Altritaliani

Il Tragicomico Beppe Grillo.

e La Tragicomica classe politica di Raffaele Bussi
martedì 5 marzo 2013 di Nicola Guarino

Il destino dell’Italia e dell’Europa nelle mani di un comico e del già AD della Webbeg S.p.A. Gianroberto Casaleggio. Non è un incubo, è quello che ha scelto la maggioranza degli italiani. Non è l’ultima trovata di Berlusconi (o forse si, lo sapremo tra venti anni). Non è una parodia dei fratelli Marx. Per molti è tragico o almeno tragicomico.

Forse molti non hanno realizzato che il destino dell’Italia e di buona parte dell’Europa è nelle mani di un comico. Pertanto, lo spettacolo (come ha fatto notare anche il politologo Emidio Diodato) resta una costante nella politica italiana da oltre venti anni.

L’amore di una gran parte degli italiani per il populismo non trova confini. Cosi, dopo venti anni di berlusconismo, prepariamoci all’era del grillismo. Una risata ci seppellirà, speriamo non per sempre. In ballo è il futuro delle nuove generazioni, il futuro dell’Europa e quindi dell’Italia. Avevamo sperato in un voto responsabile, nella convinzione che occorresse un cambiamento capace di coniugarsi con l’emergenza Italia.

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La politica di Monti aveva parzialmente raddrizzato il naufragio del populismo berlusconiano e gli italiani hanno risposto indebolendo la politica (che di colpe e limiti ne ha) e premiando Berlusconi e Grillo ovvero il populismo (che è la ragione di uno sfacelo che si protrae da oltre venti anni).

Una condizione atipica per la storia politica degli altri partner europei e che forse spiega l’imbarazzo, se non lo scherno, manifestato da alcune cancellerie, nel valutare il futuro del nostro paese.

Proporsi per protestare come forza antisistema è stata la mossa vincente di Grillo per conquistare il consenso. Oggi, il “movimento” è in massa presente nel parlamento e non puo’ più fare solo protesta. Non proporre nulla e proseguire nell’ingovernabilità potrebbe suscitare qualche delusione anche in chiave delle prossime, forse imminenti elezioni.

Sarà bene dare qualche informazione in più, a beneficio degli amici all’estero, e di tentare qualche analisi sulle difficili prospettive che attendono l’Italia e di conseguenza tutto il continente.

Intanto, va detto che Grillo non è nuovissimo della politica. Già nelle elezioni del 1996 tento’ l‘ingresso in parlamento, cercando di formare una lista con l’ex leader dei Verdi Ripa di Meana, con la cantante Gianna Nannini e il comico Roberto Benigni, operazione non riuscita. Dopo aver espresso tutto il male possibile sulle tecnologie informatiche e la nascente rete, la folgorazione e la conversione avvengono in seguito all’incontro con l’imprenditore Gianroberto Casaleggio, già dell’Olivetti e alle fine degli anni novanta, amministratore delegato della Webbeg S.p.A., gruppo multidisciplinare per consulenze informatiche, con solidi rapporti con la Rothschild Bank francese, e specializzata nel posizionamento di aziende in rete.

Dal 2004 fonda la Casaleggio Associati srl. E’ dal 2005 curatore del blog del comico genovese.

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Abbiamo più volte sostenuto anche di recente, che in fondo, Grillo è il rovescio della medaglia di Berlusconi e non è un caso che il suo avvicinamento alla politica sia appena di due anni successiva a quella del cavaliere.

Il comico comprende che la politica con la seconda repubblica è cambiata, i protagonisti di cinquanta anni della storia italiana sono usciti di scena, interi partiti si sono polverizzati, a seguito di tangentopoli e dei processi di trasformazione del quadro internazionale successivi al dissolvimento della cortina di ferro. L’arrivo di Berlusconi ha portato ad uno sconvolgente cambio della cultura politica e finanche del lessico politico. L’impatto mediatico e di spettacolo da mediaset, con la sua straordinaria forza persuasiva, fa comprendere che lo strumento televisivo puo’ avere una forza di penetrazione sulla popolazione impareggiabile.

Il comico genovese, comprende che lo spettacolo puo’ diventare strumento di racconto e interpretazione della politica e dei bisogni, e capisce che puo’ farsi lui stesso medium di consenso tra obbiettivi e cittadini. Il linguaggio della politica e la stessa politica sono cambiati, intuisce, probabilmente sotto il consiglio di Casaleggio, la grave crisi della democrazia partecipativa e di rappresentanza, dopo il dissolvimento dei tradizionali partiti di massa, e come Berlusconi, comprende che si puo’ dare il via a nuove forme di conquista del consenso.

Il 65enne Grillo comprende anche, e qui sicuramente grazie a Casaleggio, che ancora più della televisione il canale di raccolta del consenso è la rete che a partire dal nuovo millennio, sempre più diventa strumento partecipativo e di confronto con possibilità, almeno paragonabili, alla televisione e sicuramente prevalenti presso le giovani generazioni, che già dagli anni novanta sono entrati in sofferenza con l’affermarsi di nuovi modelli produttivi come quelli proposti da Treu, ministro dell’allora governo Prodi. I giovani diventano quindi uno degli obiettivi privileggiati nella scalata al successo politico della strana coppia.

Propria l’aver compreso prima di altre forze politiche che lo scontro generazionale ha soppiantato la lotta di classe, è uno dei meriti della modernità del pensiero di Grillo ed una delle ragioni del suo successo elettorale. Mentre buona parte della sinistra e del sindacato combattono per la difesa dei posti di lavoro, Grillo si rivolge a chi non ha nulla da difendere, perché un posto di lavoro neanche ce l’ha.

Il vero scontro è tra chi il lavoro ce l’ha ed anche garantito e a tempo indeterminato e chi (specialmente i giovani) viceversa è disoccupato o costretto ad un precariato che non consente futuro.

Mentre la politica esce dal territorio, limitando la sua azione al contrasto all’anomalia berlusconiana, che logora la stessa cultura politica in un asfittico contrasto sulle regole e sui continui conflitti d’interesse, restando invischiato in una gestione della vita pubblica sempre meno trasparente, Casaleggio e Grillo danno vita al Movimento Cinquestelle.

Ipocrisie a parte, il “movimento” è proprietà di Grillo e Casaleggio, i quali possono promuovere o rimuovere chiunque dagli incarichi (cosa già accaduta) senza dare conto a nessuno. Come avviene nel PDL, superando l’idea della polis democratica a presupposto di forze come il PD, si puo’ decidere e modificare senza l’approvazione di alcuno, insomma nel solco della seconda repubblica, siamo ad un nuovo partito azienda.

In tal senso, il movimento è privo di strutture rappresentative, sostanzialmente vuoto di democrazia interna, tanto che, anche se ipocritamente si rifiuta questa denominazione, tutti riconoscono gli adepti di questa forza come i “grillini”. La stessa democrazia informatica funziona unicamente secondo le necessità strategiche dei due. Per cui, le primarie in rete risultarono a voler essere gentili, grottesche, persone che con solo 28 preferenze erano messe in lista, nessuna possibilità di controllo o di riscontro delle votazioni, in pratica i “nominati” furono “assunti” da Grillo e dall’amministratore delegato Casaleggio. Anche questa è un’analogia con il berlusconismo.

Tutti oggi sembrano sottovalutare questa circostanza, come all’epoca si sottovaluto’, come la strutturazione in club di Forza Italia, impediva qualunque possibilità di democrazia interna, e tutto dalle direttive ai gadget offerti, avevano una sola fonte Berlusconi e i suoi consiglieri della comunicazione. Anni dopo si è capito che male ha prodotto quel populismo. Si perché il populismo è il nemico della politica. Frantuma la cultura della partecipazione e dell’elaborazione d’idee, riduce i rapporti politici ad un comunicatore (un tempo si chiamava dittatore) che comunica le sue decisioni ed un pubblico che privato di ogni controllo o di ogni valutazione, si limità ad applaudire. Sradica l’appartenenza territoriale di ciascuno, depriva di una storia “politica” le persone. Massifica ed omologa le diversità. Mi chiedo cosa ne penserebbe Pasolini di Grillo.

La strategia eletterorale utilizzata e rilevata da diversi sociologi, ha dimostrato come il comico ligure nel suo mestiere di comunicatore sia abilissimo.
Si è concentrato su due mezzi di comunicazione (paradossalmente il più vecchio e il più nuovo): la piazza e la rete, non concedendo apparentemente nulla né ai giornali, né alle televisioni (strumento privileggiato da Berlusconi).

Cosi facendo ha parlato agli anziani, al popolo dei pensionati, alle nonne in ansia per il futuro dei nipoti, al popolo dei “semplici” poco avvezzi alla rete e che non sanno come fare per portare avanti la famiglia, spesso operai, piccoli imprenditori con debiti fino al collo. Contemporaneamente ha parlato alla massa dei giovani che affollano i social network, che sono precari se non disoccupati, in pena per un futuro che sembra sempre più nero. Peraltro in rete (ecco un esempio della liquidità della sua politica) i suoi messaggi sono rimbalzati ovunque.

Un popolo che dopo venti anni di crisi dei partiti di massa, con una sinistra che anno dopo anno ha perso contatto con il territorio. Giovani che, in assenza di forti motivazioni ideali e privati di una visione più ampia del futuro, che sia capace di uscire dal proprio ego, sono diventati un terreno facile di conquista, come fu per Berlusconi che sulle macerie della prima repubblica, fondo’ con parole semplici il suo regno che venne chiamato seconda repubblica.

Grillo ha usufruito indirettamente della televisione, senza l’imbarazzante confronto politico che puo’ evidenziare la lacunosità e la contraddittorietà dei propri programmi, imponendo solo filmati che lo ritraevano in comizi affollati nel meglio dei suoi show, offrendo sempre, nei pochi scambi di parole con i giornalisti, un’immagine rassicurante, in aperto contrasto con la veemenza bellicosa dei suoi comizi. Inoltre ha potuto contare in modo più o meno cosciente sull’appoggio di anchorman come Santoro, già utile spalla di Berlusconi, e di un giornale come “Il Fatto” che, dopo essersi liberato degli “ostili” alla linea editoriale di Padellaro e Travaglio, è diventato ad honorem l’organo ufficiale dei Cinquestelle in edicola.

Il tutto con il resto della stampa impegnata a dare risalto ad ogni sua manifestazione e ad ogni incontro fruttuoso in chiave elettorale. Come quello con gli sventurati lavoratori della Sulcis in Sardegna. Anche qui abbiamo un’analogia con Berlusconi che utilizzo’ mediaticamente l’occasione del terremoto in Abruzzo e le famose casette tipo Lego. Un magnifico spot che ha commosso tutti, quasi come le lacrime di Silvio nel 1996 per gli immigrati albanesi annegati nel canale di Otranto nel tentativo di arrivare in Italia ai tempi del governo Prodi.

Paradossalmente, senza alcun controllo, Grillo ha goduto della massima copertura mediatica, senza alcun ostacolo, in un modo imbarazzante per qualsiasi idea di par condicio. Mentre i vari Giannino, Monti, Bersani, tra catene, cagnolini, giaguari finti erano costretti a fronteggiare il fuoco di fila di giornalisti arrabbiati o di pubblici famelici, Grillo poteva dire quello che voleva senza ostacoli, come Berlusconi. Solo che il cavaliere lo poteva fare solo sui canali Mediaset di sua proprietà, Grillo.....ovunque.

Francamente credo nel metodo democratico e nel confronto, chi lo evità non aiuta lo sviluppo di una cultura polatica della cittadinanza, elemento essenziale per rifondare un sistema politico in crisi come il nostro.

Il buon comico, del resto si sa ama le avventure, come la traversata dello stretto (chissà se ha pensato al ponte anche lui), ma non ama i confronti pubblici dove c’è contraddittorio. La cosa è comprensibile se è vero che l’unico confronto avuto nel corso della campagna elettorale, è stato quello con Profumo del Monte Paschi, nell’assemblea degli azionisti. Li, il comico è apparso timoroso, impacciato, balbettante cifre che erano contraddette dall’AD della banca. come inattendibili e non veritiere. Alla fine ha preferito glissare sull’argomento e dopo l’incontro l’argomento è diventato lettera morta, uscendo dalla sua campagna elettorale.

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Si dirà che Grillo ha ragione, perchè il suo, e sottolineo suo, movimento ha avuto la maggioranza dei voti degli italiani. Argomentio risibile. Intanto, perché la stessa cosa cinque anni fa la diceva Berlusconi, tra le proteste di tutti coloro che avevano a cuore la democrazia e la Costituzione italiana; in secondo luogo perché, pur nel rispetto della volontà popolare, va detto che non sempre il popolo ha ragione, il popolo puo’ sbagliare. Se cosi non fosse dovremmo concludere che aveva ragione anche quando eleggeva Hitler o Mussolini. Del resto la Costituzione esplicitamente limita la stessa sovranità popolare.

Conciosiacosacché, nutro qualche dubbio sulla razionalita di quegli italiani che si sono presi la responsabilità di eleggere oltre 160 tra deputati e senatori senza neanche conoscerli. A scatola chiusa, solo perché nominati da Grillo. Un’apertura di credito, che, in una fase cosi travagliata e difficile della nostra storia, non mi sento di condividere.

Peraltro, l’assenza di democrazia interna al movimento, già manifestatasi con l’espulsioni di eletti nelle amministrative, rei di aver parlato alla TV senza chiedere il permesso all’amministratore delegato Casaleggio, mi lascia molto perplesso.

Ed ancora, pur apprezzando la schiettezza del comico, anche se lo trovo pesante quando ricorre troppo all’insulto verso i suoi avversari, non mi sfuggono, neanche nel suo caso, i decrepiti e vecchi vizi della politica. Come quando sostiene che lui è il portavoce del movimento. Si tratta di una ipocrisia evidente. Il suo partito (ora che è in parlamento possiamo togliere la fumosa etichetta di movimento) è della specie ”faidaté” tipica espressione della seconda repubblica, ovvero un partito proprietario, come quello di Berlusconi. Dire: “Ognuno conta uno” è una fesseria ed un’ulteriore ipocrisia, visto che c’è uno o forse due che contano per tutti.

La riprova è il fatto (non il quotidiano che di queste cose non osa parlare) che la petizione promossa in rete con cui in poche ore 140mila persone chiedevano almeno un referendum per scegliere se allearsi o meno con il PD, come al pari del sondaggio successivo che sembrerebbe provare che almeno la metà dei grillini sarebbero favorevoli a questa alleanza, sono stati cestinati con pretestuose ed ipocrite motivazioni. Da ultimo la nomina dei due capogrupi al Senato e alla Camera, elezione non a scrutinio segreto, come per prassi, ma per alzata di mano sotto i vigili occhi della premiata ditta Casaleggio/Grillo. La raggiante “eletta” capogruppo al Senato in un fuor d’opera già si è fatta sfuggire degli elogi al senso dello Stato che aveva il regime fascista. Come dire: “Il buon giorno di vede dal mattino...”.

In ogni caso, ora la parola deve passare agli eletti e li capiremo davvero se uno vale uno ed è senza vincolo di mandato come impone la Costituzione italiana su cui si apprestano a giurare o se sono tutti dei burattini nelle mani del comico e del suo dominus. Perché se fosse cosi allora non valgono uno, valgono nulla....meno di zero, sarebbero incidenti nelle speranze di cambiamento del paese quanto una scorreggia a cielo aperto nel deserto del Sahara.

Io credo e spero che il populismo del comico nostrano non possa durare venti anni, quanto n’è durato il berlusconismo, ma credo anche che la situazione è cosi tragica che non si possa neanche perdere tempo in spiritosaggini, anche se mi viene da ridere, Napolitano non me ne voglia, pensando agli incontri tra Grillo e Cameron, Hollande e la Merkel, oppure i vertici con Obama. Ma questo rischio non c’è, perché eventualmente ci manderebbero qualcuno nominato, magari con delle primarie come quelle fatte per le elezioni, e perché non con un sorteggio? Tanto uno conta uno, mica rappresenta l’Italia a massimo rappresenta se stesso, tanto poi è il boss che gli dice cosa deve dire, magari speriamo almeno che scelgano uno che nel CV ha messo la buona conoscenza della lingua inglese.

La realtà è che dopo venti anni di berlusconismo, l’Italia ha perso ogni cultura politica. I partiti hanno spento il contatto reale con i problemi piccoli e grandi dei cittadini, fino a rendere il concetto stesso di cittadinanza e quindi di appartenenza ad una società politica, un concetto formale, astratto. L’abbandono prima televisivo e poi internautico del dato reale, ha spinto i politici ad una mera rappresentazione della politica semplificata come in un reality, ad una ricerca del consenso che non passasse dalla soluzione dei veri problemi, ma in virtuali battaglie fatte, ad esempio, di annunci di cose e dal contestare questi annunci.

Per venti anni e più, la politica italiana non ha prodotto alcuna riforma, alcun cambiamento nella società, trincerandosi in una guerra di posizione che è vissuta solo su due termini: il berlusconismo e l’antiberlusconismo; Tutto questo in difesa di una democrazia che diventava sempre più astratta e incompiuta. Sacrificando intere generazioni sull’altare dello spettacolo e del viscerale confronto televisivo. Senza più riflettere su nulla, mentre industrie chiudevano, la globalizzazione avanzava con il suo problematico carico di contraddizioni, il debito cresceva, le scuole e la cultura andavano in malora.

Il territorio, quello vero, era abbandonato, ci si confidava nell’azione della magistratura per arginare la corruzione e il malaffare politico senza capire di essere parte del problema.

Ora, illusoriamente, dal teatrino della politica si è passati al reality della politica ed in prospettiva ci aspettano altre semplificazioni della politica sul web, questo grazie a santoni come Casaleggio, che forse anche per motivi d’impresa, spingono per un web che sia più democratico della democrazia reale che è quella fatta da cittadini in carne e ossa.

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E’ un bluff e si vede subito, ma in tempi di caduta della civiltà politica molti non ne hanno coscienza. E’ come quando tanti diedero, a solo due mesi dalla sua discesa in campo, credito a Berlusconi, anche allora, come oggi, era una congiuntura difficile per l’Italia e l’Europa, e dieci anni di craxismo con il riflusso al privato, successivo agli anni di piombo, e il sogno o incubo reganiano, si era dato un colpo terribile alla cultura politica italiana.

Prepariamoci quindi al rischio di mandare in malora il paese e di diventare l’odiato burattino dell’Europa, mentre ci alleniamo a correre dietro nuove chimere imposte dal nuovo “GRANDE FRATELLO” Beppe Grillo.

Da una parte uno showman che ipnotizza con le sue performance ridanciane ed emotive il pubblico e dall’altro degli eletti speriamo ragionevoli, con storie e magari opinioni anche divergenti fra di loro, timidi e che forse vorrebbero anche fare cose concrete, ma che tuttavia sono privi di strumenti per decidere ed esposti ad una democrazia mediatica che è diretta solo dal duo e manifestata solo dal comico e senza nessun contraddittorio (ed è incredibile che un uomo con la storia di Dario Fo non se ne renda conto n.d.r.).

E’ proprio questa liquidita’ politica che garantisce vantaggi immediati ma che alla lunga puo’ tradursi in una catastrofe. Una sorta di speculazione politica, che al pari di quelle finanziarie, possono dare utili immediati ma che quanto esplodono con i loro effetti tossici possano risultare mortali per un paese in sofferenza come il nostro.

Questa scossa puo’ essere utile al nostro sogno di riavere dei cittadini dei più diversi orientamenti, capaci davvero di partecipare e decidere con le dovute rappresentanze, è un tema che deve interessare tutte le forze politiche, ma sia anche chiaro che in questo momento, decisivo per il futuro del paese, non si puo’ inseguire uno cosi.

Il PD e gli altri partiti facciano le proprie proposte, il nostro saggio Presidente faccia le sue scelte. Se toccasse, come sembra, a Bersani indichi le poche proposte fattibili, rinunciando a pastrocchi come il governissimo, per iniziare ad uscire da questa fogna in cui il “porcellum” ci ha cacciati e se c’è la maggioranza bene, se non c’è si vada a votare, poi sarà Grillo e il suo compare già amministratore delegato della Webbeg S.p.A. a spiegare agli operai della Sulcis perché l’Italia non puo’ fare nulla e si deve votare di nuovo. Vedremo quanta commozione......

Subito dopo i partiti facciano un severo esame di coscienza; Il PD, ad esempio, mandi a casa la sua ultralogora nomenclatura e dia spazio ai giovani e capaci che a partire da Renzi, sanno leggere i tempi nuovi che la politica ha perso di vista.
Perché se oggi ci meritiamo anche questo è certo per responsabilità del crollo di una progettualità della politica, ma i partiti e il PD in particolare hanno molte colpe.

Nicola Guarino


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