Altritaliani

Più ricchi perché diversamente ricchi.

Riflessioni dopo il summit di Parigi dei democratici e socialisti europei.
giovedì 22 marzo 2012 di Carlo Patrignani

Hollande: “Per l’Eliseo il mio vero, reale avversario non ha partito, non ha volto, non è eletto ma purtroppo governa, è la finanza”. Lo scontro vero in Europa come in Francia per le prossime elezioni presidenziali o in Italia è tra un morente neoliberismo e un’idea di riformismo rivoluzionario che pone il benessere al centro della vita riportando l’economia e la finanza a strumento e non fine della politica.

Si resta, davvero, basiti e turbati a vedere il misero film messo in scena ogni giorno dalla Politica Italiana: da tempo ha divorziato dalla Cultura per rendersi ancella della Finanza. Se da Parigi il socialista François Hollande, in corsa per l’Eliseo, fa sapere “il mio vero, reale avversario non ha partito, non ha volto, non è eletto ma purtroppo governa, è la Finanza”, l’Economist subito mette il mondo sul chi va là: Tremate, i socialisti sono tornati!

E Angela Merkel assieme a Mario Monti e David Cameron si apprestano a dare una mano all’attuale Premier francese, Nicolas Sarkozy che pur di restare all’Eliseo ora vuole chiudere l’Europa agli immigrati! Eppure nonostante ciò quattro centri culturali (la Foundation for European Progressive Studies; la Fondation Jean-Jaurès; la Friedrich Ebert Stiftung e la Fondazione Italianieuropei) sono pronti a lanciare la Grande Sfida culturale ‘Renaissance for Europe’ al ‘pensiero unico’ liberista e il Social Europe Journal accoglie contributi al tema ‘Basic Values in European Social Democracy’.

In Italia invece dobbiamo sorbirci la polemica tra il regista ‘documentarian’ Nanni Moretti e il politico ‘armchair’ Fausto Bertinotti sulle vicende del governo Prodi del 1998, fatto cadere da Bertinotti. O i sermoncini di Eugenio Scalfari che da nume tutelare del Governo tecnico di Mario Monti, si scandalizza per una eventuale e possibile adesione del Pd al socialismo europeo ma sarebbe ben lieto se nelle fila del Pd ci fosse il Governatore della Puglia, Nichi Vendola!

Comunque, Moretti ha ragione da vendere, peccato però che abbia dimenticato l’ultimo governo di centro-sinistra guidato ancora da Prodi e morto prematuramente dopo soli 18 mesi! Le cronache raccontano di un Valter Veltroni che, lasciato il Campidoglio, e incoronato leader del Pd il 14 ottobre 2007, ispirato da Eugenio Scalfari e Carlo De Benedetti, era smanioso di candidarsi per Palazzo Chigi e di un Presidente della Camera (Bertinotti) che il 4 dicembre 2007 su Repubblica definì Prodi ‘un poeta morente’ e il centro-sinistra al capolinea perché aveva esaurito la sua ‘forza propulsiva’. E, sempre le cronache, raccontano di un Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che, raggiunto dalla notizia di un avviso di garanzia contro la sua signora a quel tempo Presidente del Consiglio Regionale della Campania, fu costretto obtorto collo, a dimettersi.

Quel giorno il Ministro stava illustrando al Parlamento la sua riforma della giustizia… Per il governo Prodi fu il colpo di grazia: ma la sua fine era già stata scritta negli stessi giorni in cui Silvio Berlusconi dopo il ‘siamo alle comiche finali’ di Gianfranco Fini, resuscitava sul suo Predellino.

Così i due, Veltroni e Bertinotti, andarono al voto anticipato il 18 aprile 2008, il primo con il Pd ‘a vocazione maggioritaria’, il secondo a capo della ‘Sinistra Arcobaleno’, tagliando ogni riferimento al socialismo e fu una catastrofe: Berlusconi tornò a Palazzo Chigi, il Pd fu sconfitto e la sinistra radicale cancellata dal Parlamento. Non solo, ma dopo decenni, in Campidoglio tornò la Destra: con un clamoroso scatto Gianni Alemanno bruciò al fotofinish Francesco Rutelli recuperando la bellezza di 100 mila voti! Elezioni perse dal centrosinistra, ma, guarda un po’!, proprio nei quartieri popolari, nelle roccaforti tradizionali della sinistra.

Tutto questo mentre va in scena un bel film sugli anni Ottanta, quelli che hanno preparato l’attuale devastante crisi finanziaria, ‘The Iron Lady’, dedicato alla vita di Margaret Thatcher da vietare ai minori: solo le persone che hanno almeno 50 anni sono in grado di comprendere questa forte evocazione della vecchiaia e delle condizioni dell’esercizio del potere politico. Il declino prende forma crudelmente una sera del novembre 1990, proprio a Parigi, quando la Thatcher, a 65 anni, disse addio al potere e si ritirò a vita privata.

Non come i nostri gagliardi politici, tanto Bertinotti quanto Veltroni, che pur ammettendo pubblicamente ‘io ho fallito’, continuano a stare ai loro posti di comando e a riempire le pagine dei media, pensando, forse, che la gente abbia perso la memoria!

Ma torniamo al film The Iron Lady: durante un discorso alla confederazione inglese dei sindacati, due anni prima della caduta della lady di ferro, il presidente della Commissione europea, il socialista Jacques Delors, aveva promesso un’Europa sociale che avrebbe difeso i diritti dei lavoratori e avrebbe garantito la piena occupazione. I militanti sindacali si alzarono per intonare tutti insieme, ‘Frère Jacques’, in suo onore. Durante i primi cinque anni del mandato di Delors, 12 milioni di posti di lavoro sono stati creati nell’Unione europea. Quale canzone intonerebbero oggi le confederazioni sindacali europee in onore del liberista Herman van Rompuy, l’attuale presidente dell’Ue? Forse la canzone di Jacques Brel, ‘On n’oublie rien’: oggi l’Ue ha 17 milioni di disoccupati.

C’è ancora dell’altro. E’ stato introdotto il ‘Trattato fiscale’ che impone tagli drastici del piano sociale, accompagnati da riduzioni dei diritti e delle libertà civili. In questo modo l’Europa non solo rigetta l’Welfare State ma fa propria la concezione thatcheriana per la quale ‘la società non esiste’. Una piccola annotazione: il capitalismo autoritario della Thatcher era stato approvato dai cittadini con un’elezione democratica, invece l’Ue prende le sue decisioni senza alcuna legittimità popolare o democratica.

Quando entrava alle riunioni dell’Unione europea, la Thatchet aveva l’abitudine di guardare fisso negli occhi i suoi colleghi europei e dire ad alta voce: “Voglio indietro il nostro denaro!”. Bene, oggi questa ideologia sarebbe di ritorno, con la differenza che sono le banche a imporre le loro esigenze.

E’ in questo contesto, gravido di rischi per la tenuta democratica dei paesi europei, e non solo economico-finanziaria, che cala la Grande Sfida Culturale del summit di Parigi tra il Psf, la Spd e il Pd detta ‘Rinascita per l’Europa’.

Quali sono i valori-base della nuova socialdemocrazia? Perché i socialdemocratici devono iniziare il loro processo di rinnovamento dai valori di base che sono il punto di partenza. Certo, l’avversario, come ha detto Hollande, è la Finanza, per cui vanno trovate le migliori e più efficaci misure per una severa regolamentazione: un ritorno a Bretton Woods? Un aggiornato Glass-Steagal Act? Possono essere certamente le misure tampone ma non ci si può limitare ad esse.

Occorrono idee nuove da mettere in atto nel medio e lungo periodo. Innanzitutto il lavoro: tutti hanno diritto ad un lavoro dignitoso per una vita civile, quindi deve diventare la variabile indipendente a cui tutte le altre devono rapportarsi, non solo il profitto ma anche la produzione e il salario stesso: si può vivere con un’auto o cento euro in meno, ma avendo nelle proprie mani la propria vita, il proprio tempo libero, da impiegare per lo studio, la ricerca, le relazioni sociali. Poi lo sviluppo e la crescita sostenibili: cioè un’economia più attenta ai bisogni ‘materiali’, ma soprattutto ‘non materiali’ delle persone.

Perché non si tratta tanto di vivere bene, ma diversamente. Non di avere più beni voluttuari, ‘a forte profitto’, da consumare magari in fretta per essere sostituiti da altri già pubblicizzati qualche settimana prima, ma di beni essenziali, ‘a forte utilità sociale’ come scuole, università, ospedali, centri di ricerca, durevoli e non deperibili, come ad esempio la Cultura.

Un vero ‘riformismo’, quello che un tempo portava con se l’aggettivo ‘rivoluzionario’, chiede una scelta precisa e chiara: ossia l’incompatibilità del socialismo, della socialdemocrazia, con il neocapitalismo finanziario e il neoliberismo, che regolano tutto in termini di denaro, guadagno facile, consumismo sfrenato e di un individualismo esasperato, con la promessa di una realizzazione personale totalmente sganciata dalla società, dal vivere e stare nella società, mentre va data a tutti la possibilità di una realizzazione personale funzionale e nell’interesse della società, cioè degli altri.

Insomma, progettare una società non più povera, ma ‘una società più ricca perché diversamente ricca’, più allegra dell’attuale, perché le persone sanno apprezzare – e godersi - la vita. Uguaglianza e libertà in tal modo possono camminare assieme, senza che l’una sia l’eliminazione dell’altra.

Un’Utopia? Chissà! Non sarebbe male intanto se il regista ‘documentarian’ dopo ‘Il Caimano’ e in attesa di una condanna giudiziaria del suo protagonista, provasse a immaginare il nuovo soggetto di ‘una società più ricca perché diversamente ricca’, tratta dal quel profondo e vasto ‘patrimonio di idee’ di Riccardo Lombardi. Di cui c’è traccia in due libri usciti di recente e relativi alla devastante crisi finanziaria: ‘La trappola. Radici storiche e culturali della crisi economica’ di Andrea Ventura (Edizioni L’Asino d’oro) e ‘Dov’è la sinistra? Riflessioni e analisi sulla crisi profonda del capitalismo’, di Francesco Bochicchio (Biblion Edizioni).

In fondo l’Utopia serviva a Lombardi per poter leggere la realtà e progettare su di essa. Questo potrebbe essere, anzi è, un film per tutti gli esseri umani perché tutti siamo ‘uguali’ alla nascita, ma poi diventiamo ‘diversi’ per identità e formazione, per le proprie realizzazioni. ‘Uguali ma diversi’: uomini e donne uguali ma diversi al tempo stesso. Riconoscere ‘il diverso’ da se, ma uguale, per l’uomo la donna e per la donna l’uomo, è la fine di ogni razzismo e discriminazione razziale.

(le foto dall’alto in basso Francois Hollande, Il manifesto di The Iron Lady, Jaques Delors e Nanni Moretti dal film Aprile)

Carlo Patrignani


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