Altritaliani

Bentornato Vinicio in questa terra che un po’ ti appartiene.

mercoledì 14 novembre 2012 di Armando Lostaglio

Sono di quegli eventi che restano per sempre. E di questo va dato ampio merito ad associazioni come Vulcanica, che in questi anni si è spesa per portare qui, ai piedi del Vulture, musicisti di levatura internazionale: Allevi, Bollani, Rava, Einaudi, solo per citarne qualcuno. E in tale contesto, spiccherà un’altra personalità, ben più eclettica, nel panorama della musica e della sperimentazione poetica: Vinicio Capossela. Semplicemente immenso. Sarà a Rionero, Provincia di Potenza (domenica 18, teatro Vorrasi) con Rebetiko gymnastar tour, intinto di etnologia greca.

Bentornato Vinicio, bentornato in questa terra che un po’ ti appartiene...
Calitri, dove affondano le sue radici, è solo al di là dell’Ofanto, quel borgo sulla collina che si vede da Monticchio. Ma tanta strada questo poeta senza tempo ha già fatto. “Sembra più grande degli anni che ha” ci ripeteva una signora mentre assistevamo alla presentazione-concerto del suo libro, anni fa alla Feltrinelli di Bari. Quel corposo volume che è un vero diario del nostro tempo, rivisto senza ammiccamenti e conformismi, a partire dal titolo “Non si muore tutte le mattine”. E’ pur vero che dai suoi testi, dalle canzoni emerge una padronanza di linguaggi che solo gli anni e l’esperienza conferiscono.

Vinicio Capossela è un artista davvero unico. Sono “lampi di circo e di poesia per dare una mano ai sogni”, con questo verso lo identificava Gianni Mura qualche tempo fa. E’ armonia, è storia di strada, è compagni di vita e di vino, è tutto un mondo compatto dai colori notturni, è “un pendolare della vita e della musica, un randagio con molte radici”. Poeta e scrittore, musicista e folk-singer, Capossela sa mescolare straordinariamente cronaca e surrealismo, valzer e jazz, il pianoforte e la fisarmonica, con una voce particolare, nuda ed armonica come poche nel panorama della musica moderna. E’ un autore che viene da lontano, compagno di strada più di Tom Waits che di Paolo Conte (di cui qualcuno ne immagina l’eredità).
Ma c’è anche Buscaglione e le ballate della pizzica salentina e della taranta o comunque mediterranee. E’ un autore completo, fertile quando è contagiato da quella vena poetica più autentica.

Parla di marginalità come pochi altri, di migrazioni e ritorni. Lui che ha tante radici e che in lui convivono come in una Babele della tolleranza. Nasce ad Hannover da genitori di Calitri, cresciuto nelle colline del Reggiano e vive a Milano in una zona (riferisce sempre Mura) “da dove molti traslocano perché ci sono troppi immigrati”.
Sono storie del nostro tempo quelle di Vinicio, un tempo che attraversa a piedi o in macchina, in treno come in nave: bello il passo del suo libro nel quale descrive il viaggio da Bari a Bar, sull’altra costa dell’Adriatico.

Abbiamo ascoltato in auto, a passo d’uomo, intorno a Lago piccolo di Monticchio, in un pomeriggio d’autunno, quel gioiello di “Ovunque proteggi”, una vera “benedizione laica”; in compagnia del regista Giambattista Assanti che girerà a breve un film anche da queste parti: sono rarissimi i momenti di elevata commozione che si potranno mai associare ad una canzone così straordinaria. Capossela ha l’ironia e la grazia fuori dal tempo. E’ un funambolo da circo di paese, un cantastorie, di quelle poesie-ballate che restano dentro, vere o inventate, dure quanto leggere. Di quelle che ci piacerà sempre ascoltare.

Armando Lostaglio

Ndr. Intervista di Altritaliani a Vinicio Capossela


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