Altritaliani
La situazione italiana, mentre domenica si vota il secondo turno delle amministrative.

La politica a cinque stelle!

sabato 19 maggio 2012 di Nicola Guarino

Anche i ballottaggi confermano la crisi dell’attuale sistema partitico italiano, in piena e convulsa evoluzione, mentre tra tensioni sociali crescenti, suicidi di imprenditori e disoccupati, monta la rabbia contro gli uffici delle imposte, e ritorna il terrorismo. Grillo stravince l’elezioni amministrative e ci costringe tutti a riflettere, su di lui, su di noi, sui partiti e la politica in Italia.

Premessa n.1.

In rapida sintesi va ricordato: Le deflagranti amministrative con la debacle dei partiti, ad eccezione del PD, la quasi dissoluzione del PDL, la fine del Terzo Polo, sancita dal suo leader principale, Pierferdinando Casini, il dimezzamento della Lega Nord, Un’eloquente e robusta crescita delle astensioni e il dilagante successo del Movimento a cinque stelle dell’ex, a questo punto, comico Beppe Grillo, che nella limitatezza del voto amministrativo comunque si afferma come terza forza in Italia, aggiudicandosi anche con il voto degli elettori pidiellini la città di Parma, raccogliendo tra gli astensionisti e da Vendola e rifondazione comunista andando a destra fino alla Lega, erodendo voti un po’ a tutti.

Premessa n. 2.

Al voto mentre l’Italia è sconvolta dall’ancora oscuro attentato di Brindisi e dal rovinoso terremoto in Emilia. In un clima reso pesante nelle settimane scorse già dalla gambizzazione a Genova del manager Adinolfi dell’Ansaldo Nucleare e a seguire dalla rivendicazione della FAI (Fronte Anarchico Informale) mentre a Milano comparivano volantini delle Brigate Rosse e una serie di attentati vedevano come bersaglio, le agenzie dell’entrate delle imposte, la famosa o famigerata Equitalia, che appena qualche giorno prima aveva visto una sua sede alle porte di Bergamo, attaccata da un insolvente debitore armato di fucile e due pistole.

Anche se le statistiche ISTAT non segnalano un aumento di suicidi in Italia negli ultimi anni, ogni giorno l’informazione ci parla di imprenditori e disoccupati che si suicidano nelle varie zone d’Italia. A Napoli dimostranti hanno attaccato una sede di Equitalia con scontri corpo a corpo con la polizia. Ancora più inquietanti sono i dati sulla disoccupazione e sulla crescita in Italia. Siamo nel periodo 2000 - 2011, all’ultimo posta in Europa.

Con queste premesse e sunto delle ultime, appare evidente che bisogna riflettere sul nostro futuro. In primo luogo, queste amministrative hanno reso evidente ciò che avevamo previsto, ovvero che il PDL, finito il berlusconismo e scomparso dalla scena mediatica Berlusconi, ha mostrato tutto il limite di una forza politica priva di ideologie, ma anche di un progetto politico e di organizzazione reale e non solo virtuale. La bolla populista del cavaliere esplosa con l’uscita di scena del suo azionista di riferimento rende chiaro che per il PDL se esiste un futuro è tutto da scrivere e forse inventare.

Il tornado di queste parziali amministrative ha però, il merito di iniziare a fornire degli indizi sul componimento di quello che con espressione un po’ abusata potremmo definire il quadro politico. La crisi del Terzo Polo in pratica ha portato all’azzeramento di questo schieramento e l’uscita di Casini che potrebbe presagire alla creazione di una nuova forza di centrodestra che legherebbe parte di quel che resta del PDL, all’UDC, ex componente del Terzo Polo.

Cosa faranno Futuro e Libertà e Il partito di Rutelli? Addirittura componenti del FLI preconizzano un’alleanza elettorale per il 2013 con il PD. Certamente, se questa ipotesi divenisse concreta per il PD non ci sarebbe più l’imbarazzo della scelta e la strada verso Vendola e Di Pietro apparirebbe obbligata. Francamente, se non ci sono sconvolgimenti particolari, appare evidente che nel 2013 all’elezioni, augurandoci con un’altra legge elettorale, il PD non potrà che correre con IdV e SEL (ovvero Di Pietro e Vendola).

Che dire della Lega Nord che devastato da scandali e fatti di corruzione ha subito una pesantissima sconfitta da cui si è salvato, ma solo a titolo personale, Tosi che resta sindaco a Verona. La Lega nei sondaggi in due settimane ha perso cinque punti precipitando in fondo alla classifica delle preferenze degli italiani. Regge bene il PD, che cresce come numero di Comuni conquistati, ma non cresce come numero assoluto di voti e, non vede vincenti i suoi candidati nelle tre città principali di queste elezioni. Parma ai grillini, Palermo a Leoluca Orlando dell’IdV e finanche a Genova vince il nobile Doria, che alle primarie era sostenuto dal SEL ma non dal PD. Tutto ciò fa comprendere che gli italiani non sono contro la politica, tuttaltro ma sicuramente stufi degli attuali partiti o almeno delle loro leadership.

Veramente il dato straordinario e di difficile interpretazione è la vittoria del Movimento Cinque Stelle di Grillo. Un aspetto contraddittorio di questo movimento è che sia andato benissimo in regioni dove la crisi ha inciso ma sussiste ancora una condizione sostenibile del tessuto sociale ed economico (es. Liguria, Emilia Romagna), mentre non ha sfondato la dove la disgregazione sociale e politica e la sfiducia nei partiti è altissima, ad esempio nel centro e nel sud Italia.

Si è liquidato troppo sbrigativamente questo movimento come semplice antipolitica, ma guardando nelle loro liste presentate e nella storia dei candidati si capisce che ci siamo sbagliati e anche di grosso. La realtà è che questo composito e vario movimento è radicato in diverse realtà sociali, specie in alcune aree del paese, specialmente del nord. Composto da persone che provengono da diverse esperienze culturali e sociali, che hanno costruito movimenti e associazioni sul territorio, che hanno raccolto il malessere di quartieri, paesi e città, finendo per riassumere e sintetizzare idee e proposte in un programma politico. Un movimento molto attivo su internet che lega locale e generale attraverso strumenti antichi e nuovi, dal volantino alle community in rete.

Il loro obbiettivo generale e di fondo è la dissoluzione dell’attuale sistema partitico, refrain iniziato dall’ormai celebre “Vaffanculo day” di Grillo, ma anche di colpire le grandi major che gestiscono l’economia e la finanza mondiale e che hanno avuto un ruolo decisivo (favorite sin dai tempi di Reagan) dalle irrazionali e lucrose (solo per i neocapitalisti della finanza) politiche “neolib”.

A leggere il programma generale del movimento vi sono alcuni punti fermi la lotta alla corruzione, l’impossibilità di elezione per chi ha avuto condanne penali, il no al nucleare e il no alle privatizzazione delle risorse di pubblico interesse come la gestione dell’acqua. Certamente, in sede locale questo movimento può avere una capacità politica non solo di protesta ma anche di proposta. Appare molto meno decifrabile la sua capacità di proposta organica, coerente e completa di società, Insomma qual è il suo progetto, anche su temi come la riforma delle istituzioni. La sua linea generale sia pure definita in troppi pochi e sommari punti, appare comune a tutto questo movimento. La realtà è che c’è una bella differenza tra Grillo e i grillini. Infatti il veemente comico non appare la sintesi politica di un movimento sia pure composito e tuttaltro che omogeneo, appare piuttosto come un marchio di garanzia, di onestà ed efficienza. Personalmente mi sorgono dubbi sulla democraticità di un movimento che ha bisogno di un garante e che vede il suo futuro prospero o cancellato, asseconda delle direttive che Grillo manda al suo ufficio legale. Per cui con uno schioccare di dita un movimento può scomparire dalla galassia delle cinque stelle, solo perché l’ha detto Lui. Sinceramente, credo di più in una democrazia dove i progetti sono condivisi, dove esistono magari strumenti antichi, come i congressi e le assemblee, che li discutono ed approvano, dove il tutto non venga delegato ad un "ducetto" per quanto illuminato. Eravamo critici sulla democrazia interna a Forza Italia in egual misura ci chiediamo della democrazia organizzativa interna ai "Cinque stelle".

Il politologo Sartori a proposito di Grillo e del “suo” movimento, richiamando Zygmund Bauman, ha parlato di politica “liquida”. In pratica Grillo dona la sua etichetta di movimento doc a tutte le associazioni, che lui ritiene valide e compatibili, ma a cosa? A quali valori? Spesso, ricorre una diversa proposta d’idee e di linguaggio tra le diverse anime di questo movimento.

Ed è emblematico che intervistato Putti, loro candidato sindaco a Genova, su un tema meno locale, ha risposto che lui pensava una cosa ma non sapeva gli altri in altre città cosa ne pensassero. Il che palesa la difficoltà di una identità comune d’idee e forse giudizi, ne deriva che il solo guru Grillo non possa costituire la sintesi ideologica e di progetto di tutto il movimento.

Peraltro, è emblematico che ci siano stati casi di associazioni prima definite doc da Grillo e poi magari sconfessate dallo stesso e sostanzialmente espulse dal movimento. E’ chiaro che con la sua intelligenza e la sua teatralità Grillo smuova l’attenzione di molti, ne colga con facilità il malessere e il dramma in cui tanti vivono, raccogliendo consensi e applausi.

Si spiega la tenuta politica del PD di Bersani, che pur mostrando gravi limiti ed insicurezza, può esibire nel suo DNA una storicità ben più matura e sostanziosa del PDL e dello stesso Terzo Polo. Ripercorrendo la lunga strada fatta dal PD si risale fino alle radici del pensiero socialista e cattolico. Nelle sue origini vi sono partiti di massa come il PCI e la DC, partiti che un tempo erano fucine di politici, dediti allo studio della politica (celebri gli attivi del PCI che animavano le sezioni in tutta Italia), hanno un’abitudine al rapporto con la cittadinanza e la società, sono profondamente inseriti nei sindacati, negli ambienti dell’impresa e dell’associazionismo culturale, con un retroterra, ancora vitale, fatto di un tessuto che salda classe media con quella che era detta piccola borghesia, nonché parte del mondo delle imprese, della ricerca fino a quel che resta di parte della classe operai, quelle lavoratrici, del mondo giovanile e studentesco e quindi inevitabilmente del mondo del precariato.

Un patrimonio che certo il PD, nelle sue mille contraddizioni, fatica a coltivare, con la sua cronica difficoltà, nell’uso dei moderni strumenti di comunicazione, ed avendo sostanzialmente abbandonato il territorio, lasciandolo a vecchi e spesso discussi politicanti di zona, non aprendo se non con grande fatica a quel nuovo che non avanza quasi più. E’ emblematica in tal senso la vicenda del PD in Sicilia, dove la credibilità dei democratici è messa a dura prova dal sostegno alla giunta regionale siciliana, coinvolta e collusa ad un sistema clientelare e corrotto, dove finanche le primarie con la scelta di Ferrandelli, all’esito dei ballottaggi, inducono a delle domande e dei sospetti sulla trasparenza di quella scelta, e sulla rappresentatività degli uomini che il PD ha posto alla testa dell’organizzazione in quella tormentata regione. Tuttavia il background del PD è tale che può essere considerato oggi il partito di maggioranza con importanti potenzialità da impiegare.

La politica è partecipazione, ma è anche storia, valori condivisi, ascolto e proposta. La politica è progetto e idee che divengono ideali e quindi ideologia, se mancano fattori come questi i fenomeni politici non hanno presa se non solo estemporaneamente e per breve durata, finiscono per scorrere come acqua e per essere appunto liquide. Forse non è un caso che il PD sia il solo partito che non è “Fai da te” che non è sovrastato dal nome del suo leader. Da Grillo a Berlusconi tutti gli altri partiti e movimenti appaiono quasi proprietà di qualcuno.

Eppure la fine del berlusconismo, potrebbe, nel clima di sobrietà politica, almeno sul piano della comunicazione, favorire il ripristino della abitudine di avere partiti con denominazioni indicative delle idee, dei progetti, delle ideologie che l’ispirano piuttosto che i nomi dei soci di maggioranza. In tal senso va riconosciuto al PD una serietà politica difficilmente riscontrabile nelle varie liste Di Pietro, Berlusconi, Casini, Vendola e Grillo.

Certo il PD deve svegliarsi ed iniziare ad essere interlocutore sul terreno di queste tante esperienze e di altre ancora che hanno tenuto viva la politica in Italia.

Con la fine del berlusconismo, si è capito che non basta essere fotogenici, e apparire bene, o dire parole ad effetto. Con le sole parole non si costruisce nulla. La politica si è costruito sempre con il sudore di chi ci crede, con la fierezza di appartenere ad un’idea, un progetto, con la fatica di chilometri fatti a piedi per condividere le proprie idee con gli altri, a volte, un tempo, con il sangue dei propri martiri e dei propri eroi. Non basta mostrare belle gambe o dire non pagate le tasse.

Valga questo, con le dovute differenze, anche per Di Pietro, Vendola, Grillo, che spesso sono caduti in altre forme di populismo, egualmente perniciose. Non basta dire che la mafia è meno pericolosa dei partiti, Non basta dire paghino i più ricchi, se poi non esiste neanche un’anagrafe che li registri. In tempo di vuoto politico e di scarso spirito di sacrificio è troppo facile fare del populismo, e francamente, con questa crisi, non si può continuare a giocare così male.

Tuttavia, il composito, disarticolato e poco organizzato mondo dei grillini ha un grande merito quello di avvicinare esperienze comuni e meno comuni fra loro mettendosi affianco a tanti movimenti che negli ultimi anni hanno mantenuto in vita la democrazia e la politica, nel senso nobile del termine, tenendo alta la partecipazione e il coinvolgimento di persone che volevano e vogliono essere cittadini e non solo vittime o spettatori plaudenti del politicante di turno.

Penso ai movimenti degli studenti che si sono battuti per l’Università, il diritto allo studio, alla difesa della ricerca, penso al movimento: “Se non ora quando” penso a Libertà e giustizia, penso ai tenti che si sono battuti anche con forme estreme ma sempre pacifiche e democratiche per il diritto al lavoro, e prima ancora penso al popolo dei fax, ai famosi e spesso vilipesi girotondini, al popolo viola, a chi oggi nello spettacolo si batte difendendo teatri e cinema che altrimenti sarebbero diventati supermercati.

I grillini mettono il sistema attuale dei partiti con le spalle al muro, impongono a quei partiti di rinnovarsi e di ritornare nella società per costruire con la gente il futuro.

In un certo senso a sentire i grillini, sembra che il loro scopo abbia una fine e un fine che coincidono nel ricambio o rinnovo dei partiti politici, (chissà se è l’intento anche di Grillo) nel ritrovare i partiti accanto alla società e non in opposizione ad essa.

Il loro successo impone ai partiti per così dire storici, di abbandonare le vecchie logiche di interpretazione della società, di rinunciare ad odiosi privilegi, di sconfessare vecchie ideologie superate dalla storia prima ancora che dai fatti.

Ma certamente la strada presa dai partiti appare ancora troppo incerta, non si è ancora fatta la riforma elettorale, più volte annunciata, non si vedono gli auspicati tagli della politica, non si tiene fede alle promesse di abolire le inutili provincie, mentre continuano spese inutili, si mantengono odiosi privilegi.

Ma se i presupposti storici garantiscono ancora una certa tenuta del PD, la destra avrebbe bisogno di costruire i suoi contenuti storici andando a riguardare nella tradizione liberale, totalmente dimenticata negli anni di Berlusconi.

Occorre, che una destra sinceramente liberale, e possibilmente europea ed europeista, riconoscesse la fallacità delle politiche neocoloniali iniziate già all’indomani della fine delle colonie tradizionali, e che a partire dalla Thatcher e Reagan si è avviata una politica senza regole di mercato che ci ha portato innocenti a questo stato di cose, a quel sciagurato liberismo che ha funestato l’economia di mezzo mondo (quello occidentale) esponendoci all’attuale drammatico teatro internazionale.

In generale, i partiti dovrebbero fare proprie, quelle istanze del movimento a Cinque Stelle, per tornare ad una politica a cinque stelle, quelle idee, quei soggetti debbono trovare nei partiti albergo e accoglienza, come in un hotel a cinque stelle in cui si possano coltivare idee e movimenti che devono definire un progetto comune, una sintesi politica, che si faccia idea di società, non basta, per dirla alla Sartori, dare il marchio di garanzia su varie associazioni che magari operano in chiave locale e che naturalmente possono avere risposte diverse da città a città, non basta come fa Grillo proporre sei o sette anche lodevolissime idee generali, occorre un progetto coerente e complesso, e questo mi sembra che ancora Grillo non possa proporlo.

In una società come la nostra, che per anni ha subito l’azione antipedagogica di una destra che ha tradito i più elementari valori liberali, che ha permesso il dileggio sistematico dei valori e dei simboli unificanti del paese, dividendo in un cinico sistema di disvalori i cittadini, che ha consentito la delegittimazione di istituzioni come la magistratura, e che ancora oggi a volte mostra comprensione per l’evasione fiscale e la corruzione, non poteva che giungersi ad una situazione così grave e disperata per la stessa tenuta sociale e democratica del paese.

Questo ci porta alla seconda premessa. Nel degrado della nostra società, resa disumana da una crisi incancrenita da decenni di stagnazione economica con il presupposto di cui sopra in un paese che non ha mai avuta un’alta considerazione dello stato, appare chiaro che la “norma” sia di evitare di pagare le tasse, considerato male assoluto, ma di non pagare anche ammende magari meritate, cercando ogni espediente, fidandosi a volte delle lungaggini terzo mondiste di un sistema giudiziario reso assolutamente farraginoso e lento, per evitare di rispondere responsabilmente alla propria condotta individuale, sociale e fiscale.

In un tal stato di cose, se arriva il governo Monti che usa metodi stringenti e impone dolorose soluzioni, per salvare il paese, ogni individuo insorge, sostenuto magari anche dai populismi di turno, da dichiarazioni irresponsabili. Ed ecco allora che come nel medioevo l’esattore diviene il nemico da uccidere, il finanziere la figura da evitare anche a costo di far fuggire capitali, di creare nuovi espedienti per non pagare il dovuto per il bene della collettività e paradossalmente anche di se stessi.

Ecco quindi che in un terreno così complesso, si arriva a manifestanti che chiedono la chiusura di Equitalia, che potrà essere odiosa quanto si vuole, ma che cerca solo di applicare le leggi dello Stato. Si arriva a giustificare il contribuente che spara nell’ufficio dell’entrate , sequestrando sedici persone (la Lega Nord gli ha offerto l’avvocato difensore).

In un humus simile ritorna anche il terrorismo del FAI (Fronte Anarchico Informale), che dopo attentati gravi e dimostrativi, arriva ora la tentata strage di Brindisi, con le sue ombre non ancora chiarite, e l’agguato in perfetto stile anni settanta. Ritornano i volantini delle B.R. a Milano, si agitano fantasmi che credevamo di aver definitivamente esorcizzato.

Con una differenza negli anni settanta le forze politiche partitiche erano rappresentative e in salute, oggi no. La triplice sindacale era una forza legittimata e indiscussa nel panorama sociale e politico del paese, oggi è stata a più riprese divisa e delegittimata. La stessa società era molto più coinvolta nella vita del territorio e tutti si sentivano protagonisti della politica e partecipi delle sue vicende, oggi no. La politica è spesso, anche a ragione, confusa con i partiti, che certo come detto non godono della fiducia e neanche della simpatia dei più.

Allora, fu possibile battere il terrorismo anche se con una fatica enorme e con un prezzo altissimo i cui effetti ancora oggi paghiamo. Fu da allora che inizio il famoso “riflusso nel privato” fu da allora che declinò la curva dell’impegno dei cittadini, fu da allora che il femminismo inizio a declinare, pochi anni dopo inizio il Craxismo, “l’edonismo reaganiano”, non credo sia solo una coincidenza il fatto che inizio a cambiare anche il linguaggio verbale ma anche quello delle immagini.

Fu allora che inizio la TV commerciale e poi esplose il comunicatore Berlusconi. Finiva, e io dico fortunatamente, un epoca politica segnata dal sangue e dal terrore, ma fu allora che inizio veramente a finire anche la prima repubblica. La cui fine fu forse, a prescindere da valutazioni soggettive, inevitabile. Come fu inevitabile, a mio avviso, la stagione di tangentopoli, visto lo stato di degrado a cui era giunto il consociativismo favorito dal sistema proporzionale e dal degradarsi del rapporto partiti e società, fu l’implosione del sistema di multipartitismo esasperato italiano, che non ha caso da lì a poco passerà ad un sistema maggioritario con una sensibile riduzione anche nel numero dei partiti. Partiti che comunque da quel momento hanno compreso sempre meno la società italiana, scomponendosi in clan interni, impedendosi ogni rinnovamento, riducendosi sempre più ad inseguire il consenso, invece che a costruirlo.

Mentre Monti lavora, tra mille difficoltà, spesso proposte dagli stessi partiti, e con mille contraddizioni, per i partiti il tempo stringe, le insidie sono molte ed occorre prepararsi, perché per fortuna pare che dopo Monti non ci sia Monti e questo è un bene per lo stesso attuale premier e credo anche per il futuro politico italiano. Perché per quanto si possa dire appare difficile trovare ancora oggi una democrazia che non si regga sui partiti e sulla partecipazione dei cittadini.

Nicola Guarino


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