Altritaliani
Venezia....quasi in diretta.

L’altra Venezia - Ecco il Leone d’oro!

sabato 8 settembre 2012 di Massimo Rosin

Come previsto da molti, il Leone d’oro è andato a Kim Ki-Duk con il film “Pietà”. Si conclude il festival con pochi clamori. Mentre si spengono le luci, eccovi le recensioni degli ultimi film proposti, con il ritorno di De Palma sugli schermi, una non convincente Comencini in concorso e il film di chiusura di Jean-Pierre Ameris tratto dal celebre romanzo di Victor Hugo.

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Conclusosi da poche ore il festival con la prevista vittoria del film coreano di Kim Ki-Duk, il premio della giuria per l’opera “Paradise: Faith” di Ulrich Seidl, poco agli italiani, tra cui a Cipri per la fotografia di “E’ stato il figlio”. Giunge alla fine un festival che indica strade nuove per il cinema e riscopre e valorizza il documentario.

“Pietà” è cinema puro, è introspezione, è tragedia greca rivisitata in chiave drammaturgica in quel lontano oriente, denso di disagi umani e povertà latenti (A. Lostaglio).

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Ecco le recensioni su gli ultimi film proposti:

Passion, di Brian de Palma

Un nuovo thriller, a firma Brian De Palma. Film in concorso alla 69 Mostra del cinema. Un ritorno (per molti) atteso, questo del regista De Palma. In quest’occasione è il mondo della pubblicità ad essere investigato: attraverso le vicende pericolose di Christine, protagonista, che è una navigata dirigente di una multinazionale, donna giovane raffinata e ...spietata. Le donne in carriere, oggi, devono presentare questi requisiti ed in questa la bella Christine ne ha in abbondanza. Vuole provare la sua ambizione allargando il suo potere.

Ama uno scellerato, bello, ed inutile dalla barba ruvida. Ma lei cerca altro. Anche esperienze sessuali con altre colleghe, per fermare le loro ambizioni e poterle ricattare. Il film, com’è nello stile di De Palma, aumenta d’intensità mano mano che procede. Il finale intricato, dai risvolti psicologici marcati, porterà lo spettatore al grado massimo di suspence.

Un Giorno Speciale, di Francesca Comencini

Concorre per l’Italia questo film di Francesca Comencini. Ma, sinceramente, non so dove possa arrivare. Racconta ciò che riescono a fare due ragazzi in un angolo della città di Roma. Marco e Gina si incontrano e, per entrambi, è la prima giornata di lavoro, lui come autista, lei come attrice (ma senza un vero contratto). Marco porta Gina all’appuntamento previsto, ma questo viene spostato verso sera. Ai due non rimane che passare una giornata assieme. In macchina si conoscono un po’ di più, s’accorgono che hanno lo stesso linguaggio, forse anche la stessa classe sociale di appartenenza.

Sembra tutto molto semplice. Ed è così veramente. I due hanno voglia di divertirsi, lei gli fa capire che gli piace. Lui, invece, è molto più composto, pensa al suo primo lavoro e non vuole tradire chi gli ha concesso la fiducia. Ma poi si lascia andare. O meglio si lascia condurre.

E’ Gina che lo porta di qua e di là , entrando in boutique, facendo finta di essere interessati all’acquisto, poi in un ristorante, ordinando aragosta e champagne. Verso sera arriverà l’incontro atteso da Gina con un uomo, un politico, squallido personaggio interessato solo alle sue "freschezze fisiche". Questa è la trama del film. Uno spaccato giovanile sulla difficoltà legata all’inserimento nel mondo del lavoro, condotto in modo discutibile.
Il padre di Francesca, Luigi, con un tema simile ne avrebbe ricavato qualcosa che poi rimaneva nella memoria di chi guardava. Dubito che questo possa accadere per "Un Giorno speciale".

L’Homme qui rit, di Jean Pierre Ameris

Tratto da un celebre romanzo di Victor Hugo, "L’Homme qui rit" (L’uomo che ride) vede tra i protagonisti Gerard Depardieu, qui nei panni di Ursus, artista di strada che in una notte fredda e nevosa accoglie nella sua carrozza due ragazzi. Lui, forse di qualche anno più vecchio, ha subito traumi infantili, tra cui un’orrenda cicatrice che, quasi una beffa, gli ha deturpato il volto trasformando le sue labbra in un perenne sorriso. Lei, invece, è cieca.

Ursus li accogli, decide di tenerli vicino a se, ne farà dei protagonisti delle sue pieces teatrali, fino a quando arriverà per il ragazzo, ormai fattosi uomo, il successo. Da una contessa riceverà apprezzamenti e, in un batter d’occhio, si ritroverà catapultato in una proprietà dorata, divenendo, come nelle fiabe, un principe, anzi marchese. Gwynplaine, il suo nome, ma dentro di se non accetterà questa vita dorata che lo porterà pure ad essere un parlamentare della società borghese. Lui sa di avere altre radici.

Film impeccabile, soprattutto nella prima parte. Bravo Depardieu, ma soprattutto Marc-André Grondin nella parte di Gwynplaine. Lo rivedremo tra poco nelle sale.

Dalla mostra del cinema di Venezia - Massimo Rosin


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