Altritaliani
Punto, due punti... e punto e virgola!

Ma perché Rodotà no ?

lunedì 22 aprile 2013 di Giuseppe A. Samonà

Gli amici e coloro che mi leggono conoscono la mia diffidenza, la mia avversione, la mia distanza umana e politica rispetto a Grillo e al suo urlato e fanatico culto della democrazia diretta e antipartitica, con molti suoi annessi e connessi. Pure, è giocoforza ammettere, per onestà umana e politica, ma anche per una sorta di sbigottita necessità intellettuale, che i “cittadini” del M5S sono stati gli unici ad aver avuto una visione chiara e condivisibile in questi ultimi frenetici giorni: Stefano Rodotà poteva e doveva essere il nuovo Presidente della Repubblica italiana, era la persona più idonea a diventarlo.

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Stefano Rodotà

Rodotà è una figura luminosa della sinistra italiana, appartiene alla sua storia, alla parte migliore di questa storia, è una persona profondamente perbene, un vero democratico, un finissimo costituzionalista, un garante dei diritti, di tutti i diritti, come pochi: per chi come il PD voleva avvicinare il M5S o anche riavvicinarlo alla politica della democrazia rappresentativa, una proposta del genere, se fosse stata anche solo evocata dopo le elezioni di febbraio, sarebbe sembrata un sogno, un miracolo.

D’altro canto, Rodotà non solo avrebbe “salvato” la sinistra, permettendole una via d’uscita decorosa, persino "vincente", non solo avrebbe permesso di riconciliare la gente con la politica, eleggendo qualcuno non della “casta”, e contemporaneamente conoscitore acuto di tutti i meccanismi della politica e del diritto, ribadendo che dopo Grasso e Boldrini qualcosa stava veramente cambiando nella società (dentro la quale per altro questa candidatura era maturata) – ma anche, paradossalmente, avrebbe potuto essere accettato, per la sua storia d’imparzialità e equilibrio, per il ruolo da lui giocato per anni come garante della privacy, anche da molta parte della destra. Una soluzione “miracolo”, appunto, impensabile anche solo due settimane fa.

Eppure questa candidatura “miracolosa” più che scartata è stata semplicemente ignorata. Ed è semplicemente sconcertante.

Questa dunque è l’unica vera domanda che dovrebbe essere posta al centro del dibattito politico, per capire quali vie possa imboccare la società italiana, dovrebbe imboccare, e stia effettivamente imboccando: ma perché Rodotà no?

È una domanda che, a elezione del Presidente della Repubblica oramai avvenuta, è da porre non tanto al PD e vicini alleati in quanto soggetto politico di “centrosinistra”: tale soggetto infatti appare irriformabile e si è probabilmente alienato molti dei voti ancora ricevuti alle ultime elezioni di febbraio (fra cui il mio).

Eventualmente è ai suoi singoli aderenti che bisogna porla, anche a coloro che Rodotà lo hanno sostenuto, ma tardivamente. Non riesco a capire, ad esempio, perché Vendola non abbia scatenato battaglia da subito: perché aderire alla candidatura di Prodi, visto che già c’era la candidatura Rodotà? Del resto, per chi diceva di voler cercare un Presidente condiviso anche con la destra berlusconiana, non era proprio Prodi, per vent’anni nemico “ufficiale” di quella destra, la persona meno adatta? Perché Barca, con un tempismo straordinario, ha aspettato il minuto esattamente seguente all’accordo del PD su Napolitano, per affermare, pubblicamente, che sarebbe stato meglio Rodotà?

È una domanda, poi, da porre a quei giornalisti “progressisti”, il gruppo di Repubblica in testa che, dopo aver massimamente osteggiato la soluzione di accordo PD Berlusconi, ora inneggiano all’elezione di Napolitano e si scagliano... contro Grillo, rispolverando, come un disco rotto, tutto il sacrosanto e arcinoto armamentario (l’Europa, l’antipolitica, le urla, il terroristico uso del tanto peggio tanto meglio, etc.). Ma, detto e ripetuto che quell’armamentario trova distante e allergicamente critico anche me, mi viene tuttavia da dire: scusate, ma ora che c’entra? perché ripeterlo come una litania, spesso anche fornendone un quadro più grottesco di quel che sia, invece di capire, in questa circostanza, cosa sia successo? Non è certo il M5S, in questi ultimi giorni, che ha portato a tale situazione, non sono certo i suoi deputati o “cittadini” che dir si voglia che hanno rifiutato dialogo o possibili alleanze: più che proporre un candidato, scelto dopo consultazione dei loro iscritti, che non è del loro schieramento politico, ma anzi di area PD, e figura nobile e rispettata della politica e della cultura italiana, cosa potevano o dovevano fare? (Aspetto con curiosità e speranza qualche articolo di Barbara Spinelli o Michele Serra, ancora ammutoliti...)

Né il problema, in questo caso, mi sembra essere lo stesso Grillo; e se è certo vero che ogni forma di “marcia su Roma” antiparlamento fa accapponare la pelle (ma non la facevano accapponare anche i deputati del PDL di fronte al Tribunale? Fuori dal Parlamento? I proclami secessionisti e xenofobi della Lega? Ora ci si avvia di nuovo a fare un’alleanza proprio con quella destra...), è anche vero che lo stesso Grillo è rivenuto sulla sua idea di “calare” su Roma, si è adoperato per placare gli animi, e non c’è stata alcuna forma di violenza, ma una protesta essenzialmente civile, pacifica. Ho veramente l’impressione che, secondo un’idea dell’informazione che francamente non riesco a capire, si ignori, si occulti, si archivi tutto ciò, insieme all’unica domanda che merita di esser posta: ma perché Rodotà no?

Su tutti ho trovato sconcertante – devo, e con grande rammarico, ripetere il termine – l’articolo di ieri a firma Eugenio Scalfari (http://www.repubblica.it/speciali/p...) : il fondatore di Repubblica non solo si scaglia contro Grillo (e lo ripeto, molti dei temi evocati mi trovano d’accordo – ma qui non mi sembra affatto il cuore del problema), ma anche, con un astio e una superbia che mi hanno lasciato sbalordito, contro lo stesso Rodotà, reo – oltre di non aver telefonato a Scalfari – di non avere la statura di Napolitano, e di essersi fatto “candidato grillino” alla Presidenza della Repubblica.

Fra tante cose che mi verrebbe da domandare a Scalfari, una almeno la scrivo: ma è forse colpa di Rodotà - che per altro non ha mai chiesto niente a nessuno e, per ammissione dello stesso Grillo, non è mai stato il candidato "di Grillo" - se un PD impazzito, o forse saviamente al servizio di un progetto calamitoso, suicidario, non ha neanche considerato la possibilità di farne il suo candidato? Quanto a Napolitano non voglio entrare nel merito di un confronto di “stature” (ma è proprio al nostro nuovo Presidente che vorrei da ultimo porre la domanda: signor Presidente, ma a Bersani, durante le consultazioni, ha chiesto perché non appoggiava Rodotà? Gliel’ha suggerito? E con lo stesso Rodotà, prima di accettare di ricandidarsi, vi siete consultati?) Tuttavia, e lo dico anche in aperto dissenso con quanto espresso da altri su questo stesso sito, a me sembra che la strategia legata alla rielezione di Napolitano sia, questa si’, fallimentare. Di fatto, è legata al timore di imboccare una strada nuova, alla volontà di formare di un governo con dentro PD e PDL, magari a guida Amato (il nuovo che avanza!), che non potrà quindi, com’è stato ampiamente dimostrato in passato, toccare i nodi più urgenti della società italiana, e che darà alla parte più esasperata e sofferente di questa stessa società l’impressione che la “casta” sia sempre lì: la foto che immortala il pianto di Bersani e il sorriso gongolante di Berlusconi dà un’idea di come andrà a finire. (Forse il vero vincitore di questa tormentata vicenda sta già pensando a quando, stravinte le inevitabili prossime elezioni, e dimessosi anzi tempo, come annunciato, Napolitano, potrà eleggersi un Presidente della Repubblica a propria misura...) L’unico eventuale ostacolo potrà appunto esser costituito dal M5S che avrà buon gioco di affermarsi, non senza qualche ragione, come unica forza di opposizione al “partito unico pd pdl”.

Capire cosa sia successo dentro la società e la classe politica italiana, dentro la sinistra, in questi ultimi giorni, chiedersi e chiedere ai soggetti interessati perché non sia stato appoggiato Rodotà, perché sia stato lasciato solo, ripartire dal senso di quella speranza, è a mio avviso l’unica possibilità che esista in Italia per riannodare le fila della sconfitta società civile e tentare di trovare una strada diversa da quella, à cul de sac, che si è imboccata in questi ultimi giorni.

Giuseppe A. Samonà

P.S. Dopo aver scritto di getto, nella notte, questo articolo, ho visto la mattina questa risposta di Rodotà a Scalfari. La segnalo a chi non l’avesse già letta: è splendida --- e dice, nel tono dell’argomentare come negli argomenti, quale ottimo Presidente sarebbe stato, e quale occasione, irripetibile sicuramente in tempi brevi, abbia perso la società italiana.

(http://www.repubblica.it/politica/2...)


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