Altritaliani
Letteratura. Una riflessione.

Dumas e Manzoni: Il guascone D’Artagnan e l’ingenuo Renzo.

lunedì 2 dicembre 2013 di Carmelina Sicari

Il confronto tra gli “eroi” di Dumas e Manzoni evidenzia la laicità di D’Artagnan e come Renzo sia uno strumento della Provvidenza. Il romanzo di Dumas sembra più vicino ai canoni della modernità dei nostri tempi.

Devo confessare qualcosa legata alla mia infanzia.
La mia “insana” passione per il moschettiere D’Artagnan per la sua strepitosa bravura come schermitore e l’altrettanto grande valentia nel giostrare di lingua: D’Artagnan è guascone cioè uomo del Sud capace di vanterie e di provocazioni, di inesauribile ottimismo e di spericolata audacia. E’ un personaggio unico che attira l’entusiasmo e la partecipazione del lettore.

Non c’è nulla di simile nel contemporaneo romanzo di Manzoni. Renzo che potrebbe alla lontana richiamarlo è un ingenuo contadino che ha un’unica battuta sospetta di guasconeria, “ci sarà giustizia alla fine in questo mondo” - immediatamente corretta dall’ironia manzoniana, “Quando un uomo non sa quel che si dica.”

Eppure il romanzo manzoniano “I Promessi sposi” è coevo a quello dei “Tre moschettieri, ma c’è una distanza abissale tra il clima storico dei “Promessi sposi” e quello del romanzo di Dumas. Confesso che tra D’Atrtagnan e Renzo, quest’ultimo non godeva mai della mia simpatia. E’ vero, è perseguitato ed in apparenza un perdente, un vinto.

Le sue bravate a Milano rasentano non la gloria ma la dabbenaggine.Si fa infinocchiare dal poliziotto che lo identifica come “reo buon uomo”, si illude su l’azzeccagarbugli e compie ingenuità strane oltremisura. Il problema è che Renzo è uno strumento nelle mani dello scrittore per dimostrare che per quanto egli si dia da fare è sempre la Provvidenza ad intervenire per sistemare la vicenda. E’ un personaggio a tesi per quanto il piu’ libero forse rispetto a Lucia e dopo don Abbondio.

D’Artagnan è, invece, totalmente libero.
”La sua espansione vitale è un autentico slancio, non ha limiti ne’ confini. E’ lo spirito dell’avventura, l’amore del rischio unito ad una straordinaria, elementare astuzia.
”D’Artagnan non è l’eroe dell’ingiustizia offesa, ne’ lo specchio di un’era, vive con totale libertà.
”E’ lo stesso atteggiamento di Dumas nei confronti della storia. La storia, il periodo della fronda parigina, non viene giudicata. Non c’ è un peso morale sulla narrazione. Lo scrittore sceglie un campo di azione, è partigiano della monarchia. Il nemico è il cardinale per eccellenza, Richelieu.
”Ma l’interessa il senso dell’amicizia tra i moschettieri e lo spirito della gioventù.

Renzo non sembra esser giovane. “I Promessi sposi” è stato definito da Moravia, il romanzo d’amore senza amore, ma è anche il romanzo della gioventù senza gioventù.
“I Promessi sposi” trovano la loro grandezza nel sentimento religioso che unifica l’azione.

Carmelina Sicari


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