Altritaliani

A Lucio, dopo un po’…

lunedì 12 marzo 2012 di Armando Lostaglio

Dorme sulla collina Lucio, dopo i clamori e le canzoni ad ogni ora per ricordarlo, dopo le polemiche e le dissertazioni moralistiche. Ora si può meglio rievocarlo Lucio Dalla, eroe di semplicità e di coraggio, quel cantore di sentimenti lontano dai luoghi comuni. Ora che è davvero come “le rondini”, saprà (come cantava) “…da dove viene ogni tanto questo strano dolore / Vorrei capire insomma che cos’è l’amore / Dov’è che si prende, dov’è che si dà”.

Ma forse già conosceva i meandri dell’amore, lungi da compromessi e ipocrisie. Lungi da quel bigottismo (di sinistra?) della Lucia Annunziata che, nel suo programma, in diretta con i funerali di domenica scorsa, ha avuto la sfrontatezza e la baldanza di intervistare due giovani omosessuali, chiedendo loro persino (in maniera a dir poco ridicola) quanti fossero gli omosessuali non dichiarati nel proprio ambiente di lavoro. Una padrona del video che involontariamente sa essere ad un tempo comica e impudica, con la mania di superare l’asticella della sfida, sempre e comunque.

Non ha provato alcuna vergogna ad “interpretare” quel funerale nella provocazione più acuta. Anche altri hanno scritto di omosesssualità magari solo perché a Lucio fosse stata concessa la chiesa maggiore della sua città, con tanto di omelie e ricordi da parte del suo compagno in lacrime. Nessuna pietà da parte della ennesima padrona della Rai, dunque, che da bigotta mette in luce la omosessualità (peraltro dignitosa) di Dalla, nel momento più infelice. La stessa Annunziata che qualche anno fa, sempre nel suo inossidabile programma (in mezz’ora) fece fare un figurone persino al premier Berlusconi che andò via dalla trasmissione perché non se ne poteva più (come per gran parte dei telespettatori) della sua arroganza. La stessa Annunziata che ha trattato il funerale di Dalla “insensibile alla bellezza, indifferente al dolore”.

E intanto continuiamo a sorbirci questi nuovi “padroni” dell’etere, che entrano pure nella parte dei disincantati, degli anticonformisti “fuori dal gioco”, inconsapevoli che fra lei e un Vespa e un Fede la differenza può essere minimale, ma nella comicità involontaria sono sul medesimo piano. Insensibili alla bellezza (come di una poesia dalla voce di Dalla), indifferenti al dolore, in nome degli ascolti, a chi la spara più grossa.

Alla Annunziata consiglieremmo due film: uno interpretato da un allora sconosciuto Lucio Dalla in una storia drammatica, che tratta sullo sfondo di omosessualità (al femminile) quando siamo solo nel 1967: “I sovversivi”, primo film dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, trionfatori a Berlino poche settimane fa. In quel capolavoro, insieme a Giulio Brogi, recita pure la moglie-musa del poeta Quasimodo, Maria Cumani. Film sostanziali nella storia del Cinema, come rimarrà un altro gioiello, passato in concorso a Venezia tre stagioni fa: “A single man”, che segna l’esordio alla regia dello stilista Tom Ford. Un portento di dolcezza pur trattando un tema segnato da una tragedia. Protagonista un maestoso Colin Firth, premiato quale miglior attore di quella Mostra.

Alla Annunziata, come a Fede o a Vespa, e tante aride figure di dannoso potere mediatico, mancano quelle sequenze, quei momenti di bellezza. E dei versi infiniti come quelli di Lucio:

“…E con la polvere dei sogni volare e volare / Al fresco delle stelle, anche più in là…”

Armando Lostaglio



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