Altritaliani

Per la legge Bacchelli al regista Giuseppe Ferrara.

lunedì 9 dicembre 2013 di Armando Lostaglio

Anziano, ammalato e in difficoltà economiche il cineasta Giuseppe Ferrara ha diritto ad usufruire del sostegno previsto dalla legge Bacchelli. Per il regista che ha consacrato la sua vita al cinema d’impegno civile e sociale si è mossa tutta la cinematografia italiana. Anche Altritaliani (una voce degli italiani nel mondo) aderisce.

Una giornata di mobilitazione, ma anche di cinema, per sostenere e sollecitare la concessione dei benefici della legge Bacchelli al regista Giuseppe Ferrara, è stata organizzata per domenica 8 dicembre dall’associazione Apollo Undici in collaborazione con l’ANAC. Giuseppe Ferrara - Beppe per tutti - ha compiuto 81 anni, le sue condizioni di salute non sono buone e purtroppo nemmeno quelle economiche, aggravate da uno sfratto dall’appartamento in cui abita che diverrà esecutivo a giorni.

Ci si augura, a questo proposito, che il Comune di Roma (nella persona dell’Assessore alla casa) mantenga l’impegno di concedere a Beppe un alloggio di quelli confiscati alla mafia. Appare significativo ricordarlo considerando che proprio le cosche sono state più volte nel mirino della sua cinepresa.

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Già da prima dell’estate lo stesso Ferrara, come prevede la norma, ha inoltrato la richiesta per accedere al fondo previsto dalla legge Bacchelli, ma finora, nonostante i ripetuti appelli, non ha avuto risposta. L’appuntamento di domenica 8 si è prefisso dunque di stimolare l’impegno, non solo dei cosiddetti uffici competenti, ma anche e soprattutto delle forze politiche, ad accelerare il percorso e la firma del provvedimento.

Un vitalizio che consentirà a Beppe Ferrara di affrontare con un po’ di serenità un altrimenti drammatico futuro, in riconoscimento dei “meriti acquisiti” con il suo cinema, i suoi scritti, il suo lavoro universitario.

L’appello lanciato da Apollo Undici e dall’ANAC conta già le firme di centinaia di cineasti, critici, giornalisti, istituzioni, privati cittadini e domenica 8 dicembre a rilanciarlo saranno Ettore Scola, Ugo Gregoretti, Michele Placido (Giovanni Falcone nel film omonimo), Sergio Rubini (“Il caso Moro”), Anna Galiena (“Guido che sfidò le Brigate rosse”), Giuliana De Sio (“Cento giorni a Palermo”), Adalberto Maria Merli (“Faccia di spia”, “Cento giorni a Palermo” e”Segreto di Stato”), il produttore Mauro Berardi (“Il caso Moro”), il regista Marco Leto e molti altri ancora.

Inoltre citiamo anche la promessa Inoltre abbiamo corretto alcuni dati tipo indirizzo ecc e aggiunto il contatto dei referenti (tra cui il tuo...) per chi vuole informazioni logistiche o per la stampa..e molti altri ancora.

L’appuntamento è stato in via Nino Bixio (nei pressi di Piazza Vittorio) nella sala Piccolo Apollo dove lo schermo si accenderà di nuovo su uno dei caposaldi del cinema politico: “Il caso Moro” per la cui interpretazione Gian Maria Volontè vinse l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1986.

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Giuseppe Ferrara è stato il primo, ad 8 anni dal rapimento e dall’uccisione per mano delle Brigate Rosse di Aldo Moro e quando ancora gravavano molte ombre su tutta la vicenda, a ricostruire per lo schermo i 55 giorni passati nella “prigione del popolo” di via Montalcini dall’allora Presidente della DC. Seguirà “Il sasso in bocca” opera prima di lungometraggio del regista dopo un centinaio di documentari, antesignano dei tanti film sulla mafia, ma che nulla concede al folclore o al romanzesco, penetrando nei codici e nelle ramificazioni oltre Atlantico e nei palazzi del potere delle “famiglie” siciliane.

Un impegno civile, oltre che politico, che Beppe Ferrara non ha mai tradito e confermato nelle sue opere successive che hanno avuto sempre per protagonisti casi inquietanti della nostra Repubblica: lo scandalo del Banco Ambrosiano e la morte (omicidio o suicidio?) di Roberto Calvi, l’omicidio del generale Dalla Chiesa (“Cento giorni a Palermo”), la CIA e la finanza internazionale alleata con la malavita (“Faccia di spia”), la strage di Capaci in “Giovanni Falcone”, il narcotraffico, il sindacalista Guido Rossa capro espiatorio delle BR per aver denunciato la connivenza di un operaio con i terroristi.

Armando Lostaglio


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