Altritaliani
Italy, l’editoriale di Emidio Diodato.

La terza Repubblica e il terzo polo

giovedì 6 febbraio 2014 di Emidio Diodato

Due sono le novità della politica italiana: il possibile varo (con la legge elettorale Renzi-Berlusconi) della terza Repubblica e la decisone di Pier Ferdinando Casini (il più tenace sostenitore del terzo polo) di tornare nel centrodestra. Ma cosa è la terza Repubblica? E cos’è il terzo polo?

La terza Repubblica segue ovviamente la seconda, che a sua volta ebbe inizio con la discesa in campo di Berlusconi e la sua vittoria nelle elezioni del 27 e 28 marzo 1994. Vale a dire dopo che per due anni, in seguito alle elezioni dell’aprile 1992, il Parlamento era stato di fatto commissariato, affidato a personalità di fiducia del Capo dello Stato. La terza Repubblica non sappiamo esattamente cosa sia. Ma dovrebbe sorgere (grazie al varo della nuova legge elettorale) al termine dell’attuale stagione che ha avuto inizio con la caduta di Berlusconi nel novembre 2011. Quando cioè il Capo dello Stato ha affidato il governo a una persona di sua fiducia. E molti hanno avuto l’impressione, per analogia, che si fosse arrivati alla fine della seconda Repubblica. Occorre aggiungere, per spiegare meglio il passaggio, che la seconda Repubblica si è retta sull’asse destra-sinistra (assente nella prima Repubblica), ma che l’alternanza al governo è stata condizionata dalla centralità del berlusconismo. È pertanto presumibile che la terza Repubblica porterà al definitivo superamento del berlusconismo (e quindi dell’antiberlusconismo), visto che, nelle intenzioni di Renzi e Berlusconi, la nuova legge elettorale dovrebbe consolidare proprio l’asse destra-sinistra. Ma c’è il terzo polo.

Il terzo polo è stato per lungo tempo identificato con un progetto centrista, ossia quello di un posizionamento moderato ed equidistante fra destra e sinistra. Il progetto non è mai riuscito a rompere l’asse della seconda Repubblica, ma ha fatto leva sull’anomalo peso del berlusconismo per rivendicare uno spazio al centro. Né il centrodestra appariva riferibile al conservatorismo popolare europeo, né il centrosinistra alla famiglia del socialismo europeo. Pertanto, come nella prima Repubblica, l’Italia avrebbe dovuto essere governata da un centro pluralista. Meglio così, diceva Casini, che tentare di replicare inutilmente la divisione europea tra progressisti e conservatori. Tuttavia, se Casini ha oggi deciso di tornare nel centrodestra non è tanto perché ritiene che Renzi traghetterà il centrosinistra nel campo progressista-socialista europeo, e Berlusconi (o qualche suo dipendente) sarà finalmente accolto del tutto nella famiglia popolare-conservatrice europea, quanto perché il terzo polo non rappresenta più un centro moderato, bensì una terza posizione. Il terzo polo è ormai il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: quindi una forza antieuropea.

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Insomma, la seconda Repubblica era basata su un’asse che pendeva a destra, ma in modo anomalo (per il peso del berlusconismo); mentre la terza dovrebbe assumere la forma di un triangolo, il quale, per via di un congegno elettorale a base proporzionale, ma con premio maggioritario (la nuova legge elettorale in discussione in Parlamento), metterebbe gli elettori italiani di fronte alla scelta tra socialismo europeo, conservatorismo europeo e populismo anti-europeo.

Sarà cosi? Nella politica italiana la palla è tonda, come nel calcio, e non si sa fino all’ultimo dove va a finire. Come in amore, tutto è possibile, e le geometrie possono cambiare. Ma dubito che Berlusconi accetterà di passare da una posizione dominante a quella del voyeur, e quindi rinunci al populismo anti-europeo (essenza del berlusconismo). Nelle prossime elezioni europee, alla vigilia del semestre italiano di presidenza dell’Europa, molto probabilmente si parlerà di euro e di Unione europea e, per la prima volta, potrebbe essere il voto sull’Europa a condizionare lo scenario domestico, e non viceversa. Difficilmente Berlusconi rinuncerà a giocare la palla in attacco. Si capisce la decisione di Casini, che temeva di rimanere comunque in fuori gioco, e anche quella di Grillo, che sta giocando la sua partita fuori dal campo. Ma Renzi, il più determinato a riscrivere le regole del gioco, non rischia la fine di Onan?

Emidio Diodato
- Professore associato di scienze politiche
- Università per stranieri di Perugia


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