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Tabucchi: Il giorno entra nella notte. Si è fatto sempre più tardi.

domenica 25 marzo 2012 di Gian Carlo Zanon

«… secondo gli Antichi, Ipnos, figlio della Notte e dell’Erebo, è fratello gemello di Thanatos, appartiene alla dimensione del non-essere o dell’essere stato. Eppure, in questo binario in cui scorre la nostra vita, c’è un elemento superiore che guida la nostra corsa, perfino nelle leggi necessarie della biologia: il Caso». Queste parole di Tabucchi, che fanno parte dell’ultimo suo lavoro pubblicato nell’aprile 2011 da Sellerio, Racconti con figure, lette oggi, sembrano annunciare la scomparsa del grande scrittore italiano. Vi sono molti altri accenni in questo libro che parlano della sua ricerca inesausta sul senso dell’esistere e sul divenire del tempo umano, sulla sua inesorabile fine e su ciò che rimane dopo la morte: «L’unica cosa che non esiste è l’oblio. E tutto il resto esiste, tutto il resto è rappresentabile. La vita fugge, tu l’attraversi e fugge. La morte fugge, ti afferra e fugge. Le città fuggono, tu le attraversi e fuggono. E anche tu fuggi, non puoi raccontarti, perché fuggi. E invece la mano corre sulla carta, guida il pennino o il pennello, la vita è fuggita, ma vi resta la sua immagine.»

Antonio Tabucchi nasce a Pisa il 24 settembre del 1943. Crescendo nella casa di campagna dei nonni ha la possibilità di frequentare dalla biblioteca dello zio che gli consente di conoscere molti autori stranieri di cui in seguito cercherà le tracce nelle Università europee. Durante un suo soggiorno a Parigi trova su una bancherella di libri usati Tabacaria di Álvaro de Campos, uno dei molti eteronimi con cui si firmava Fernando Pessoa. Questo ‘incontro’ casuale con il grande letterato lusitano segnerà la sua vita. Tabucchi diventerà non solo il maggior conoscitore, critico e traduttore di Pessoa ma, attraverso la sua opera entrerà nel mondo magico della “saudade” portoghese con la quale dipingerà le atmosfere dei propri lavori letterari.

L’autore italiano, proposto più volte per il Nobel, ha ricevuto molti premi letterari internazionali tra cui, per Notturno indiano, il premio francese “Medicis étranger”; nel 1994, per il suo romanzo più famoso Sostiene Pereira, vince il “Premio Super Campiello”, il “Premio Scanno” e il “Premio Jean Monnet”. L’anno successivo il film omonimo di Roberto Faenza, che da il ruolo del vecchio e disincantato Pereira a Marcello Mastroianni, lo farà diventare famoso in tutto il mondo.

Anche se Tabucchi amava definirsi «un professore universitario» dicendo che per lui la scrittura non era una professione, «ma qualcosa che coinvolge i desideri, i sogni e la fantasia», in realtà è conosciuto attraverso l’immagine del vecchio giornalista apparentemente spento che, in pieno regime salazarista di fronte al brutale assassinio di un giovane italiano da parte degli sgherri fascisti, si ribella pubblicando con un sotterfugio la cronaca dell’infame crimine sul quotidiano dove era solito scrivere pacifiche critiche letterarie.

Pereira, dopo aver finalmente trovato in sé la forza di reagire alla ferocia e all’oppressione del regime fascista di Salazar, fugge dal Portogallo. Il giornalista eroe di questo romanzo è diventato il simbolo della difesa della libertà d’informazione per gli oppositori politici di tutti i regimi antidemocratici e molti hanno parlato di quest’opera come una ribellione di Tabucchi al regime berlusconiano contro il quale ha lottato fino all’ultimo dalle pagine di quotidiani e riviste come MicroMega e Il Fatto Quotidiano.

Ma, forse, l’unicità di Antonio Tabucchi era data, come egli scrive poeticamente in Racconti e figure, dalla sua capacità di comporre parole come su un pentagramma per fare si che rimanessero per sempre emettendo il suono incerto dell’essere,: «La musica è suonata, le note sono svanite nell’aria. Ma resta lo spartito. È qui davanti a voi.(…) Suonatelo. Ognuno con i suoi strumenti. (…) Eseguitelo con la vostra musica, tornando a casa, anche se siete stonati, fatelo, per gli intimi doni che non elenco, per la musica, misteriosa forma del tempo. Il giorno entra nella notte. Non se n’è andato.»

Gian Carlo Zanon


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