Altritaliani

Boldrini e Grasso : Camere con vista sul futuro.

domenica 17 marzo 2013 di Nicola Guarino

L’elezione della Boldrini e di Piero Grasso alle presidenze di camera e Senato sono un forte segnale di cambiamento per il paese; un segnale che impone alle forze politiche di proseguire velocemente ad un rinnovamento interno e ad un’assunzione di responsabilità per il prossimo governo. Vietato sbagliare.

«Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Abbiamo l’obbligo di fare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri: dobbiamo garantirli uno a uno. Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne uccise da violenza travestita da amore. Dovremo stare accanto ai detenuti che vivono in condizioni disumane e degradanti. Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di perdere la Cig, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato. Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce gli effetti della scarsa cura del nostro territorio».
Laura Boldrini – Presidente della Camera dei Deputati 16 marzo 2013.

L’elezione di Laura Boldrini e Piero Grasso rispettivamente alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, hanno un indubbio valore, sia per le qualità degli eletti sia per la forza simbolica che i due neopresidenti incarnano.
La prima, giovanissima nella Camera più giovane che la storia della repubblica ricordi è, dopo la Iotti e la Pivetti, la terza donna a presiedere un’istituzione che ha aumentato fortemente, grazie al PD e al M5S, la presenza femminile che finalmente è giunta ai livelli del nord Europa.

La Boldrini inoltre, è stata per anni, Alta Commissaria per le Nazioni Unite, un ruolo che ha ricoperto con molto onore raccogliendo pubblici riconoscimenti che ne hanno dato un’autorevolezza internazionale ancor più di quella che ha in Italia.

Piero Grasso è trasversalmente riconosciuto per i suoi meriti quale procuratore capo nella lotta alle mafie. Provenendo dalla magistratura, quale Procuratore nazionale antimafia, ed essendo uno degli elementi di punta del centrosinistra potrà giocare un ruolo importante nel rasserenare, con la sua autorevolezza e l’imparzialità che la carica assunta gli conferisce, i complessi e roventi rapporti politici e istituzionali che oggi mettono a confronto la classe politica e quella magistrale.

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E’ un successo che va riconosciuto al centrosinistra che nalla sua dialettica interna ha saputo proporre la “mossa del cavallo” uscendo dalle logiche sterili di contrapposizione, promuovendo due personalità che al di là degli schieramenti che rappresentano sono figure che danno lustro all’intero paese spiazzando le altre forze politiche che si erano chiuse nelle loro rigidità demagogiche.

E’ anche il successo della sua democrazia interna se è vero che ci sono state diverse, come è giusto che sia in ogni forza democratica, tesi e posizioni, ma indubbiamente ci sembra di poter affermare che questa scelta sia risultata la più conciliativa con le aspettative del paese.

A tal punto conciliativa che per l’elezione di Grasso hanno concorso anche alcuni senatori cinquestelle, i quali finalmente hanno compreso che uno vale uno e non vale solo Grillo o peggio Casaleggio. Messi alle strette tra la conservazione con Schifani e il cambiamento con Grasso, hanno disubbidito al capo e hanno scelto il cambiamento.

Perché questo è il punto. Il cambiamento. Quello che certamente deve avvenire nel PD che dopo la sua débacle con il centrosinistra, dovrà necessariamente, ma l’ha fatto intendere lo stesso Bersani, voltare pagina, puntando su una leadership che sia più vicina alla società di oggi con le sue complessità e i suoi inediti scenari, ma che riguarda anche i 5 stelle, i quali non possono continuare ad essere agnostici a qualunque scelta prima istituzionale e poi più squisitamente politica, restando sospesi in una vergine opposizione che si limita a ripetere gli slogan o spot elettorali.

Il cambiamento in una democrazia parlamentare significa confrontarsi, discutere, contestare e condividere, significa sporcarsi, il che non vuol dire fare “inciuci” anzi il cambiamento è dirsi le cose con chiarezza e alla luce del giorno. Certo ci sono principi e/o valori non negoziabili, come la democrazia. In tal senso non è possibile dire, come si è detto, che chi non ubbidisce a Grillo è fuori e nello stesso tempo non si puo’ ipocritamente dire che Grillo è un semplice portavoce.

Non si puo’ fuggire in eterno del dibattito pubblico politico, la gente ha bisogno di sapere le idee dei grillini e di verificarne l’efficacia attraverso un libero e partecipato confronto.

Grillo si arrabbia sul suo blog perché il suo movimento non è uniforme ai suoi comandi ma deve rassegnarsi. Specie un movimento non ideologico, ma “liquido” come il M5S, deve abituarsi alla possibilità che ci siano opinioni e scelte diverse tra i parlamentari dello stesso gruppo, come è accaduto per l’elezione di Grasso. Piuttosto lascia perplessi il muro alzato nei confronti della Boldrini, possiamo credere che a molti giovani e donne del gruppo parlamentare degli M5S quel “niet”, imposto con autorità, sia costato molto.

Peraltro, che l’ipotesi di un cambiamento attraverso un governo che lavori su pochi punti con il sostegno dei grillini, fa molta paura specie al PDL di Berlusconi. Che in questi giorni ha ripetuto come un mantra che gli M5S non avrebbero mai votato nulla con il PD e che oggi esprimono con termini virulenti il loro disappunto perché qualcuno ha votato per Grasso. Un chiaro segnale dell’angoscia di chi per un ventennio ha messo in ginocchio il paese per i propri profitti e che ora intravede la possibilità della perdita del potere e dei suoi privileggi.

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L’angoscia di chi sa che rischia con un accordo PD – M5S di essere messo nell’angolo e di sparire dalla scena politica e dal paese.

Insomma, se accordo ci sarà per il governo, non potrà che essere su pochi punti, poi si tornerà a votare, ma se l’accordo ci sarà allora avremo la definitiva fine della seconda repubblica e del berlusconismo e per la finestra vedremo rientrare la possibilità che tutta la politica cambi, una possibilità che era stata rimadata con la sconfitta di Renzi nelle ultime primarie. Sconfitta che ha reso, come i fatti dimostrano, molto più complicata la strada verso il successo del PD e di tutto il centrosinistra.

L’accordo non potrà che essere su pochi punti condivisi dal centrosinistra e dagli M5S, sono infatti, troppe le distanze di programma, di metodo e di cultura politica che differenziano le due forze politiche.

Al Movimento 5 stelle, va riconosciuto il merito di una scossa al sistema politico rilevante e forse decisiva per cambiare un quadro immobile che ha prodotto una quantità spaventosa di danni, con la perdita del futuro per moltissimi giovani, con un’economia devastata da una paralisi ventennale a cui inevitabile è seguito una recessione drammatica che ha portato interi comparti produttivi e industriali al fallimento, ancora in questi giorni si segnalano casi disperati e suicidi.

Per anni si è cercato di svegliare una classe politica paralizzata dalle leggi “ad personam” di Berlusconi in una disputa pazzesca tra berlusconismo ed antiberlusconismo mentre il paese moriva. Con una destra ostaggio di Berlusconi e della sua concezione proprietaria del partito, con il vano e, purtroppo, inutile tentativo di Fini e dei “futuristi” di costruire una destra moderna ed europea.

Dall’altro lato, una sinistra schiacciata da anacronistici massimalismi da partiti morti come Rifondazione o morenti come SEL, mentre nel PD ci si indignava contro i rottamatori di Renzi, difendendo nelle provincie più recondite come nelle sedi più celebrate dinosauri che da oltre venti anni continuavano a calcare la scena televisiva, non capendo che seppure nella loro storia personale c’era stato qualche merito, il loro tempo era finito. Una nomenclatura fedela a se stessa, incapace di vedere come il virus della corruzione andanne a intaccare anche la sua onesta tradizione, come nel caso Penati o in occasione dell’equivoca e mai chiarita fino in fondo questione Monte Paschi.

Ora la giovane ed autorevole Boldrini e Grasso, novizio della politica, sono un segnale forte, ma non ci si illuda troppo, la strada del cambiamento è appena agli inizi e molto dipenderà da come “gioca” il movimento grillino. Non si potrà in eterno sfuggire alle telecamere, ai doveri istituzioanali, al giuramento alla Costituzione e in definitiva alle proprie responsabilità.

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Una forza che è maggioranza alla Camera non puo’ permettersi in eterno di fare solo opposizione o di assumere censorie ed improprie pose alla Savonarola, si ha il dovere di cambiare e non solo per quei tanti intellettuali, artisti, uomini di cultura che hanno fatto appello per quel mini accordo programmatico, lo si deve anche a quelle centinaia di migliaia di elettori che sulla rete invocano questo accordo, lo si deve ai comitati degli esodati che l’hanno chiesto a Grillo, a quei piccoli imprenditori che ora l’invocano anche nel nome degli ultimi di loro che disperati sono arrivati al suicidio, lo si deve a quei lavoratori che stanno lottando per difendere il posto di lavoro, lo si deve soprattutto a quei milioni di giovani e donne che chiedono speranza alla politica.

Certo, gli eletti cinquestelle potranno lavarsene le mani e Napolitano darà incarico a qualcuno per un governo di scopo, per fare la riforma elettorale e poi di nuovo tutti al voto. Altri mesi persi, posti di lavoro persi, spread che si alza, miliardi in fumo che peseranno inevitabilmente sulle famiglie, magari altri casi di disperazione come a Perugia, o altri suicidi, per inseguire un sogno del 100% dei voti come dice, con il suo fare grossolano, il comico genovese.

Ma gli italiani capirebbero? La realtà è che un simile errore costerebbe molto ai grillini, ed anche se i sondaggi dicono che sono in crescita è bene ricordare che due mesi prima del vota anche il PD era in crescita consistente e poi è andata come è andata.

Queste due presidenze sono quindi un segnale forte di cambiamento a cui andrebbero aggiunti nuvi segnali di discontinuità con il passato, partendo dala gerarchie poltiche, da un rinnovamento radicale negli uomini, dal proporre nuove metodologie di confronto e con proposte veramente forti per un governo che, seppure di minoranza, potrebbe fare molto e molto bene.

Tra il 1976 e il 1979, nel pieno degli anni di piombo, vi fu uno dei pochi governi di minoranza della storia italiana, ebbene quel governo produsse leggi importanti come quella sull’aborto, un nuovo diritto di famiglia che ancora oggi in Europa ci invidiano.In un momento cosi grave nessuno, ma veramente nessuno, puo’ sfuggire alle proprie responsabilità. E’ il caso di dire che il paese vi guarda.

(Nelle foto dall’alto in basso: Laura Boldrini, Piero Grasso, Giorgio Napolitano).

Nicola Guarino


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