Altritaliani

Il Nobel a Vecchioni ?

mercoledì 18 settembre 2013 di Armando Lostaglio

Il Nobel per Roberto Vecchioni? In buona compagnia con Bob Dylan e Leonard Cohen. Forse la scelta degli accademici di Stoccolma è esagerata, parlandosi di Letteratura, tuttavia come Dylan e Cohen, Roberto è un “amico” che dagli anni ‘70 ci accompagna con la sua poesia e con i suoi sogni che aiutano a vivere.

Un giorno un grande come Enzo Jannacci asseriva che l’importante è esagerare. Avranno forse esagerato gli accademici di Stoccolma quando hanno inserito nella rosa dei candidati al premio Nobel per la Letteratura 2013 il nostro Roberto Vecchioni, accanto a Bob Dylan, e Leonard Cohen, (probabilmente ben più quotati). “Nostro” dagli anni ’70.

Può sembrare una esagerazione (lo hanno scritto in molti) e chi lo ha apprezzato come noi può dirlo: è un buon cantautore, è stato anche un buon insegnante, insomma una persona corretta. Ci sono delle cose meravigliose che hanno accompagnato i nostri bei vent’anni. Ci sono dei versi (e canzoni) che hanno toccato le nostre infinite incertezze, e le solitudini. E Vecchioni ne ha cantate di poesie: "Mi manchi, ma finché canto ti ho davanti, gli anni sono solo dei momenti”. E Canzone per Laura, e Viola d’inverno, e Figlia, e su tutte Luci a San Siro.

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Anni ’70, un secolo fa, un anno fa o solo il tempo di un sogno. “Io quando ho amato, ho amato dentro agli occhi suoi”. Perché “luci a San Siro non ne accenderanno più”.

Ma di canzoni poetiche o d’arte ne abbiamo ascoltate tante in questi decenni, tantissimi gli autori di canzoni e musiche da sogno. Le custodiamo dentro o sui muri di casa, con i poster (come quello cantato da Baglioni). E ci sono le stoviglie color nostalgia di Francesco Guccini che ci canta “mi dice cento volte tra la rete dei giardini, di una sua gatta morta, di una lite coi vicini".

I tantissimi momenti alla chitarra di Battisti e Mogol, Pensieri e parole e i giardini di marzo e “seguir con gli occhi un airone, sopra al fiume”. Emozioni, tante, troppo belle quelle cantate oltre la canzone del sole.

I primordi dei cantautori alla Sergio Endrigo: "C’è gente che ama mille cose ..." L’avvenire di Jannacci che è “un buco nero in fondo al tram”, “io sono quello col vino, lui è quello senza motorino”; e Giorgio Gaber, tutto poetica e filosofia.

C’è tutto De André, da Volume 8 a Hotel Supramonte a Rimini a Creuza de ma. E Le anime perse con Fossati; già Fossati, immenso nella sua poetica senza tempo, adulto nella Costruzione di un amore e quello più giovane del Bacio sulla bocca; e poi C’è tempo, c’è tempo.

Quanto a De Gregori, tutto, da Rimmel in poi, con Santa Lucia per sempre. E Lucio Dalla di Anna e Marco, che “si guardano e si scambiano la pelle … e cominciano a volare”. E Battiato? E Paolo Conte?

Sarà importante che Vecchioni venga candidato per il Nobel, ci accodiamo all’idea di rappresentarli un po’ tutti, lui che è anche un autore di romanzi, e che con le sue canzoni (magari anche meno note) sia oggetto di studio per gli accademici di Stoccolma. Ne siamo fieri. E allora Mario Luzi, e Albino Pierro? Rappresenterà anche loro, cantori di una letteratura immensa e trascurata.

Certo è in buona compagnia Vecchioni: Bob Dylan è l’America da quando respiriamo, e Leonard Cohen è la poesia allo stato puro. Ci siamo nutriti (con loro ed altri ancora) di belle poesie e grandi speranze.

Noi continueremo con loro a cercare le risposte nel vento e a bussare alle porte del Paradiso, Bob Dylan ce lo ha insegnato, un secolo fa (o quasi).

Armando Lostaglio


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