Altritaliani

I soldi, l’unico valore della nostra società?

sabato 17 novembre 2012 di Emanuela De Siati

Ferdinand de Saussure era un linguista. Spiegò come le parole siano costituite da due elementi: significante e significato. Il primo è l’aspetto estetico delle parola, il segno sul foglio, quello che vediamo, il secondo è l’attribuzione che diamo all’aspetto concreto del segno. In questo sistema vige il valore dell’arbitrarietà; cioè, siamo noi a dare valore ai segni, valori che cambiano nel tempo, valori e importanza che cambiano grazie al nostro arbitrio.

Per i soldi vale la stessa cosa: siamo noi a dare valore a un pezzo di carta, tanto che le nostre amate lire oggi non hanno alcun valore. E siamo noi a dare valore e significato a tutto quello che ci circonda, oggetti, macchine, borse firmate, scarpe, monili in acciaio che grazie ad una firma hanno il valore di oggetti d’oro, ma che tra anni non varranno più niente. E se poi trattiamo le persone come oggetti, come cose da usare, come status symbol, queste avranno il valore che noi attribuiamo loro e quindi un valore limitato nel tempo che non ci lascerà molto a livello umano.

Tendiamo così a oggettivizzare le cose e persone a nostro piacimento, a utilizzarle per poi abbandonarle quando non ne abbiamo più bisogno. E’ l’epoca consumistica del resto, l’era dei supermercati, dello shopping compulsivo, dell’impeto bulimico che ci riempie, ma solo momentaneamente, quella voragine, quel vuoto che ci fa cadere a velocità supersoniche nell’isolamento del nostro io, nella sua confusione, nel suo perdimento senza agganci morali, né umani. E’ un po’ come ritrovarsi naufraghi al largo e dissetarsi di acqua marina, e accorgersi che quella bevuta ci porterà a una sete peggiore. Penso sia questo il consumismo, un’illusione pericolosa.

E a differenza di tutte le specie di esseri viventi, che si evolvono a favore della loro sopravvivenza, l’uomo fa delle cose strane, si muove a discapito della propria stessa specie e a discapito della propria felicità. Il motivo è un valore arbitrario che abbiamo affibbiato a pezzi di carta. Per loro abbiamo barattato la nostra salute mentale, la nostra dignità, il buon senso, l’onestà, la tranquillità, il riposo, la creatività, l’unicità e l’originalità, la spiritualità, la coerenza, la coscienza, la morale, la gioia di un’amicizia, la tenerezza di un amore.

Per i soldi abbiamo detto addio all’appartenenza al genere umano, al ricordo di esseri viventi a contatto con la natura, con se stessi, con il proprio pianeta, distrutto, decimato. Per gli affari abbiamo rinunciato al tempo con i propri cari, e invece di un pomeriggio a ridere con gli amici senza dover per forza spendere qualcosa, preferiamo entrare in un negozio e appagarci con un acquisto, la cui eccitazione scompare in meno di 24 ore.

Io ricorderò per sempre le belle giornate con i miei amici, le risate complici con le mie amiche, di quando vivevamo in casa, studentesse, e ci dividevamo la cena. Ricordo quasi ridendo, quando non potevamo pagare l’affitto, quando non avevamo mai soldi e invece di aver paura, io mi sentivo circondata da solidarietà, gioia, spensieratezza, grazie anche alla gioventù e all’energia di quei giorni. Ricorderò gli abbracci, le serate insieme a confidarci la nostra vita e il bene che per alcuni rimarrà intatto nella mia vita.

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Vignetta di Emanuela de Siati

Durante questa crisi e questo Natale, vedremo persone senza lavoro, persone che non potranno acquistare niente e persone che potranno acquistare ogni cosa. L’ingiustizia è palese e la maggior parte lavorerà senza ferie e fino a un attimo prima della venuta di Gesù Cristo. Molti perderanno il lavoro perchè sono andati in malattia senza il permesso di essere malati. Molti non troveranno lavoro e si ritroveranno senza un euro. Molti dovranno chiedere dei soldi, farseli prestare.

E’ ingiusto fare un appello di rinunce a chi già ne fa ogni giorno per sé e per chi ama. E’ ingiusto chiedere di essere ancora meno choosy. L’unica rinuncia a cui dovremmo fare riferimento, questa volta, se davvero il mondo sta cambiando, è la rinuncia al vecchio valore che abbiamo dato ai soldi.

Mi viene in mente un noto telefilm americano, (in Italia si chiama "Una mamma per amica"). Stranamente è l’unico telefilm tra tanti a dare un valore diverso ai soldi. Soldi che sono protagonisti in quasi tutte le serie che conosciamo, soldi che alla fine aggiustano tutto, soldi che comprano fascino, soldi e successo che equivalgono allo stare bene con se stessi, a un’appagazione spirituale e personale, soldi che coincidono alla riuscita di sé, alla bravura, perfino con l’ avere una relazione stabile, perfino col farsi desiderare, perfino con la riuscita di un rapporto sessuale, perfino...con la stima che si prova nei confronti di chi si ama. In questo telefilm c’è l’illusione che i soldi possano dare tutto questo, ma poi accade la chiara percezione che tutto crolli, perchè quello che manca davvero sono relazioni umane forti, affetto, intimità, accettazione, tolleranza, abbandono della perfezione, abbandono della competitività a tutti i costi, della necessità di distinguersi sopra gli altri.

Noi esseri umani non siamo fatti per la solitudine, non siamo stati creati per la perfezione e l’unicità. Quello di cui abbiamo bisogno è quello che tutti noi facilmente possiamo raggiungere. La libertà, l’amicizia, l’amore, i sentimenti, la gioia, essere d’aiuto agli altri, costituiscono l’essenziale della nostra vita, l’essenziale a portata di mano.

Se questa crisi metterà a dura prova noi stessi questo Natale, sappiamo almeno che l’essenziale non può essere acquistato e che è alla portata di tutti. Sempre.

Emanuela de Siati

Il blog di Emanuela


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