, offre un interessante percorso utile ad un dibattito sul futuro della politica e su un nuovo modo di concepire l’economia e la ricchezza che n’è uno degli assi portanti. L’opera presenta anche un ventaglio di diverse voci che aiutano a capire meglio il perché di questa crisi e come siamo arrivati a questo punto. ">
Altritaliani
Un libro contro la schiavitù dei mercati finanziari.

Avere o Essere? “Diversamente ricchi” e più felici.

domenica 6 gennaio 2013 di Nicola Guarino

A poche settimane dal voto in Italia e con tante incertezze in Europa, l’ultimo libro di Carlo Patrignani dal titolo: "Diversamente ricchi", offre un interessante percorso utile ad un dibattito sul futuro della politica e su un nuovo modo di concepire l’economia e la ricchezza che n’è uno degli assi portanti. L’opera presenta anche un ventaglio di diverse voci che aiutano a capire meglio il perché di questa crisi e come siamo arrivati a questo punto.

Il libro di Carlo Patrignani : « Diversamente ricchi », comunque la si pensi, e con questo voglio dire anche se non si hanno solide radici socialiste come l’autore, ha diversi meriti. Il primo, a mio avviso, è quello di ricostruire con dovizia d’informazione e con puntualità nelle riflessioni, quello che è lo stato delle cose, all’indomani della fine del berlusconismo, nella sinistra democratica in Italia e non solo.

Una riflessione importante e che getta una luce chiarificatoria sui complessi sviluppi del pensiero filosofico, economico e politico in questi ultimi anni, caratterizzati da diverse crisi identitarie all’interno dello schieramento progressista e democratico in particolare quello italiano.

Un compito quello di Patrignani importante anche per un sito come il nostro che nella sua pluralità di voci, mantiene sempre l’aspirazione ad essere laboratorio di confronto e analisi politica.

L’altro intento, denunciato nel sottotitolo del libro è qualcosa di più della “ricerca di una via di uscita da un modello di società creato dal neocapitalismo finanziario”. Del resto il libro, dopo una prima parte in cui l’autore articola e motiva la sua acuta riflessione, dà spazio ad altri interventi di economisti, sindacalisti, politici e uomini delle istituzioni, creando un utile ventaglio di tesi ed opinioni da mettere a confronto fra loro e che in tal senso divengono un utile contributo allo sviluppo di un pensiero nuovo, antagonista proprio a quel capitalismo finanziario, che oggettivamente è il principale responsabile della più grave crisi economica mondiale, almeno a partire dal dopoguerra.

Patrignani, già biografo del socialista Riccardo Lombardi, con la sua prima opera (Lombardi e il fenicottero – Ed. L’asino d’oro, 2010), è un instancabile sostenitore della modernità del pensiero lombardiano, nonchè un sostenitore della possibile ripresa politica del pensiero socialista.

Proprio il “diversamente ricchi” fu una felice formula con cui il pensatore socialista, immaginava, con indubbia lungimiranza, la possibilità di arrivare ad una società che uscisse dalla strettoia consumistica che, dal miracolo economico, era diventato il modello unico di vita degli italiani e l’imprescindibile criterio economico del capitalismo avanzato. Più produzione, più consumi, più profitto.

Un modello che regolamentasse i consumi, secondo l’effettivo interesse al consumo, che razionalizzasse questi consumi, secondo valori diversi, scommettendo su una società in cui non ci fosse solo posto per l’aumento della ricchezza economica, ma anche spazio per altri criteri di soddisfazione personale e collettiva, ovvero la ricerca della felicità.

Un tema ripreso gia da qualche tempo anche nel pensiero più attento e coraggioso dell’economia politica, che ha arricchito di fattori non solo strettamente matematici ma anche sociologici la valutazione di cio’ che occorre alla felicità individuale e di una comunità sociale. Da alcuni anni si parla anche di economia percepita, di benessere non semplicemente legato alla ricchezza monetaria, come del resto altri fattori dimostrano, paesi più fortunati economicamente non sono sempre i più felici, basta vedere il tasso di suicidi, molto più elevato in paesi del primo mondo che in quelli del terzo oppure lo stesso tasso di criminalità.

Su questo percorso seguito da Patrignani, partendo dallo spunto lombardiano, si arriva ad argomenti di indubbia attualità. Il benessere non più percepito come quantita di ricchezza materiale accumulata o tradotta in consumi, ma come soddisfazione anche morale e direi psichica delle persone. La ricerca della felicità non coincide più con l’accumulo di consumi o di soldi. Una cosa che il fallimento del berlusconismo in Italia e la crisi del liberismo in Europa e nel mondo sembrano aver reso di tutta evidenza. Insomma l’essere sembra tornare a prevalere sull’avere.

Anche per questo diventa essenziale l’impegno su valori che sono stati liquidati sbrigativamente dalla favolla bella quanto falsa che si poteva accumulare ricchezza con un uso esorbitante e direi improprio delle borse e dei mercati virtuali e finanziari. Una cosa che negli ultimi decenni ha gradualmente spinto il capitalismo ad abbandonare la produzione reale e la politica a trascurare le scelte di economia industriale, l’investimento sulla ricerca e la conoscenza per favorire solo azzardate manovre di speculazione finanziaria se non anche operazioni veramente criminali con cui si è potuto invadere il mercato finanche di titoli tossici che hanno messo in ginocchio interi paesi.

Acutamente Patrignani spinge anche sul ruolo dell’Europa, se ormai è di tutta evidenza che l’economia è governabile solo parzialmente attraverso l’azione di governi nazionali e che proprio questa contraddizione evidenzia la necessità di spingere sull’europeismo affinché sempre più si rinunci a quote di sovranità nazionali a vantaggio dell’interesse generale europeo, ma naturalmente si fa anche rilevare la necessità che un Europa più forte richiede, come sottolinea anche il socialdemocratico Shulz dell’SPD tedesco, un aumento dei poteri alle istituzioni europee a partire dal suo parlamento, senza ridurre le decisioni ai solo uffici delle cancellerie principali a partire da Francia, Germania ed Inghilterra.

Certamente, le soluzioni prospettate sono diverse a seconda dei protagonisti interpellati. Fassina, oppure Giorgio Ruffolo, l’economista Roncaglia e la sindacalista Camusso, fino all’ex sindacalista Epifani, per citare solo alcuni, nonché la Trautmann, europarlamentare del PES e poi, il già citato ed ultrastimato Schulz che del parlamento europeo n’è il presidente.

Un ventaglio di tesi e di opinioni che allargano e completano il percorso che Patrignani compie di suo nella prima parte di questo maneggevole e per nulla ostico libro, che si lascia leggere con faciltà e che potrebbe essere utile strumento per capire i complessi percorsi dell’economia. Percorsi che come la crisi dimostra obbligano tutti all’informazione e alla consapevolezza.

Nel libro emerge con forza come la fine dell’illusione liberista impone con forza la necessità di un primato della politica che deve orientare e regolamentare un mercato finanziario ed un mondo economico che dal thatcherismo e dalle politiche reganiane in poi, è diventato un caotico mondo di speculazione che ha portato allo sgretolamento dei principi di coesione sociale, disgregando e disarticolando il mondo del lavoro, precarizzandolo drammaticamente creando nuove emergenze sociali ed impoverendo con un sistema assolutamente speculativo quella classe media che storicamente era stato filtro tra borghesia e proletariato.

Il deserto che si è generato vede da una parte una borghesia sempre più ristretta numericamente ed una moltitudine sempre più povera e che ben viene rappresentatio dall’immagine del 99% sempre più povero che a Wall Street combatte contro quell’1% sempre più privilegiato.

Credo che questo libro possa essere utile anche a quegli italiani che in Italia e nel mondo si accingono con il voto a sceglere il futuro del Bel Paese. Un’occasione per una volta veramente storica per archiviare definitivamente il terribile ventennio del berlusconismo e del liberismo, ridando spazio e luce ad un ritorno di una politica seria e consapevole capace di coinvolgere e rendere partecipi tutti al proprio futuro. Anche partecipare è un modo di essere ricchi....diversamente.

(nelle foto dall’alto in basso: dopo la copertina del libro, l’autore Carlo Patrignani. Infine Il presidente del Parlamento europeo Schulz)

Nicola Guarino

Pubblichiamo per completezza anche due note concesseci da Stefano Fassina responsabile economico del PD e di Matteo Orfini della Fondazione Italiani - europei.

Stefano Fassina: Siamo interessati a raccogliere e sviluppare la proposta di una società diversamente ricca. É la risposta giusta, di buon senso alla crisi di oggi, al neoliberismo che è, questo sì, da rottamare. La società diversamente ricca è stata un’intuizione felice, un’idea brillante di Lombardi, che ancora oggi è valida e direi giusta e di straordinaria attualità per la politica economica. Abbiamo, infatti, davanti a noi il problema della domanda: e, se vogliamo assicurare la sostenibilità macroeconomica ed ambientale, è del tutto impensabile proseguire con i modelli di consumo avuti finora. Qui la modernità dell’idea di consumi ‘diversamente ricchi’, non meno consumi, ma più consumi ‘diversamente ricchi’, cioè che arricchiscono la cittadinanza sociale, la collettività: penso alla ricerca, all’innovazione, alla conoscenza, al tempo libero, alla cultura, ai beni comuni. Del resto, non ha insegnato nulla la straordinaria vittoria ai referendum di giugno sui beni comuni? L’acqua è e deve restare un bene comune, universale, cioè non disponibile per il privato e quindi per il profitto: non è questa, forse, la ‘ricchezza altra’ che si muove sulla lunghezza d’onda del ‘diversamente ricca’? In Francia poi da qualche tempo una commissione di esperti, voluta da Nicolas Sarkozy, lavora a nuovi parametri per definire la ricchezza, in senso di benessere, oltre il Pil. E cosa viene avanti? La qualità della vita, dello sviluppo, la partecipazione alla vita politica e sociale, il livello della cultura. Un modello di società per la persona, per l’essere umano, che Lombardi aveva felicemente intuito. Va ripresa la sua idea e declinata nel contesto attuale, nella realtà di oggi. Puntare alla ‘diversamente ricca’ con il fine di valorizzare la persona, è la sfida da fare. riforma del fisco.

Matteo Orfini: “Questo è uno dei libri che ben si inserisce nella ricerca e costruzione di quel ‘pensiero nuovo’ indispensabile e necessario nella sfida culturale e politica aperta in Europa: una battaglia delle idee che, seppur complicatissima, insieme alle altre forze riformiste, socialiste e socialdemocratiche europee, vogliamo vincere. Vogliamo tirare fuori il Paese da una difficile crisi finanziaria ed economica certamente, ma anche culturale. Essa infatti è figlia di una ideologia che domina da vent’anni: il neoliberismo, il laissez faire il mercato, per cui la società non esiste, la persona neanche. Vogliamo ribaltare questo paradigma culturale per cui prima di tutto viene la persona umana che oltre al lavoro, alla casa, ai beni materiali chiede e pretende anche beni non materiali come la cultura, ossia il sapere e la conoscenza, la qualità della vita”.


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