Altritaliani

L’impresentabile.

mercoledì 23 gennaio 2013 di Veleno

C’è qualcosa di grottesco nelle definizioni delle candidature nel PDL, definite da un duro confronto tra Alfano da una parte e Berlusconi e i cosiddetti “impresentabili” dall’altra.

Un confronto cosi aspro che la lista definitiva dei candidati è stata presentata, tra colpi di scena vari, solo allo scadere ultimo del tempo consentito dal regolamento elettorale. Cosentino più che indagato, addirittura incriminato, per reati connessi all’associazione di stampo camorristico, è stato escluso, come Dell’Utri, già condannato per i suoi legami alla mafia, Scaiola il reuccio della Liguria, ricordate la casa pagata a sua insaputa, per quattro soldi, con vista Colosseo? Papa, unico ad aver assaporato la prigione, Marco Milanesi, l’amichetto di Tremonti anche lui con varie inchieste addosso.

La maggior parte di loro ha rinunciato a candidarsi, tranne Cosentino, il campano di ferro, che fino all’ultimo ha resistito, scappando anche con le liste, minacciando finanche rivelazioni "scottanti" contro il cavaliere.

Tuttavia escono di scena solo i più mediatici, quelli che secondo i sondaggi potrebbero nuocere all’immagine del PDL. Gli impresentabili non mediatici restano tutti a cominciare dall’altro campano Cesaro (a chi figlio e a chi figliastro). E poi, sono candidati gente come Scilipoti in Calabria e Minzolini, ex direttore TG1, in Liguria, come dire...l’intelligenza che avanza. Come a dire che persone cosi sarebbero presentabili nell’istituzione parlamentare e verrebbero stipendiati ancora una volta da noi.

In realtà come al solito, Berlusca e i suoi sono campioni d’ipocrisia. Quelli che oggi sono “impresentabili”, ieri erano più che presentabili, al punto da negare gli arresti richiesti dalla magistratura ed erano difendibili, tanto che a colpi di maggioranza i berlusconiani, con la complicità leghista, hanno ostacolato in mille modi finanche, respingendo con voto parlamentare a maggioranza, semplici richieste istruttorie utili alle indagini della magistratura.

Oggi che, malgrado gli strombazzanti annunci dei sondaggisti del cavaliere, la realtà è che si è dietro al centrosinistra di 8 punti e che si fatica a superare finanche i neonati centristi di Monti, “gli amici degli amici” sono diventati impresentabili. Berlusconi, è vero, parla di scelta dolorosa, è vero Lui di certe compagnie non puo’ fare a meno, ma è pur sempre una scelta. La realtà è che come tutti i populisti, visti i sondaggi ha capito che gli “onesti”, per lui, di ieri, sono gli “impresentabili di oggi. “Vox populi, vox dei” o se preferite più pirandellianamente: “Cosi è se vi pare”.

Non conta la politica, conta il consenso popolare, che va guadagnato ad ogni costo. Non occorre una visione politica della realtà, ma riuscire a carpire, in ogni modo, il voto utile a vincere, anche se bisogna fare leva sui sentimenti e sugli istinti piu degradanti dell’elettore.

La scelta di rinunciare a Cosentino è stata dolorosa, non perché Cosentino è una persona linda e onesta, ci mancherebbe, ma perché Cosentino porta molti voti, ma Berlusconi doveva sacrificarlo per accontentare una piazza più importante per lui della Campania, ovvero la Lombardia, che dopo aver gustato i mille e uno scandali, con farcitura di mafia calabrese, oggi vuole almeno che PDL e Lega salvino la forma. Del resto non temete, gli esclusi di oggi, sono fermi un giro in attesa di altre e lucrose sistemazioni. E vedrete i sostituti non li faranno rimpiangere.

Cio’ che veramente non è presentabile è il PDL di oggi. Con alla testa un anacronismo che si chiama Berlusconi, che dopo essere riuscito in buona sostanza a sfuggire alle reti della giustizia, avrebbe dovuto dare ad altri la possibilità di costruire una destra più presentabile magari meno corrotta e populista.

Invece, Berlusconi ha messo un po’ di belletto, a tolto quattro, cinque nomi dalla lista e crede di aver fatto il rinnovamento. Al di là delle solite apparenze, la realtà è che questi venti anni passati con lui, ci hanno reso più poveri ma, anche più tristi, sfiduciati. Piaccia o no tra Monti e Berlusconi c’è l’abisso, non solo per motivi di preparazione culturale ed economica, ma anche per motivi di stile, di aplomb politico.

In una certa misura la rinuncia a queste seconde linee del PDL è un’ulteriore sconfitta del “berlusconismo” il quale non si fida più neanche di quell’affarismo, di quella malapolitica televisiva, fatta di urla e sghignazzi, di quella grossolanità da tardo impero romano che n’era stato il suo tratto distintivo.

Dopo venti anni di teatro dell’assurdo, se tutto va bene e gli italiani si prendono per mano, fatte le elezioni, torneremo ad essere un paese normale.

In realtà, esiste già un centrodestra presentabile e credibile ed è quello di Monti. Che io non votero’, ma questo non mi costringe a negare la serietà e la dignità di chi, a preso il toro per le corna, mentre il cavaliere fuggiva, incapace di contrastare la crisi.

Monti e non Berlusconi (che la sempre negata n.d.r.) ha affrontato con limiti ed anche alcuni errori, la più dura crisi italiana dal dopoguerra. E sempre a proposito di memoria è bene ricordare che in Europa Berlusconi era scomparso, considerato uno zero di cui parlare solo per battute sul bunga, bunga. Viceversa, Monti, ad esempio, ha fatto ingoiare alla Merckel lo scudo antispread, che ha messo al sicuro noi, la Grecia e la Spagna. Abbiate memoria se c’era uno che si appiattiva sulle posizioni tedesche non si chiamava Mario, si chiamava Silvio.

Il fatto che Monti non sia delegittimato dal centrosinistra, come lo fu Berlusconi, dimostra che Lui è un politico presentabile, magari un avversario con cui confrontarsi anche duramente ma che merita tuttavia rispetto. Questo sentimento è già in sé la prova che lui non costituisce un’anomalia del sistema ma che è un soggetto politico diverso, con cui il centrosinistra dovrà confrontarsi inevitabilmente per il futuro del paese.

Del resto questa presentabilità Monti se l’è conquistata in Europa, ma anche in Italia. Là dove altri sarebbero usciti di scena, certi di conquistare da super partes l’ambito ruolo di Presidente della repubblica o della Commissione europea, lui ha preferito rischiare; salendo in politica, sapendo dell’inevitabile scontro con i berluscones, puntando a costruire un’alleanza dei riformatori, per favorire l’uscita da questa nefasta seconda repubblica, riportando la politica su un terreno di partecipazione e di costruzione più efficacie e credibile nell’interesse del paese. Io non credo che il professore resterà molto in politica, diciamo che si era dato uno scopo: riformare profondamente l’Italia e riportare la politica alla sua centralità. E’ evidente che ritiene che questo scopo ancora non sia stato raggiunto.

(Nelle foto dall’alto in basso: Una copertina de L’Espresso dedicata al sottosegretario Cosentino del governo Berlusconi; in basso Mario Monti).

Veleno


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