Altritaliani

Il futuro dell’Italia: nuovo che avanza o “pancia antica”?

Una domanda a Raffaele Bussi
domenica 24 marzo 2013 di Giuseppe A. Samonà

Non volevo, non voglio entrare “pubblicamente” nel dibattito sulle elezioni italiane – ne ho discusso, anche troppo, “privatamente”, con amici e meno amici, per iscritto, attraverso lunghe lettere, ora ragionate, ora convulse, e in me prevale il bisogno di non aggiungere altre parole a questa esplosione di commenti, analisi, suggerimenti, dibattiti televisivi in cui tutti parlano sopra tutti: tacere “pubblicamente”, in questi ultimi frenetici tempi, è per me quasi una scelta politica – e forse anche, più semplicemente, esprime il desiderio di pensare ad altro, distrarsi. Aria.

Ma un passaggio dell’articolo di Raffaele Bussi (La tragicomica classe politica italiana) mi fa sobbalzare, e mi impone, per cosi’ dire, una domanda “pubblica”, che vorrei rivolgere all’autore, ovviamente, e al di là di lui a tutti i lettori del sito.

Il passaggio che mi ha fatto sobbalzare comincia con “il nostro sfortunato Paese, vittima incolpevole delle furberie, nel migliore dei casi, di una classe politica” etc.

La domanda è questa: vent’anni di fascismo + quaranta di Democrazia Cristiana + venti di Berlusconismo (per altro ancora in ottima salute, a dispetto di chi lo voleva finito), che è riuscito nel miracolo di farci rimpiangere la Democrazia Cristiana, non inducono almeno il sospetto che lo “sfortunato” popolo che li ha fatti nascere, e poi ampiamente nutriti, non sia poi del tutto “incolpevole”? O anche (è lo stesso, o quasi): come spiegare l’irresistibile attrazione che questo “sfortunato Paese” manifesta da almeno un secolo per imbonitori autoritari, possibilmente urlanti e sempre fosforescentemente volgari, che ora mietono il grano, ora fanno le corna e raccontano barzellette su donne e omosessuali, ora traversano a nuoto lo stretto di Messina?

Mi verrebbe da dire – è la mia pista di risposta – che prima e oltre che nella classe politica (una casta che certo ha indecentemente occupato per decenni il parlamento, ma non tutti, e non tutti nello stesso modo: si può dire?) è alla società che l’ha votata e spinta e/o lasciata al potere, e di cui è espressione, che bisognerebbe guardare; e che la strada per uscire dal buio non può stare, o non solo, nel metter volti “nuovi” e “giovani” nel parlamento.

È dentro la società, prima che nel parlamento, che bisogna cercare le origini, la ragion d’essere dei problemi, a cominciare da quel familismo che da secoli soffoca il senso civico, o lo rende comunque un elemento drammaticamente minoritario nella vita del Paese. Chiunque, tanto per fare un esempio, sia passato più o meno vittoriosamente attraverso concorsi pubblici, per l’Università, la scuola o altro, sa sulla sua pelle, come lo sanno i tanti italiani che per questo motivo hanno dovuto o voluto espatriare, che “le furberie”, fatte di corruzione, clientelismo e affini, non stanno di casa solo nel Parlamento, ma pervadono come una malattia l’intera vita pubblica del paese.

Ed è dentro la società, a partire dalla sua storia, nel profondo, non nella superfice esaltata delle urla e dei “vaffanculo”, che potrà maturare la via d’uscita, il riaffermarsi della tradizione europea, civile, progressista, democratica, semplicemente “perbene”, di uomini e donne come Gobetti, Gramsci, Bobbio, Ginzburg, Rossanda (dico a caso i primi nomi che mi vengono in mente, fra quelli cari, che son molti) – perché quell’Italia esiste, anche se da molto tempo schiacciata in stato di cronica sconfitta.

Non vedo primavere nei proclami di Grillo, anche se molti dei temi che agita sono più che condivisibili --- ma molti altri sono terribilmente inquietanti, più che inquietanti, ed inquietante come dicevo è lo stile: e non è poco. Non vedo primavere nel patto impossibile Grillo-Bersani e mi lascia quanto meno disorientato l’appello di tanti intellettuali stimati, amici, in quel senso – così, mi lasciano disorientati gli amici, non molti in verità, che hanno votato Grillo, e ancor di più quelli, molto numerosi (ma non tutti, non tutti!), che pur non avendolo votato dicono: però c’è un vento positivo che soffia sul paese.

Come non scordare infatti, nel migliore dei casi, che la “primavera” precedente, quella delle monetine a Craxi, anch’essa montata con simili urla di tutti a casa, sfociò poco tempo dopo nella vittoria di Berlusconi, votato proprio da molti di quelli che urlavano più forte? E come, non per pessimismo ma per senso elementare della storia, non inquietarsi all’udire certe esternazioni xenofobe (con dietro un’ambiguità di fondo per quel che concerne i diritti degli immigrati), o i proclami urlati di “guerra totale”, “destra e sinistra tutti uguali”, etc., in una visione del mondo con forti venature complottiste – il ben noto: ils ne nous disent pas tout... – per cui tutti i mali risiederebbero nella democrazia rappresentativa e quella diretta – aiuto! – sarebbe la soluzione? (Questo per non parlare del fatto, certo non anodino, che questa democrazia diretta si è retta, sino ad adesso, sulle pubbliche urla di una persona sola...) Lo dico senza nessuna pretesa, né tantomeno soddisfazione, di detenere il vero – forse da lontano, nello spazio come nel tempo, dell’Italia non capisco più un cacchio, e sono i miei amici “ottimisti” ad avere ragione: spero di cuore che sia così...

Tuttavia, da lontano, come ai tanti altri italiani che andando all’Estero sono diventati anche francesi, canadesi, americani, inglesi, argentini, la fragilità dell’Italia in quanto comunità civile, attenta cioè al bene comune, mi è ormai eclatantemente, violentemente manifesta. Del resto fa riflettere, culturalmente, al di là cioè delle considerazioni o delle simpatie più strettamente politiche, il voto degli Italiani all’Estero: il primo partito è stato il Centrosinistra, il secondo, a dieci punti di distanza, l’alleanza di Monti; Berlusconi e Grillo sono molto ma molto più indietro, praticamente ininfluenti --- quasi che da cittadini delle altre democrazie europee o transoceaniche, al riparo dalla tempesta demagogico-populista che imperversa nel Bel Paese, si vedessero le cose in un modo diverso.

No, non è un problema di cattivi politici – o quantomeno, questi lo sono perché la società civile è assente, o quanto meno, sonnecchia... e sotto gorgoglia, magari spacciandosi come nuova, la vecchissima e mai doma pancia del paese, quello che Carlo Levi definiva “l’eterno fascismo italiano”.

°°°

(Capisco comunque che le persone “perbene”, in Italia, coloro che vogliono veramente cambiare, vedano come la peste soprattutto un accordo, anche indiretto, con la Destra berlusconiana, e visto che i voti son quelli, e il partito di Grillo è quello che ne ha raccolto di più... Così, è ben possibile che molti dei deputati eletti nelle file del Movimento 5 stelle siano anch’essi persone “perbene” – almeno, spero: per adesso nessuno li conosce... –, ma basta questo a oscurare certi proclami inquietanti e a permettere di pensare che la “primavera” sia in marcia? Basta, la pur splendida elezione di Laura Boldrini alla Camera, e poi quella di Piero Grasso, con una decina di voti dei 5 stelle, per dire che l’Italia sta voltando pagina?)

Giuseppe A. Samonà

P.S. Pensavo ieri sera che avrei potuto dire queste stesse cose, e tante altre, più in profondità, e senza parole, semplicemente montando un collage di vignette di Altan: è lui il più acuto analista, il migliore interprete dell’Italia degli ultimi decenni. Un genio!


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