Altritaliani

Ah…. questi italiani ! Ci vorrebbe “ben altro”!

giovedì 27 marzo 2014 di Veleno

Diciamoci la verità, la cialtroneria degli italiani, da quando hanno scoperto il circo mediatico (venti anni fa), è cresciuta in modo esponenziale.

I veri protagonisti di questo circo sono proprio gli italiani. Dai forconi ai veneti che invocano l’indipendenza è tutto un fiorire di TV dell’urlo e del pianto. Non c’è talk show politico che, senza raccontarci nulla sulle cause e gli effetti, non si intrattenga sul povero bracciante lucano, il pastore sardo o la massaia di treviso, che viene in pena ad esibire la sua maison, e a lamentarsi delle bollette, del fine mese senza soldi ed altro ancora.

E’ tutto un chiedere di cambiamento; ed è fuori discussione che di cambiamento c’è davvero bisogno, ma poi, quando il cambiamento arriva, ecco la ritirata degli italiani, dai buoni propositi.

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Si vuole finalmente portare la tracciabilità in italia? Riduciamo l’uso di carta moneta e usiamo le carte di credito cosi da colpire l’evasione fiscale? Gli italiani insorgono. Ma no! Ci vuole ben altro. E cosa ne sarà delle povere vecchiette che non usano la carta di credito? Come se le italiane anziane fossero diverse da quelle di tutta l’Europa più avanzata che le carte di credito e gli assegni bancari li usano da decenni anche per comprare i fiori.

Gli italiani dicono: bisogna smaltire i rifiuti, le città sono sporche! Allora si approntano dei termovalorizzatori per incenerire le monnezze e creare energia (due piccioni con una fava), gli italiani insorgono. O meglio insorgono quelli che dovrebbero avere il termovalorizzatore, il quale è previsto a Rocca Cannuccia, ed allora ecco il sindaco del paesello che scende in piazza e magari sull’autostrada con i paesani bloccando tutta la penisola (naturalmente non ci sarà nessuna conseguenza penale, noi siamo un popolo che si commuove).

E non importa che termovalorizzatori e discariche siano finanche nel cuore di grandi città europee, dove nessuno se ne infischia ed anzi applaudono alla soluzione del problema. Ma tanto si sa: “Ci vuole ben altro!”. Quegli italiani li, non vogliono i rifiuti, ma in alcune aree del paese hanno finanche venduto le loro terre per far seppellire i rifiuti tossici che da mezza Europa erano consegnati alle mafie. Ma si sa, la mafia è cosa seria, lo Stato...no. Per cui, oggi, protestano perché hanno i rifiuti tossici sotto casa e chiedono allo Stato d’intervenire.

“Il paese va modernizzato, quando avremo le grandi opere promesse?” gridano dal talk show elettori ed eletti. Poi si fa la TAV ed insorgono i montanari e qualche ragazzotto in vena di “ammuina” e cosi, ecco il sindaco che alla loro testa (fregandosene dei suoi doveri istituzionali) va a bloccare valichi e cantieri in un estenuante braccio di ferro con lo Stato. Ma si, e poi, queste grandi opere è meglio non farle che portano mafia e corruzione!

E mentre il paese si degrada e viene giù a pezzi tra le proteste del popolo, ognuno prosegue con le sue piccole e grandi speculazioni edilizie. Sorgono ovunque terrazze, quartini, palazzi, a volte quartieri interi con annessi supermercati in luoghi impossibili, finanche sulla riva del mare.

Basta con l’evasione fiscale, chi ha di più deve dare di più! E poi si scopre che la metà degli italiani guadagna meno di quindicimila euro all’anno (dichiarazione redditi 2012), una roba per cui tra poco i tunisini ci presteranno le loro barche per cercare lavoro nel Maghreb. E’ credibile che i gioiellieri guadagnino meno delle loro commesse? Ma gli italiani non battono ciglio, salvo poi gridare tutta la loro “rabbia” alla TV. Viene inviata la guardia di finanza a Cortina? Insorgono i cittadini: “Ma questa è demagogia! Meglio non fare i controlli. Ci vuole un fisco amico!” La realtà è che si vorrebbe un fisco complice. Si torna alla tracciabilità, alla richiesta di maggiori controlli, a pene più severe....ma si sa “Ci vuole ben altro!”

Tagliamo la spesa pubblica? Ci sono troppi lavoratori che non servono a niente, che hanno avuto il posto per raccomandazione in decenni di malapolitica, bisognerebbe tagliare. Ma no? Sono padri di famiglia e cosi Napoli, ad esempio, a sette volte i netturbini di Milano senza tuttavia brillare per pulizia. Allora mettiamoli in mobilità? Ma no! E’ frustrante prendere l’80% di stipendio senza fare niente. Piuttosto mandateci in prepensionamento cosi lo stipendio l’abbiamo intero e possiamo stare a casa senza frustrazioni e magari con qualche lavoretto in nero per arrotondare.

In Italia è davvero difficile cambiare, perché gli italiani amano il cinema e il teatro che sono verosimili (specie il primo) ma non veri. Gli italiani vogliono parlare e non importa se il paese cade a pezzi. Loro sono sostanzialmente e di fondo irresponsabili. Vogliono un condottiero che dica cose belle e che ci faccia sentire bene, poi la realtà, la realtà...lasciamola perdere, ci vuole ben altro!

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Aveva ragione il deputato Ferdinando Martini che nel 1896 lamentava: “Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani” (la vulgata poi attribuirà a D’Azeglio la famosa frase). Ma aveva ragione anche il principe di Salina del Gattopardo: “Perché tutto cambi bisogna che niente cambi”. Da ultimo recentemente Enzo Striano che concluderà il suo bellissimo “Il resto di niente” con questa considerazione affidata a Pulcinella (non è un caso): “Le cose cambiano faccia, non sostanza”.

Insomma, se si vuole cambiare bisogna cambiare e se le Provincie sono riformate è certo che di fatto saranno abolite. Ormai chi potrebbe resuscitarle? Ed è inutile dire: “Ci vorrebbe ben altro...” perché a forza di “benaltrismo” il paese muore.
Al di là delle politiche sbagliate dell’Europa resta il fatto che è inutile prendersela con la Merkel cattiva e l’Europa che pensa solo ai soldi, se poi non si fanno quelle riforme che prima che all’Europa servono a noi e al nostro futuro. Se ognuno si fa “Stato” e il vero Stato viene visto solo come un usurpatore dei nostri egoistici e particolari interessi è chiaro che questo paese resterà sempre impantanato in una vociante palude dove tutti gridano ma nessuno muove un dito.

Se ogni categoria non vuole mollare nulla, invocando ciascuna le proprie ragioni, assecondata da una politica che si preoccupa solo di un fittizio consenso, il paese non potrà evolvere.

A parole tutti chiedono la governabilità, ma poi all’atto pratico gli italiani votano sistematicamente per l’ingovernabilità, frammentandosi in mille particolarismi ben rappresentati dai gruppi parlamentari presenti. Per capire gli italiani occorrerebbe fare (magari un giorno lo faremo) uno studio sugli italiani e il voto. Sarebbe una fotografia impietosa di un paese che non ha mai non solo senso dell’appartenenza ad una comunità, una nazione, ma neanche senso pratico e che è rimasto sempre innamorato del suo chiacchiericcio da bar e delle proprie lamentazioni da talk show.

Veleno


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