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INCA CGIL: La forza del nostro viaggio.

domenica 16 marzo 2014 di Nicola Guarino

Intervista al presidente dell’INCA – CGIL di Parigi, Italo Stellon, nell’approssimarsi del congresso dello SPI e dell’incontro del prossimo 28 marzo con Carla Cantone, segretaria nazionale dei pensionati della CGIL, che si terrà alle 18 presso la Maison d’Italie alla Cité Universitaire, Paris 14°. Per parlare di welfare, diritti di cittadinanza, occupazione specie giovanile. Un importante appuntamento specie dopo l’avvio del piano economico e per il lavoro annunciato dal governo Renzi.

Abbiamo incontrato Italo Stellon, l’impegnato presidente dell’INCA-CGIL che sta preparando l’importante inconto pubblico a Parigi con Carla Cantone, Segretaria nazionale dei pensionati della CGIL, per discutere dei temi di quell’incontro. Anche in Francia, come negli altri paesi, si guarda in questo periodo di crisi all’Italia e alla coraggiosa opera intrapresa dal nuovo governo italiano per uscire dalla crisi riavviando la crescita e l’occupazione (specie giovanile) che ormai è ai minimi storici per la nostra repubblica. E’ quindi l’appuntamento del prossimo 28 marzo, particolarmente importante ed interessante non solo pergli italiani, inclusi quelli all’estero, ma per tutti quei paesi che specie nell’occidente ed in Europa stanno vivendo analoghe esperienze di recessione.

NG.: Titolo impegnativo quello del congresso italiano dello SPI: La “forza del nostro viaggio” per uscire dalla più̀ grande crisi degli ultimi cinquant’anni con meno povertà̀, meno diseguaglianze, più̀ giustizia sociale. Lo chiediamo a Italo Stellon, che sta organizzando la venuta a Parigi di Carla Cantone, Segretaria Generale dello SPI CGIL il sindacato che, in Italia e nel mondo organizza oltre 3 milioni di persone anziane.

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IS.: Sicuramente un titolo pieno di ineludibili priorità a partire dal come redistribuire la ricchezza e creare occupazione. Siamo in attesa dell’attuazione delle decisioni che assumerà il nuovo governo, curiosi di vedere se e come le proposte presentate in questi mesi convulsi della politica italiana si confronteranno con quelle messe in campo dal movimento sindacale e, se penso alla CGIL, con quelle contenute nel piano per il lavoro presentato nella primavera del 2013. Per il sindacato dei pensionati si tratta di verificare se ci saranno proposte concrete sul welfare quale motore di sviluppo, sulle politiche che incentivino la crescita, sulle opportunità di lavoro utile, qualificato, rispettoso dei diritti delle persone. Tradotto in poche parole si tratta di capire se si determinano le condizioni per un fronte comune indispensabile per andar oltre alle misure sin qui adottate di un’austerità che ha prodotto molti più danni che concrete soluzioni alla crisi. Ciò̀ che è va messo in discussione non è solo il livello del nostro sviluppo economico, ma, soprattutto, la tenuta unitaria del Paese, la sua capacità di organizzarsi come una comunità solidale, intorno ad un sistema condiviso di valori e di regole.

NG.: Si tratta di un impegno rilevante che, per non cadere nella logica del genericismo, presuppone una ricerca concreta di temi e di priorità sulla quale intervenire!

IS.: Certo! Non siamo interessati a denunce generiche! Per questo sono convinto che sconfiggere la povertà̀, debellare la fame, non consentire diseguaglianze, si realizza solo attraverso fatti concreti. Per questo anche per un sindacato di “pensionati e pensionate” il “LAVORO” diventa la priorità perché volano essenziale di crescita economica e civile ed è per questo che non esistono scorciatoie che inducano al baratto tra occupazione o diritti. Tra diritti del lavoro e diritti di cittadinanza c’è un nesso indissolubile perché́ i diritti del lavoro sono lo strumento essenziale della cittadinanza piena, perché́ il lavoro è socializzazione, integrazione e partecipazione.

NG.: Esiste la condizione di “credibilità politica” che permetta di intervenire con autorevolezza e rigore su una materia complessa e particolarmente “sensibile”?

IS.: Questa è anche la nostra preoccupazione. Non a caso il contesto in cui ci muoviamo porta il segno di un grande cedimento del nostro sistema democratico. Una “crisi di sistema” che ha alimentato il distacco fra cittadini, istituzioni e politica nella sua interezza, danneggiando la stessa funzione sociale di rappresentanza e rappresentatività̀ del sindacato, con movimenti inquietanti di rifiuto, di rabbia, di disaffezione, di un fenomeno non più̀ governabile di un livore anti-politica, di un pesante qualunquismo che sta diventando un terreno di attrazione sconcertante. E’ evidente quindi che la risposta efficace alla crisi è la democratizzazione del sistema politico, e un suo profondo risanamento morale, rompendo il gioco perverso dei privilegi e delle logiche “di casta”, che ha prodotto una rottura verticale nel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Non si esce dalla crisi senza questo lavoro di ricostruzione del tessuto democratico, e tutte le forze sociali, devono essere protagoniste ed agire a tutto campo, in piena e totale autonomia, per imporre il necessario cambiamento.

NG.: Tutto sembra muoversi senza capacità di regia: gli anziani, i giovani, il lavoro, le nuove migrazioni. Si può affrontare tutto questo senza un’idea nuova di società?

IS.: Per questo dobbiamo saper affrontare le nuove emergenze sociali senza fingere che non esistano o che, semplicemente, i mercati e la finanza siano gli strumenti di “regolazione”. L’invecchiamento della società, la precarizzazione del lavoro, l’ondata migratoria sono tre realtà concrete che inducono nuove esigenze e nuove capacità di risposta. E’ una condizione che richiede un nuovo e più̀ forte sistema di welfare per mettere il più̀ possibile al riparo la nostra società dalle turbolenze e dalle incertezze dell’economia di mercato e della globalizzazione. Condizione indispensabile, mentre tutto sembra andare verso una costante riduzione delle protezioni sociali. È su questo terreno che si misura la qualità e la civiltà̀ del nostro ordinamento sociale, la sua capacità d’inclusione e di universalizzazione dei diritti, e il principio di eguaglianza resta il cardine su cui costruire una società̀ più̀ umana e più̀ giusta. È in questo impegnativo orizzonte culturale che s’intendiamo collocare tutte le nostre iniziative, con uno sforzo straordinario di mobilitazione civile e democratica a partire dalla difesa e dal sostegno ai principi della nostra carta Costituzionale.

NG.: Giovani e anziani: tipico esempio portato in negativo con il titolo di “Conflitto Generazionale”. Ma i giovani non sono la forza sia del nostro presente sia del nostro futuro?

IS.: Contrariamente a quanto fin qui dichiarato sul valore della “risorsa” anziani, c’è chi strumentalmente sta promuovendo nel nostro paese un odioso dibattito volto ad alimentare il conflitto tra le generazioni. Gli anziani sono sostanzialmente accusati di rubare il futuro ai giovani. Si parla di diritti acquisiti da smantellare, di privilegi da abolire, di un paese bloccato per colpa dei “vecchi”. La realtà̀ dei fatti ci dice ben altro. Ci dice che gli anziani si stanno facendo carico della crisi anche oltre le proprie possibilità̀ e che stanno svolgendo ormai da anni il ruolo di ammortizzatore sociale aiutando figli e nipoti travolti dalla crisi. Senza lavoro e senza diritti c’è solo sfruttamento e precarietà̀, fattori che sono i nemici di giovani, meno giovani, di anziani, in quanto sono la negazione per l’oggi e per il domani di una concreta prospettiva di vita. Per questo la qualità̀ del loro avvenire dipende inevitabilmente dalle scelte del presente, dalla costruzione di pari opportunità̀ al nord come al sud, nell’accesso alla formazione e al lavoro nel contrastare l’emigrazione vissuta come fuga da una realtà che non trasmette sicurezza piuttosto che come nuova cittadinanza globale. Dobbiamo quindi trasmettere ai giovani motivi concreti per sperare, e questa speranza si chiama lavoro, si chiama lotta alla disoccupazione, si chiama sviluppo e crescita e quindi democrazia e libertà autentica.

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NG.: Lo SPI CGIL e la stessa CGIL hanno un segretario generale donna. Possiamo pensare che le questioni “di genere” sono per voi di particolare rilevanza?

IS.: L’impegno di tutto lo SPI è della stessa CGIL è quello di favorire la partecipazione attiva delle donne, assumendo il compito di combattere contro le numerose disparità che impongono loro trattamenti diseguali, che ne soffocano il benessere e che mettono a forte rischio libertà e conquiste già̀ ottenute oscurando la promozione di basilari diritti di cittadinanza. L’attenzione alla condizione femminile si deve tradurre in una valutazione dell’impatto di genere come azione abituale e preventiva nella realizzazione di qualunque politica sindacale e rivendicativa e nella valutazione di ogni intervento pubblico sul terreno sociale ed economico.

NG.: Combattere la povertà̀ è l’obiettivo che, almeno a parole, tutti si propongono. Nei fatti si registra invece un costante aumento di persone indigenti. E allora?

IS.: La povertà e le nuove povertà nel nostro Paese hanno raggiunto livelli allarmanti che vanno contrastati con politiche di sostegno che non siano solo caritatevoli e compassionevoli. Occorre una radicale discontinuità con la vecchia logica delle politiche assistenziali passive che oggi si tende a riproporre. Se vogliamo uscire da questa drammatica situazione è necessario imporre alla politica di assumersi la responsabilità di decidere a chi far pagare in particolare a chi ha usato la crisi per arricchirsi i costi della crisi stessa: noi non abbiamo titubanze nell’affermare che prima di tutto bisogna incidere su chi ha usato la crisi per arricchirsi. Contestualmente è necessario adottare con risolutezza una vera patrimoniale che permetta di recuperare risorse dai grandi redditi e dalle grandi rendite avviando una radicale ed equa redistribuzione della ricchezza.

NG.: Nodo “pensioni” e riforma Fornero. Lo SPI e la CGIL hanno espresso sempre una forte contrarietà agli interventi messi in campo. I risultati sono stati in ogni caso deludenti.

IS.: La riforma Monti/Fornero ha rappresentato un grave arretramento sociale e di pesante incertezza per il futuro di lavoratori, lavoratrici e giovani e ha gravemente penalizzato i pensionati e le pensionate. Oggi i nodi vengono al pettine ed è per questo che lo SPI e la CGIL sono impegnati a rivendicare modifiche concrete dell’attuale situazione.

NG.: Riforme? Ma tutto sembra orientato ad andare in una direzione diversa da quella da voi sollecitata.

IS.: I fatti stanno dimostrando la bontà delle nostre osservazioni ed è per questo che al nuovo governo chiediamo interventi concreti. In particolare rivendichiamo la modifica di tutti gli aspetti vessatori di tale riforma per ricomporre il patto tra generazioni che è alla base del sistema previdenziale pubblico. Età anagrafica, criteri di tassazione, lotta all’evasione contributiva, lavori particolarmente usuranti, esodati e crisi aziendali. Ecco un elenco parziale di temi sui quali chiederemo al governo di confrontarci. A partire dal riassetto della struttura INPS e dalla nomina del nuovo Presidente.

NG.: La Segretaria Generale dello SPI verrà a Parigi a incontrare la comunità italiana. Sarà un incontro con gli anziani migranti o una occasione per parlare di previdenza anche con le giovani generazioni che sono molto preoccupate per il loro futuro?

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IS.: Lo SPI ha fatto del raccordo con le giovani generazioni un punto di forza della sua azione. Quindi anche a Parigi veniamo per incontrare i nostri anziani e i nostri giovani. Aggiungo i nostri concittadini di medietà che vivono, al pari degli altri, gli effetti della crisi. Anzi, spesso più degli altri, perché quando perdono il lavoro in età neppur troppo avanzata, trovano solo porte chiuse e vivono il dramma di non poter garantire il futuro proprio ai loro figli. Per questo, Il 28 marzo, alla Maison d’Italie ci auguriamo di poter incontrare proprio la comunità italiana, i pensionati, i giovani. La presenza in Francia è una tappa del “viaggio in Europa” pensato per incontrare i nostri migranti direttamente per non limitarsi a cogliere la domanda sociale attraverso la mediazione istituzionale. Sono circa 80 mila le persone anziane che compongono la comunità italiana in Francia pari al 22% degli iscritti all’AIRE e conseguentemente, farsi un’idea diretta sulla loro condizione, verificare le buone pratiche locali, misurarsi con i drammi della disoccupazione e della precarietà in particolare tra i giovani, è un dovere che lo SPI fa proprio anche per contrastare l’idea di conflitto generazionale artatamente messa in campo. Interrogarsi su “equità e giustizia sociale, privilegi e corruzione, lavoro occupazione e sviluppo, riorganizzazione del sistema sanitario, essere giovani, legalità, Europa, partecipazione e democrazia, Costituzione, politiche sociali, diritti di cittadinanza, i redditi da pensione” non è “essere lontani dalla realtà dei pensionati” perché ognuno di questi argomenti è concatenato e presuppone la capacità e volontà di ripensare globalmente la società del nostro tempo. Osservare tutto ciò in Italia è naturale per una grande organizzazione ma allargare il punto di osservazione in particolare all’Europa e a quei Paesi di antica e nuova attrazione migratoria è altrettanto decisivo. Ciò consente di migliorare la consapevolezza sulla condizione di lavoro e di prospettiva per il suo futuro di un giovane o di cogliere le ansie di un anziano che avendo lavorato tutta la vita si aspetterebbe una terza età dignitosa. Il bisogno di contrastare la crescente povertà in particolare nelle persone anziane, la loro solitudine, le difficoltà indotte dalla non auto-sufficienza, così come l’assenza di lavoro, sono tutti fattori che impongono un’azione sindacale che può essere vincente solo con una grande unità generazionale e in una dimensione sempre più europea. Per questo lo SPI collabora in Europa con i sindacati francesi che organizzano gli anziani nella CGT e nella CFDT, perché è con queste e le altre organizzazioni presenti nei Paesi dell’UE che la “forza del Viaggio” si concretizza”. E’ del nostro tempo la responsabilità di battersi per la creazione di un sistema di sicurezza sociale armonizzato tra i vari Paesi dell’UE, che sia alla base del diritto di mobilità in particolare per le giovani generazioni. E’ solo assumendosi questa responsabilità che si possono e si devono affrontare temi solo apparentemente non interconnessi quali la non autosufficienza o i veleni della precarietà. Anziani e giovani senza dimenticare chi non è né giovane né anziano ma egualmente convive con la perdita del lavoro e la preoccupazione di un’anzianità senza prospettiva.

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NG.: Ma l’INCA, l’INCA Francia cosa può effettivamente fare?

IS.: Innanzitutto svolgere bene la sua funzione di “intermediario” tra il cittadino e le istituzioni. Con la contrazione della rappresentanza Consolare nel mondo, con le scelte discutibili adottate dagli istituti previdenziali ed assistenziali italiani nel rapportarsi con la comunità di migranti italiani, aumenta in maniera esponenziale la domanda di tutela. Il nostro, quello dei Patronati, è un impegno straordinario nel sostenere i diritti delle persone che si trovano abbandonate a se stesse in particolare quando hanno intrapreso i percorsi di migrazione. D’altra parte abbiamo chiaro che senza tutela individuale anche le conquiste più interessanti (e oggi parlare di conquiste sembra un esercizio di pura utopia) rischiano di rimanere parole vuote e prive di effetti concreti sulla condizione delle persone. Un legame stretto quindi tra azione sindacale e azione di tutela. Questa è la nostra “mission” ed è per questo che abbiamo accolto con particolare favore la visita a Parigi della segretaria generale dello SPI.

Nicola Guarino

Nelle foto dall’alto in basso: Italo Stellon, presidente dell’INCA Francia; Carla Cantone segretaria dello SPI - CGIL.


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