Altritaliani

La caduta di Bossi: la nemesi di Roma ladrona

Storia di un Polentùn
martedì 17 aprile 2012 di Cassandra


Il personaggio: Umberto Bossi.
Aprile 2012: ex leader della Lega Nord, relegato a ruolo di Presidente a seguito del fascicolo aperto dalla magistratura nei confronti del tesoriere del partito, Francesco Belsito, indagato per le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato, proprio in relazione ai finanziamenti pubblici che la Lega percepisce come rimborsi elettorali.


Ma chi è Umberto Bossi?
Da oltre 20 anni in Parlamento sotto i vessilli della Lega Nord e da sempre un solo chiodo fisso: secessione e federalismo.
Prima di entrare nelle stanze del governo e versare la sacra acqua del fiume Po durante i comizi a Pontida, cerca la sua strada nella musica; partecipa nel 1961, col nome d’arte di Donato, al Festival di Castrocaro a seguito del quale incide il suo primo e ultimo 45 giri: Ebbro.

Ebbro di vita, ho chiesto al sole un po’ di luce sul nostro amor. Ebbro, felice, è il mio destino: un inno al sole voglio cantar, giusto per citarne un passo importante.

La musica, però, non è nel suo destino e così nel 1975 ha il suo primo contatto con la politica.
Bossi partecipa ad un’iniziativa di solidarietà del Pci di Verghera, per una raccolta di fondi a sostegno dei dissidenti del regime che Augusto Pinochet aveva instaurato in Cile.
Il suo contatto con le teorie federaliste avviene qualche tempo dopo, quando incontra all’Università di Pavia il leader dell’Union Valdotaine, Bruno Salvadori.
Nel 1980 fonda un gruppo che chiama ‘Unione nord occidentale lombarda per l’Autonomia’ e poi nel 1982 insieme a Roberto Maroni fonda la Lega autonomista lombarda di cui ne diventa segretario.
Alle politiche del 1987 Bossi viene eletto per la prima volta senatore e da qui ha inizio la leggendaria figura del Senatùr: un uomo semplice, di origini umili e che tale vuol restare anche negli incontri formali (ricordiamo la canottiera a Villa Certosa da Berlusconi) e soprattutto nei comizi che la Lega organizza a Pontida.


Anche il linguaggio che utilizza il Senatùr è diretto, semplice ma a volte scurrile : gli slogan Roma ladrona e la Lega ce l’ha duro, le sue personalissime riflessioni su un corretto uso del Tricolore “che ci si può pulire il c…” oltre che un utilizzo smodato del verdiano Và pensiero a discapito del nazionale inno di Mameli.
Tra le più recenti: “Monti vaffa…” come augurio di fine anno al Premier e per commentare i costi dei festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia “Napolitano è un terùn ...“.
Ed arriviamo così, dopo la ventata di Tangentopoli, ai giorni nostri ed al leader che tutti noi conosciamo bene.


Dopo l’alleanza con Berlusconi e successivo ribaltone nel 1994, si approda al 2001.
Con la nascita del Pdl e una rinnovata amicizia con il suo leader, Bossi incassa la vittoria e arriva a Palazzo Chigi come Ministro per le Riforme istituzionali.
Tutti noi ci siamo chiesti a cosa servisse un Ministro delle riforme istituzionali, come se ne avessimo bisogno (non è compito del Governo fare le riforme ?) e così l’arcano viene svelato nel 2006 (nel 2004 infatti Bossi viene colpito da un ictus e questo rallenta i programmi leghisti): l’idea secessionista, il federalismo e la creazione dei Ministeri del nord e del Parlamento del nord.
Già! la creazione di un Parlamento del nord con tanto di governo, ministri, ambasciatori e presidenti delle commissioni parlamentari oltre che regolari statuto e regolamento per il suo pieno funzionamento.
Nel frattempo la Lega si rafforza grazie alla sua presenza a Palazzo Chigi e sulla scena politica nazionale: una sorta di sovra esposizione mediatica che, come spesso accade, se mal gestita, rischia di far diventare l’idea del potere e dei soldi un chiodo fisso.
Dopo la formazione del governo Monti, Bossi sceglie l’opposizione ma già qualche mese prima della creazione del governo tecnico, la Lega aveva iniziato a prendere le distanze da Berlusconi, ormai leader in discesa e faceva pressione affinché si formasse un governo meno tecnico di quello Monti, sotto la guida dell’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Tutto ciò non avviene e Bossi torna a fare quello che gli riesce meglio: l’oppositore.
Proprio ora, quando la situazione politica sembra essere tornata a favore della Lega si consuma la nemesi di Roma Ladrona.

La Lega con il suo leader e i suoi colonnelli, aveva adottato una strategia di raccolta voti in vista delle prossime elezioni: riabilita la sua figura di forza di opposizione, ribadisce il primato della politica dove la regola è la democrazia e in democrazia sono i cittadini che decidono, si oppone alla pressione fiscale che sale alle stelle, rivendica la posizione dominante delle industrie e dei lavoratori del nord e indica la produttività del nord come salvezza dalla crisi economica in atto.

Ma dopo lo scandalo tutto da rifare; Bossi lascia l’incarico di segretario e il partito cerca di mettere da parte la famiglia per arginare i danni: solo in Italia si riesce a dare più fiducia alla famiglia che alle istituzioni e così la Lega appare ai nostri occhi come quello che è sempre stata, una grande famiglia allargata.

E’ veramente a causa di multe, mutui, diplomi, macchine e contanti attinti dalle casse della Lega che Bossi si ritrova in questa situazione?

In fondo mi chiedo per un leghista, cose come la centralizzazione del potere, i clientelismi, i nepotismi e le furberie assortite, sbaglio o sono idee furfantesche e meridionali che vanno contro la morale comune del settentrionalista-federalista duro e puro?

Fosse che alla fine siamo tutti italiani?
La nemesi di Roma.

Cassandra


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