Altritaliani

I balconi di Parigi

lunedì 17 agosto 2015 di Veleno

Andate al Parc Monceau, in una bella mattina come ce ne sono in questi giorni. Oppure camminate per la Place de l’Opéra, con le sue bellissime architetture, i suoi palazzi così ben rifiniti. Guardate l’ammirazione negli occhi dei turisti di tutto il mondo (i più chiassosi gli italiani, specie i meridionali che amano Parigi)….e Montmartre, anche quello amatissimo dagli italiani, i quali, quando sognano un viaggio, la prima città a cui pensano è…..Parigi, e sospirano subito dopo averlo detto. Il Boulevard Haussmann, dedicato a colui che fu l’artefice di tutti questi magnifici palazzi! Dico che eleganza…. Si è vero, la strada è un casino intasata di auto e persone (specie turisti che fanno acquisti ai grandi magazzini, ma che bellezza!!! E Montparnasse… allora? Con le sue crêperies bretone, ummmh, che delizia! J’adore ça! Guardo ammirato i caffé, il viavai delle persone che mi sembrano serene. Guardo le strade sempre pulite e poi il cielo sempre pieno di colori luminosi specie nella tarda mattina, sorrido felice…abbasso un po’ gli occhi e qualcosa mi turba.

I balconi di Parigi sono tutti chiusi, belli, alcuni con tanti fiori e piante da fotografare, ma…. chiusi, vuoti di esseri umani. Mi dico…. ma staranno al lavoro? e…. mi riviene il sorriso e prendo l’impeccabile métro che dopo due minuti già arriva destando l’ammirazione in noi napoletani abituati a ben altro.

E’ domenica, con mia moglie al Parc Monceau, sedioline, libro in mano, acqua minerale pronta all’uso. Leggo di Landru, un mito della Parigi che fu (fa anche rima), alzo gli occhi riflettendo e guardo i palazzi che costeggiano il parco, momento di sgomento…. I balconi sono vuoti, chiusi…sigillati…ma come oggi è Domenica mi dico con stizza. Poi rifletto…ma c’è il sole staranno tutti qua a godersi la giornata, facendo footing, giocando con i bambini, corteggiando queste belle ragazze che si mettono come al mare sul prato e, allora, mi rincuoro e torno a leggere. Il giorno dopo era piovoso. Mi trovo a Montmartre, vicino casa, cammino svelto sotto la pioggerella un po’ triste che qui chiamano “le crachin”, lo sputo, perché ricorda quello di certe persone che parlano troppo vicino e con poca attenzione. Mi viene un dubbio sulla strada da fare alzo gli occhi e…..noooo! i balconi sono chiusi, muti, fioriti magari, insisto, ma senza nessuno fuori e nemmeno dietro i vetri. Stanno al lavoro? E la sera dopo, ad orario da casa…. niente non c’è nessuno. Ma perché??? Dalla mia finestra guardo fuori e vedo le case di fronte tutte chiuse, eppure fa abbastanza caldo, un po’ d’aria non guasterebbe. All’improvviso vedo dallo spiraglio di una grande finestra occultata da pesanti tende bianche comparire una mano anch’essa bianca con una sigaretta in mano tremolante, esitante. Spunta solo la mano e per il tempo necessario a buttare fuori la torre di cenere che si è accumulata, poi rientra tremolante come era uscita. Tutto qui.

Ma come? Voi a Parigi, una città che per ammirarla si viene dal lontano oriente, che fa sognare quelli della magica Africa che aspirano di realizzare lì la loro vita, gli americani che ci girano pure i film, una delle città più amate al mondo, abitata da fortunati che…. non la degnano neanche di un comodo sguardo da casa. Fosse in Italia, per non dire a Roma, Napoli, Palermo, Bari, staremmo tutti fuori ai balconi a goderci l’aria, fumando e sventolandoci con i ventagli per il caldo, chiameremmo, urlando, l’amico che passa, caleremmo un paniere al droghiere di sotto per farci mettere il pane che abbiamo dimenticato di comprare, assisteremmo alle risse tra giovani, ubriachi di birra, trepidando per uno o per l’altro.

Il balcone è un grande strumento di socializzazione.
Ci affacceremmo e come il grande commediografo Eduardo De Filippo scrisse, in una sua memorabile commedia (Questi fantasmi n.d.r.) consiglieremmo come meglio preparare il caffé, al nostro vicino di balcone o di finestra. Invece, ahimé, se c’è della musica in strada le finestre sono, se è possibile, ancora più chiuse, se c’è bagarre, nessuno che si affaccia e dice la sua (invece se ci fosse qualcuno i ragazzetti ci andrebbero piano). E’ triste!

Un tempo il balcone era terreno d’amore, il luogo a cui si rivolgevano gli innamorati per le loro serenate.
Cosa direbbe oggi, il vostro/nostro Cyrano, solito scrivere versi da recitare per l’amata affacciata al balcone?
Una canzone italiana degli anni quaranta diceva: “Aprite le finestre, è primavera….”.

Pensateci ora che è estate.

VELENO

Pubblicato il 7 giugno 2009


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