistra in Italia?

Credo che sia giunto il momento di aprire con grande onestà intellettuale un dibattito atteso annunciato, per riscrivere una pagina di Storia da tempo attesa.

Raffaele Bussi


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