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Cinema

Ciao Mariangela. Addio alla grande Melato.

venerdì 11 gennaio 2013 di Armando Lostaglio

Se ne va Mariangela Melato, attrice versatile e donna intelligente, va via in Paradiso, in quello degli artisti o in quello della Classe operaia che tanto ci ha appassionato e stimolato idealmente.

Quel film di Elio Petri era appunto “La classe operaia va in paradiso”, che vinse la Palma d’oro a Cannes. Correva l’anno 1973, e la Palma quel film maestoso la vinse ex- aequo con “Il caso Mattei” di Francesco Rosi, che tempi, che cinema... Protagonista in entrambi i film un incommensurabile Gian Maria Volonté. E Mariangela era al suo fianco nel film di Petri, che da allora sarà celebrata come diva, osannata ovunque per la sua discrezione e il suo stile.

Un’ultima volta la televisione ce l’ha regalata durante le festività appena trascorse, al fianco di Massimo Ranieri in una rivisitazione di “Filumena Marturano”: la sua immagine non rimanda alle più note interpretazioni che furono di Sofia Loren e prima ancora di Titina. No, la sua Filumena è di nero vestita, elegante e dirompente, quasi una Medea, trucco e profilo da tragedia greca.

Questa è l’ultima Mariangela, poi la via del tramonto, l’addio alla vita, ma non nel cuore di quanti l’hanno apprezzata e asserita nella sua versatilità.

Una grande, insomma. Una immensa attrice che ha attraversato il cinema e il teatro lasciando un segno perpetuo ed indimenticabile. “Mimì metallurgico”, “Travolti da un insolito destino” e “Storia d’amore e d’ anarchia” sono la trilogia esemplare diretta da Lina Wertmuller, con un torvo e dolce Giancarlo Giannini al suo fianco.

Cinema politico ed intimista, come nel successivo film del francese Claude Chabrol “Sterminate: Gruppo zero” datato 1974. Quegli anni ’70, pieni di rabbia e di speranze mai sedate.

Mariangela, dalla pittura al palco al cinema ha interpretato con ironia e sapienza le ansie e le voglie di rinascita, con interpretazioni magistrali che resteranno memorabili. Da Ronconi e Strehler e Visconti, da De Sica e Petri alla Wertmuller, da Chabrol a Monicelli e Pupi Avati.

La sua voce roca e teatrale resterà impressa nell’arte di carpire l’intimità più profonda; il cinema è stato suo, è stato nostro.

Armando Lostaglio

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