Altritaliani

Dal libro s’impara la propria visione del mondo

venerdì 31 gennaio 2014 di Carmelina Sicari

Qual è il libro che ci ha aperto nuovi orizzonti, il libro delle nuove frontiere? Naturalmente ce ne sono molti ma per me che ora svolgo con passione il mestiere di intervistare autori in un’emittente regionale, è importante stabilire l’origine, il punto di partenza, perchè l’origine ama nascondersi.

E dunque fu Fontamara di Ignazio Silone, con quella classifica così assurda ed improbabile:
Prima viene il principe di Torloni, poi i guardacaccia del principe di Torlonia, poi i cani dei guardacaccia, poi il nulla, poi il nulla poi il nulla, poi i cafoni.

Fu proprio questa frase a determinarmi un sordo sentimento di indignazione e poi un desiderio e poi un impegno. Il desiderio di rimediare a tanta ingiustizia e poi un impegno a farlo.
Avevo quindici anni, frequentavo il ginnasio e confrontavo tanta ingiustizia con il sentimento di armonia, di compostezza, con la díkē [1] del mondo classico. Mi immaginavo di condurre assemblee per proclamare la mia indignazione e mi accorgevo di non avere strumenti per farlo.

Fu la prima volta che un libro mi suscitò forti emozioni, perchè un libro, per essere tale, deve avere proprio questa funzione.
Senza emozioni la volontà non si muove, perchè la volontà si muove attraverso il cuore e quando il cuore è arido niente può succedere, ci si immerge nella malattia che si chiama indifferenza

E poi ci fu il caso de I miserabili.

Mia madre, religiosissima e ossequiente pienamente dei dettati della religione, era protagonista di una singolare forma di censura.
Esaminava i libri che intraprendevo a leggere e decideva se farmi continuare nella lettura o no. Per non farmi continuare, accadeva che faceva sparire i libri pericolosi. Così successe che sparì il Decameron per la cui sparizione non feci una tragedia giacché a quel tempo non avevo ancora un’idea precisa del suo valore letterario.

Ma quando la stessa sorte stava per toccare a I miserabili, allora risolsi di impedirne la sparizione. Nascosi il libro e di notte al lume romantico di una candela lo lessi fino a farmi cadere malati gli occhi. In compenso la prospettiva consueta mi fu rovesciata.

Da allora non considerai privilegiati i ricchi ma i miserabili ed il metro della giustizia e della politica non fu quello di valutare le azioni gloriose, le conquiste, le armi, bensì la maniera in cui i grandi si comportavano nei confronti dei poveri.

Dal libro si imparano le virtù e quelle di cui abbiamo bisogno ora per la rinascità, sono molto vicine a queste che mi sono apparse nell’infanzia, il coraggio di guardare le cose da una prospettiva rovesciata soprattutto, per poter trovare soluzioni adeguate.

Ora si dice che ci sono dei libri che aiutano il self man chi intende fare da sé. Libri che sostituiscono lo psicanalista ad esempio, che ti liberano dalla depressione.
Se sei nell’after day di una passione tradita o finita o conclusasi in maniera inopinata, leggi Jane Eyre. Ma forse sarebbe meglio Cime tempestose. Ti puo’ consolare anche Sylvia Plath. Vuoi conoscere I cuori di tenebra?

La letteratura è pronta a soccorrerti.
Ma al di là dell’uso pratico della poesia e della letteratura, in una parola del libro, esso, non possiamo dimenticarlo, crea la Weltanschauung, la visione del mondo, quella che costituirà il tuo proprio destino.
Un libro come Il signore degli anelli, per citare un’ultima origine, ha segnato il mio destino e quello, posso ben dirlo di intere generazioni anche successive alla mia.

Non dunque, come secondo i Greci, il carattere è il destino dell’uomo, la sua moira, ma il libro lo è davvero.

Carmelina Sicari

[1divinità della giustizia nel mondo greco


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