Altritaliani
Elezioni francesi. Il 22 aprile si vota per il primo turno.

Il voto in Francia per svoltare in Europa.

sabato 14 aprile 2012 di Nicola Guarino

Ad una Europa in crisi, serve un voto di svolta in Francia. L’Italia e Monti guardano con attenzione a queste elezioni. Creare un asse franco – italiano per contrastare realmente gli egoismi tedeschi. La Francia in crisi eppure i sondaggi offrono delle chance a Sarkozy.

Comunque la pensiate il voto delle presidenziali in Francia è un voto che riguarda anche e soprattutto l’Europa e in qualche modo anche il futuro ruolo dell’Italia. Peraltro, queste elezioni aprono una serie di votazioni che riguarderanno diversi paesi europei tra cui la Germania, snodo fondamentale per il destino del continente, e nel 2013 anche il nostro paese, quando, presumibilmente, Monti, concluso il suo difficile mandato, dovrebbe restituire la scena ai partiti.

Ma il voto francese assume un ruolo fondamentale come apripista sul futuro dell’Europa, e aldilà, di ogni demagogia o populismo antieuropeo, sembra chiaro e indiscutibile che l’Europa è il nostro, aggiungo per fortuna, futuro.

D’accordo, ma quale Europa? Le ultime performance dei leader europei, sono state sconcertanti, specie in merito alla gestione complessiva della crisi, di fatto delegata a ciascun paese, che all’improvviso si è trovato a dover arginare debiti pubblici, fin lì colpevolmente ignorati, fondandosi sulle proprie risorse e capacità, con una Commissione europea incapace di proporre indirizzi politici comuni e con i leader tesi solo a impartire ultimatum inattendibili ad ogni paese, dopo aver commesso deflagranti errori a cominciare dalla gestione dell’affaire Grecia, dove il ritardo negli interventi a finito per rendere malignamente cancerogena la situazione ellenica.

La realtà è che anche se l’Europa è stata nei suoi padri fondatori un’aspirazione ed un’idea bipartisan tra un pensiero liberale ed uno socialista, ci siamo trovati in piena crisi con una leadership europea sostanzialmente composta da tutti euroscettici, che mal volentieri pensano ad un’Europa capace di sovranità sovrannazionale e sorretta da una politica d’intenti e scopi per la costruzione europea. Così la Merkel in Germania, Berlusconi e Bossi (figuratevi che convinti europeisti) e lo stesso Sarkozy in Francia che, è bene ricordare, si tenne, furbamente, fuori finanche in occasione del referendum sulla Costituzione europea. La scarsa credibilità di Berlusconi, e lo storicamente scarso impegno inglese fini per produrre il debole asse franco-tedesco che ha finito per drammatizzare la già critica situazione economica e finanziaria in Europa, esponendo i mercati all’assalto della speculazione.

Eppure anche a pochi giorni dalle elezioni aldilà delle telegeniche manifestazioni ad uso di propaganda non si assiste ad una reale ed accesa partecipazione dei cittadini.

Nell’università dove insegno ho chiesto ai giovani cosa pensassero di queste elezioni, e li ho visti disincantati, delusi almeno quanto i loro colleghi d’oltralpe. Un brutto segno per la democrazia ed anche per i partiti francesi che, anche se in misura minore che in Italia, non riescono, evidentemente, a catalizzare l’interesse dei loro concittadini almeno dei più giovani.

Anche qui la politica è percepita come una cosa lontana dalla realtà e come una vuota fiera di protagonismo. Tuttavia ricordo anche ai miei allievi che occuparsi della politica è utile e necessario, altrimenti c’è il rischio che la politica divenga arma di pochi privilegiati che saranno tentati sempre di più ad agire per interessi di pochi o di caste.

Infine va ricordato che ormai l’elezioni sono qualcosa che coinvolge anche aldilà dei propri confini e se il futuro è l’Europa sarebbe bene impegnarsi, costruire idee, anche nel nome di questa “novità” che potrebbe domani offrire molte prospettive e speranze. Ecco perché da europeista convinto, guardo con preoccupazione i sondaggi francesi che tornano dopo cinque anni di flessione a premiare il Sarko nazionale.

Un Sarkozy che in questi ultimi scampoli di campagna elettorale torna, con una battaglia di retroguardia, arroccandosi in difesa, a parlare di frontiere, degli interessi particolari della Francia, ispirato forse da una populista campagna antieuropea, non volendo comprendere che una Francia senza Europa, davvero sarebbe a rischio Grecia o Spagna.

Proprio in questa campagna elettorale francese appare evidente una cosa, che aldilà delle celebri risatine sarcastiche contro Berlusconi, Sarkozy sul piano della comunicazione si sta dimostrando il miglior allievo del cavaliere. Innegabilmente come Berlusconi anche Sarkozy ha una rara capacità comunicativa e si dimostra tatticamente secondo solo al suo mentore.

Solo così si può spiegare questo recupero prodigioso nei sondaggi che porterebbe l’attuale premier ad una riconferma. Per cinque anni si è assistito ad una caduta verticale della sua popolarità al punto che nei suoi momenti più critici Sarkozy risultava essere il più impopolare leader della comunità europea dietro finanche al Berlusconi degli scandali, delle feste ad Arcore, e del baratro greco che si approssimava sempre più alle nostre sponde. Molti, tra cui il sottoscritto, avevano finanche dubbi sulla sua ricandidatura, anche perché il peggior nemico di Sarkozy, forse anche più di Hollande, era il suo passato mandato. Come disse Montanelli a proposito di Berlusconi ci si aspettava che i francesi si fossero dopo cinque anni vaccinati al grande comunicatore capace di galleggiare a malapena su cinque anni di nulla, che hanno finito per logorare l’economia francese.

Invece, sembrerebbe che Sarko sia riuscito a far dimenticare i problemi reali del paese ipnotizzando i suoi elettori su una sorridente realtà mediatica insidiosa quanto finta.

Si dirà che lui non ha colpe e che le colpe sono della crisi mondiale. Pur avendo un suo fondamento di verità, questa obiezione ricorda quella analoga di Berlusconi che a chi lamentava la mancanza di crescita economica e la stagnazione del paese opponeva come scusante che c’era stato l’11 settembre e il crollo delle Twin Towers.

E’ vero che la crisi è drammatica e di difficile gestione per chiunque ma è anche vero che con Sarkozy la Francia è precipitata allo 0,5% di crescita (minimo nella storia della repubblica) mentre ad esempio la Germania (pure governata dalla destra) ha un’invidiabile crescita, in tempo di crisi, oltre il 3%. Ciò dimostra che la questione non è squisitamente ideologico (I leader dei due paesi sono entrambi di destra), ma puramente di capacità politica.

Come dati della sulla crisi francese va aggiunto che il debito pubblico è esploso, che la disoccupazione è in drammatica crescita, che il rincaro dei prezzi è allarmante, a cominciare dai due euro per litro di benzina (altra piccola, grande cosa che ci accomuna). Di fattivo Sarko ha prodotto, quasi nulla, una riforma della pensione che tuttavia appare meno spinta della riforma Monti, giudicata in Europa all’avanguardia.

Veramente vi sono, come ha sostenuto, Marc Lazar dalle colonne di Repubblica, analogie tra la recente storia francese e quella italiana. Una di queste e la stagnazione politica ed economica della Francia, ridotta dal suo attuale presidente ad una logorante difesa dell’esistente, senza alcuna visione o progetto reale e non elettorale per il futuro.

Sarkozy, come Berlusconi, ha sostanzialmente per cinque anni fatto annunci a cui seguiva il niente. Ricordo un aneddoto divertente che risale a qualche anno fa. Per motivi di lavoro mi trovavo spesso nella pausa a recarmi in un caffè del quartiere latino, essendo ormai un habitué, il cameriere che mi serviva al tavolo era diventato più confidenziale. Un giorno lo vedo arrivare con il mio solito ristretto e mi dice sornione: “Sarkozy il parle toujours.” ( Sarkozy parla sempre.) Lo guardo e con scarsa curiosità chiedo: “Ah, bien et qu’est-ce qu’il a dit?” (Ah, bene e che cosa ha detto?) Mi guardò per un secondo in silenzio e poi poggiando la tazzina sul tavolo disse: “Rien!” (niente!).

Questo piccolo aneddoto, che mi divertì abbastanza, riassume bene i cinque anni della presidenza di Nicolas. Grande presenzialismo, discorsi ovunque, comparsate in televisione improvvise, annunci, proclami, qualche esposizione mediatica della moglie, dichiarazioni d’intenti continue a cui seguiva rien.

Nel suo parlare continuo a volte annunciava anche cose francamente imbarazzanti, per Fillon e il suo governo targato UMP, il partito del presidente, come quando all’indomani della crisi in piena speculazione finanziaria, con imprese ormai in via di chiusura e imprenditori e lavoratori sul lastrico, proponeva di dare denaro pubblico alle società che speculavano in borsa e che naturalmente erano in perdita piuttosto che a sostegno del lavoro o dell’imprese.

Per fortuna qualcuno lo fermò. Oppure in una Francia segnata dallo stress di produzione (i suicidi in imprese come France Telecom o Renault non si contano più) successiva alla stessa crisi, proponeva di abolire le 35 ore settimanali (celebre legge della socialista Aubry) che molti oggi guardano con interesse in tutta Europa.

Ma, aldilà della bontà o meno della cosa, la cosa stessa è rimasta come al solito lettera morta. Poi voleva imporre la fine della doppia nazionalità fenomeno ricorrente nel paese, industriandosi in una lunga campagna, ma ancora non si vede l’orizzonte di questo progetto, e sull’economia veramente si è assistiti al nulla.

Ogni giorno in Francia come in Italia chiudono imprese e si licenziano lavoratori e anche il tasso di disoccupazione francese cresce in modo allarmante, ebbene sostanzialmente l’economia ha bruciato cifre ingenti a sostegno del sistema bancario, cosa che neanche Berlusconi aveva osato. E’ vero che il sistema bancario francese, presenta delle criticità diverse da quello italiano, tuttavia fa effetto che in piena crisi si ricorra a questo tipo di azione che peraltro è stata comune anche all’Inghilterra.

La Francia ha perso la tripla A, si dirà anche l’America, ma va ricordato che la crisi nasce in America ed è una patata bollente che il buon Obama ha ereditato dalle dissennate politiche liberiste e non liberali di Bush.

In politica estera, come Berlusconi dopo aver osannato il dittatore Gheddafi, permettendogli a Parigi ogni stravaganza incluso la tenda in giardino pubblico, ha sostenuto una guerra (giusta a mio avviso) contro lo stesso, guerra che conclusasi non ha visto più la Francia partecipare al processo politico di democratizzazione del paese libico, che ora si trova in una situazione estremamente difficile ed in un clima di permanente guerra civile i cui sviluppi sono difficilmente prevedibili. La politica svolazzate dell’attuale leader non permette di costruire alcunché.

Anche le altre situazioni di crisi internazionale hanno visto la presidenza Sarkozy in uno stato di allarmante confusione d’idee, barcamenandosi tra Israele e Palestina, ad esempio, senza mai prendere una posizione chiara e ferma.

In Europa, la criticità della politica sarkoziana mostra tutti suoi limiti. Piano, piano la Merkel è diventata predominante, Sarkozy, tutto sulla difensiva, ha finito per essere troppo compiacente sulle tesi della cancelliera tedesca, finendo per appiattirsi nel ruolo di semplice comprimario, ruolo messo in crisi con l’arrivo di Monti che ha mostrato ben altra autorevolezza rispetto sia a Berlusconi che, non me ne vogliano gli amici francesi, a Nicolas.

La Francia ha una grande storia ed un ruolo che non può essere che di guida in Europa, affianco alla Germania, ma non succube a questa, e all’Italia, che finalmente sembra uscire dalla sua stagnazione economica e strutturale.

Orbene, torno alla domanda iniziale, com’è possibile che il candidato Sarkozy, sperimentato per cinque anni, e per brevità non abbiamo fatto altri esempi, sia ancora in testa in alcuni sondaggi?

E’ vero che per liberarci di Berlusconi, con le dovute differenze, ci sono voluti ben diciotto anni e diverse, ed alterne negli esiti, elezioni, ma sarebbe lecito, da europei, sperare nella matura repubblica francese di più e meglio.

Temo che anche in questo ci sia molto di affine tra i francesi e i cugini italiani. Il vizio si chiama scarsa memoria ed ideologismo e non ideologie che sarebbe un’ottima cosa se ce ne fossero e magari nuove e calzanti all’attuale realtà dell’occidente.

La realtà è che alla fine, dopo cinque anni d’imprecazioni contro il presidente che alza le tasse specie a danno della classe media, che aumenta la legalizzazione degli extracomunitari che Chirac aveva lasciato a 130.000 all’anno e Sarko ha portato prima a 150.000 ed oggi a 200.000 all’anno, il voto francese diviene un voto contro. Allora chi si sente di destra e votava gollista (magari ci fosse ancora un De Gaulle), dice Sarkozy sennò vince Hollande chi è a sinistra dice Hollande, a prescindere, sennò vince Sarkozy e allora non si vota per i programmi, per le idee o semplicemente per i propri interessi ma in nome di una tradizione ideologica che non esiste più.

Oggi il partito della classe media in Francia è il PS che si ostina a chiamarsi socialista, ma che certo non sembra impegnato per l’avvento rivoluzionario della classe operai e del proletariato, oggi cosa è il proletariato è tutto da definire e capire, esistono nuove forme di povertà e certamente gli ultimi cinque anni hanno spinto una gran parte della classe media verso queste povertà. Il popolo meno colto, quello che un tempo era identificato con il cosiddetto proletariato, oggi vota l’estrema sinistra di Mélenchon o l’estrema destra di Marine Le Pen, i cui programmi sembrano la fiera dei sogni, sono irrealizzabili e frutto di un’acredine di classe o di cieco nazionalismo che nell’Europa, degli anni duemila appaiono francamente anacronistici.

All’Europa serve una convinta vittoria di Hollande, lo dico senza particolari entusiasmi ma per semplice senso di realismo. Hollande convintamente europeo, si muove nella scia che fu di Mitterrand, ha sostenuto nel referendum il si alla costituzione europea anche a rischio di subire il prevedibile contraccolpo della sconfitta, crede nella concertazione con gli altri paesi, il che vuol dire che la Merkel non potrà più limitarsi a dettare le decisioni mentre Nicolas prende appunti. Punta ad una Europa che non sia più solo della finanza ma che sviluppi politiche comuni e che abbia come l’America una sua banca centrale cosa violentemente osteggiata dai nien tedeschi. Una banca che sostenga lo sviluppo dell’Europa e non solo delle diverse banche nazionali.

Inoltre mi sembra che il leader socialista voglia uscire dal difensivismo attuale ed aggredire la crisi puntando su un’Europa più responsabile e coinvolta in un progetto comune che fin qui ha stentato, altro che barricate sulla frontiera, puntando su una maggiore crescita e competitività di un continente che è sembrato rassegnato ad essere terra di conquista delle nuove potenze economiche in testa la Cina.

Monti che, a mio avviso, è di destra ma, decisamente europeista, con Hollande potrebbe creare un asse franco italiano in Europa che potrebbe mettere alle strette l’egoistiche ed euroscettiche politiche della Merkel. Solo in questo senso si può comprendere la netta campagna pro-Sarkozy proposto dalla cancelliera tedesca che sa che nell’attuale presidente troverebbe qualcosa di più che un alleato, mi verrebbe da dire un complice.

Personalmente, per una volta sarò più esplicito, forse costretto dal sogno europeo. Il voto ad Hollande dovrebbe, a mio avviso essere un voto convinto. Il suo successo permetterebbe una svolta reale nella Francia e francamente trovo risibili le obbiezioni dei politici supporter di Sarkozy, che ancora una volta come il suo maestro Berlusconi, scantona dicendo cose non provate.

Cose del tipo: “Con Hollande la Francia precipiterebbe a livello della Spagna e della Grecia”, una gaffe politica dato che il premier spagnolo ha rudemente richiamato l’Eliseo ad affermazioni meno avventate e scomposte. Aldilà della verifica che è tutta da “verificare” i fatti dicono che con Sarkozy la Francia ha avuto la più bassa crescita della sua storia culminata con la simbolica ma imbarazzante perdita della tripla A, che la disoccupazione è a livelli record per il paese, che finanche gli indicatori del debito pubblico (grande tema in questa campagna) sono allarmanti e che lo spread (differenziale tra i titoli di stato decennali) con in Bund tedeschi ha impennato che risuonano come campane a morto; tanto da suscitare in Monti quasi la tentazione, dopo aver superato la Spagna, di poter ormai inseguire, in prospettiva, l’economia francese.

Quindi stupisce l’affermazione di Sarkozy e mi viene in mente il motto italiano: “Da quale pulpito viene la predica”. Anche sul tema immigrazioni. Ho sentito Copé l’uomo di punta di Sarkozy alla TV, accusare Hollande di far aumentare l’immigrazione, ma come visto l’immigrazione è aumentata già in modo più che sensibile proprio con Sarko. Infondo Chirac che aveva e ha grande amicizia per l’Africa l’aveva contenuto molto meglio dell’attuale presidente che, da ministro degli interni, è bene ricordare (perché il vizio della memoria non l’hanno solo gli italiani), all’indomani della violenta rivolta della banlieue parigina, minacciò di buttare fuori dalla Francia migliaia e migliaia d’immigrati.

Ebbene non ricordo questi esodi biblici in Francia verso la madre Africa. Vedo invece un aumento d’immigrati. Personalmente io credo che questi arrivi possano essere anche un’opportunità per la Francia come lo sono per l’Italia e credo, come Hollande, che della questione debba farsi carico una Europa che abbia finalmente un ruolo politico ed un’autorevolezza maggiore per fare fronte alle prossime, veramente prossime, sfide internazionali, specie con le economie emergenti che dall’America latina alla Cina, India, Corea del Sud, premono su un Europa che è stata costretta per troppi anni all’immobilismo e ad una precaria e non incisiva politica di sviluppo, tutta chiusa in difesa di particolarismi nazionali quando non addirittura regionali.

Se si esce dall’ideologismo e si guarda alla ciccia del problema, l’unica soluzione è Hollande, che può anche avviare una politica per salvaguardare la classe media, vera anima della società francese, ridimensionando l’economia virtuale delle finanze e dando slancio all’economia reale anche con la temuta patrimoniale che in Francia è veramente attuabile, diversamente che in Italia dove non esiste un’aggiornata anagrafe tributaria ed i grandi patrimoni in realtà sono sconosciuti, come a volte finanche i proprietari d’immobili e gli stessi immobili che hanno valutazioni stravecchie e che andrebbero aggiornate come si vorrebbe con la riforma dei decimi catastali.

In Francia viceversa i patrimoni si conoscono ed è semplicemente evidente che in una situazione di crisi così grave occorrono reperire fondi da reinvestimento che consentano all’economia francese di riprendere quota. Quindi non ci vedrei nulla di grave in un paese dove già esiste l’imposta sulle grandi fortune un nuovo intervento anche se magari una tantum. Capisco che a Liliane Bettencourt proprietaria della Oréal & C. la cosa possa disturbare.

Peraltro per i giovani Hollande sta preparando un piano per la formazione dei futuri lavoratori in un mercato globalizzato che richiederà sempre più competenze e capacità, pertanto va rafforzato il mondo della scuola e dell’università, mentre Sarko vuole creare un inutile fondo per investimento per la giovane imprenditoria, altre chiacchiere ed annunci, non sarebbe molto meglio creare di concerto con le banche che hanno goduto di notevole sostegno pubblico, la possibilità di creare prestiti agevolati a basso tasso di sconto per favorire la creazione d’imprese giovani e meritevoli? In Italia la telecrazia e la società del finto benessere è finita, per il bene della Francia mi auguro che finisca anche qui il 6 maggio dopo i ballottaggi. Perché dopo aver sentito i francesi deriderci per il nostro premier Berlusconi e lamentarsi per la vacuità del loro non vorrei prepararmi ad altri cinque anni di lamenti per il loro confermato e premiato presidente.

(nelle foto dall’alto in basso i candidati principali: Sarkozy, Hollande, il moderato Bayrou leader del MoDem, Marine Le Pen del Fronte Nazionale e Mélenchon leader del Fronte di Sinistra).

Nicola Guarino


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