Altritaliani

Aldrovandi, Cucchi e gli altri....giovani e innocenti.

sabato 30 marzo 2013 di Marina Mancini

In un paese che perde giorno dopo giorno il senso delle regole e di un’etica condivisa, suscita sdegno e orrore pensare che vi sia chi vuole cercare giustificazione alla violenza quando questa è commessa dalla polizia. Aldovrandi ed altri giovani cercano di non essere dimenticati. Siano almeno un simbolo in difesa di una civiltà da ritrovare.

Mi trovo a cercare un motivo allo sbigottimento e alla tristezza che mi prende scorrendo i giornali quotidiani. Un’insolita carrellata di notizie che poco hanno a che vedere con la logica, la bellezza umana e direbbe il mio babbo “ l’educazione”. Per lui il mondo si divideva in due categorie: “educati e maleducati”.
E allora mi faccio voce per la sua voce e intraprendo un viaggio tra i maleducati e gli educati che in questi giorni di primavera a singhiozzo scorrono attraverso i miei occhi. Personale interpretazione certo!

Per esempio, mi sono parsi tanto maleducati e maleodoranti, di brutte intenzioni, i manifestanti che si sono recati sotto le finestre del comune di Ferrara. Vento in poppa, bandiere alzate a difesa e sostegno di quattro agenti della polizia che, nel 2005, hanno ucciso un ragazzino, diciotto anni appena fatti.
Tre omoni e una donnona in divisa lo hanno pestato e schiacciato. Bene, anzi male, maleducati. Tre processi, tre sentenze, tre gradi di giudizio; tanti giudici hanno verificato, analizzato, soppesato prove e riscontri e decretato che, quella mattina maleducata, se il ragazzo non avesse incontrato “le schegge impazzite” dello Stato lui sarebbe, adesso, in giro a fare la sua vita.

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Federico Aldrovandi - foto Ansa

Questi eroici manifestanti hanno scelto un luogo preciso per portare la loro oscena solidarietà a degli assassini, come sentenza recita. Sotto le finestre del lavoro da cui si affaccia la mamma del ragazzo morto. Orrore!
Può essere che loro non lo sapessero, come si affannano a dichiarare i responsabili della manifestazione, certo.
E’strano però, lo so io da Roma, a sbriciolati chilometri di distanza, che la signora Moretti lavora al comune di Ferrara. Ma è possibile che questi particolari esemplari di Ferraresi siano molto distratti.
Ma il sindaco scende le scale del municipio e glielo dice chi c’è al di là del vetro, glielo grida che è inopportuno, ma no, loro insistono e oltraggiano, la piazza è quella giusta. Giusta per l’ennesimo insulto.

Scempio che abbraccia lo scempio è leggere poi che, il segretario del Coisp (piccolo sindacato di polizia che ha organizzato l’allegra protesta), si arrabbia e si indigna tanto perché la foto che la donna mostra del figlio, adagiato su un lenzuolo dell’obitorio è, secondo lui, ritoccata. Mi viene da piangere ma continuo.
Leggo le lettere amare e affettuose che periodicamente il papà del ragazzo dedica o scrive al figlio, estremo tentativo di sentirlo ancora accanto, a portata d’ascolto e mi chiedo, tutte le volte che un’offesa o l’ennesima provocazione li vilipende, come si può resistere a tutto questo? Quanto ancora questa famiglia deve sopportare?

Belle, rincuoranti ed educate, però, sono le manifestazioni di solidarietà che si stanno di ora in ora sgranando, a difesa di questa coraggiosa e dignitosa famiglia che nulla ha chiesto di più se non giustizia per quel figlio perso. Se non più la sua voce, il suo respiro, il suo cuore pulsante, il suo affetto, almeno la consolazione che tutto è stato fatto per restituire verità e integrità alla sua immagine di ragazzo.
Solo, e ti pare poco, un bellissimo ragazzo dagli occhi scuri e dal sorriso felice di ritorno da un concerto, e che altro si deve fare a quell’età tra una fuga da scuola e un esame da preparare?

E invece tanto si è detto e tanto si è insabbiato per far credere al mondo che le vittime erano gli altri, gli omoni e la donnona in divisa, presi a tradimento, poveracci, da un giovincello cattivo, drogato e disarmato.
Tanto si è fatto per nascondere una verità che è diventata, per l’ostinata determinazione della famiglia e del loro avvocato, sentenza dello Stato Italiano.
Ma moltissime, dicevamo, le testimonianze di solidarietà e affetto, tante quante le lacrime versate e la rabbia ingoiata.
Forte e precisa, senza incertezze, quella della nostra presidente della camera Laura Boldrini, voce decente (ed educata) del nostro parlamento, che ha ritratto con la sua indignazione le cupe tinte dello sdegno e dato voce alla stanchezza delle persone silenziose e perbene che vivono in questo strano paese.
E’ intollerabile” ha detto, rivolta alla madre di Federico “che, oltre al dolore ineguagliabile per la perdita di un figlio, Lei debba subire l’offesa di una protesta cosi’ spietata e incivile. Ma sappia che non è sola: Lei è una figura di riferimento per tutti i cittadini italiani che vogliono credere nelle istituzioni e che da esse esigono comportamenti rigorosi".
Il Senato si solleva tutto in un applauso doveroso, la Ministra Cancellieri si indigna, tentenna e poi manda un’ispezione, solo dopo che offesa personale del segretario del Coisp la chiama a raccolta.
Presto ci sarà una manifestazione a Ferrara di solidarietà.

Ma cosa rimane di tutta questa partecipazione, di tutto questo declamato ribrezzo e rifiuto?

Sono anni che le famiglie di Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva, di Carlo Giuliani, di Stefano Cucchi, di Aldo Bianzino e le vittime sopravvissute ai pestaggi dei manganelli rabbiosi, inutili e ingiusti, chiedono che queste tragedie non siano vuoti persi nella bufera dei faremo, vedremo, ci dispiace tanto e nulla più, ma trovino, almeno, una possibilità di decoro e di profonda giustizia.

L’unica ragione che possa valere queste vite è l’assicurazione che chi si è macchiato di delitti così atroci sia cacciato a calci con sdegno e vergogna dalle forze dell’ordine e che paghino le vite oltraggiate e le botte disoneste elargite. Paghino per garantire ai cittadini di non ritrovarsi davanti lupi travestiti da tutori della legge e, soprattutto, per salvare la rispettabilità delle divise che portano e tutelare l’onesta dei colleghi decenti.

Quando si decideranno a fare un governo, tra una proposta e tentativo di scambio osceno e un no inutile, eccessivo, dettato dall’eccitazione da gita scolastica, dal godimento infantile di mandare tutto a rotoli senza un pensiero costruttivo (maleducati), magari, quando finiranno questi giochetti, allora potranno, anche, dare voce e corpo a queste istanze di giustizia e civiltà.

Come chiede, ancora, la mamma Patrizia Moretti che vuole lasciarsi questa tragedia alle spalle e far si che “ la memoria di Federico sia legata a qualcosa di bello, perché non si ripetano queste tragedie”.

Marina Mancini .


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